Foibe usate come discariche: immondizia tra i resti umani
di Paolo Mosanghini
L'immondizia sul fondo di una foiba carsica
UDINE. Foibe come discariche. Carcasse di
automobili, di motorini, ma anche frigoriferi, scarti di olii,
materassi, quintali di rifiuti gettati nelle cavità carsiche, in
alcuni casi anche in mezzo a ossa umane. Alcuni speleologi se ne
sono accorti e l’hanno segnalato ai politici. E il centrista
Edoardo Sasco ne ha fatto oggetto di un’interrogazione in consiglio
regionale.
Il caso era stato denunciato già qualche mese fa, quando nel solo “
Abisso Plutone” (una grotta vicino al cimitero di Basovizza)
vennero trovate tre auto, quindici motorini, trentadue metri cubi
di immondizie, e pure ossa umane.
Furono gli speleologi a organizzare la pulizia della cavità, ma il
fenomeno è diffuso anche in altri punti del Carso triestino.
«Buttano dentro di tutto e il fatto che a Trieste non ci siano
discariche fa sì che ci siano persone irresponsabili che
approfittano per gettare le immondizie nelle foibe», segnala
Sasco.
Per il capogruppo dell’Udc in consiglio regionale «è vergognoso che
le cavità carsiche dove hanno trovato la morte migliaia di persone
al termine della seconda guerra mondiale siano state trasformate in
discariche abusive di tipo inquinante».
Sasco ha ricevuto la segnalazione che ampie zone del Carso
triestino, goriziano e sloveno sono diventate nel corso degli anni
«degli immondezzai che il più delle volte interessano non solo la
superficie ma soprattutto le cavità interrate del Carso, dove
furono soppressi migliaia di individui, italiani e non, dalle
truppe partigiane di Tito».
Un tema che è sostenuto da un’interrogazione che domani sarà in
discussione in consiglio regionale. «A questo punto voglio capire
chiaramente qual è l’entità di questo fenomeno, chiedo sia fatto un
serio monitoraggio coinvolgendo le guardie forestali della
Regione», sono ancora le parole di Sasco.
L’esponente centrista segnala pertanto al presidente della Regione
e all’assessore all’ambiente Elio De Anna che «la circostanza,
oltre a costituire una vera minaccia ambientale in un territorio
particolarmente delicato, quale è il Carso, dove gli inquinanti
finiscono nelle acque sotterranee e quindi nel mare,
rappresenterebbe una gravissima offesa nei confronti della memoria
per le vittime delle foibe e per i loro familiari».
Il consigliere regionale chiede pure i pareri del Corpo forestale
dello stato e delle amministrazioni provinciali di Trieste e di
Gorizia e quali iniziative la Regione intenda intraprendere per
tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini e riconoscere i
doveri civili di rispetto e riconoscenza intramontabili nei
confronti delle vittime delle foibe.
Sasco conclude con due proposte: «Per prima cosa dovrebbero essere
finanziati gli interventi per pulire le foibe colme di rifiuti, poi
dovremmo intervenire con una legge che definisca pene esemplari per
chi si comporta in modo così incivile».
(02 marzo 2010)