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lunedì 06.09.2010 ore 10.42
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Foibe usate come discariche: immondizia tra i resti umani

di Paolo Mosanghini
Limmondizia sul fondo di una foiba carsica
L'immondizia sul fondo di una foiba carsica
UDINE. Foibe come discariche. Carcasse di automobili, di motorini, ma anche frigoriferi, scarti di olii, materassi, quintali di rifiuti gettati nelle cavità carsiche, in alcuni casi anche in mezzo a ossa umane. Alcuni speleologi se ne sono accorti e l’hanno segnalato ai politici. E il centrista Edoardo Sasco ne ha fatto oggetto di un’interrogazione in consiglio regionale.

Il caso era stato denunciato già qualche mese fa, quando nel solo “ Abisso Plutone” (una grotta vicino al cimitero di Basovizza) vennero trovate tre auto, quindici motorini, trentadue metri cubi di immondizie, e pure ossa umane.

Furono gli speleologi a organizzare la pulizia della cavità, ma il fenomeno è diffuso anche in altri punti del Carso triestino. «Buttano dentro di tutto e il fatto che a Trieste non ci siano discariche fa sì che ci siano persone irresponsabili che approfittano per gettare le immondizie nelle foibe», segnala Sasco.
Per il capogruppo dell’Udc in consiglio regionale «è vergognoso che le cavità carsiche dove hanno trovato la morte migliaia di persone al termine della seconda guerra mondiale siano state trasformate in discariche abusive di tipo inquinante».

Sasco ha ricevuto la segnalazione che ampie zone del Carso triestino, goriziano e sloveno sono diventate nel corso degli anni «degli immondezzai che il più delle volte interessano non solo la superficie ma soprattutto le cavità interrate del Carso, dove furono soppressi migliaia di individui, italiani e non, dalle truppe partigiane di Tito».

Un tema che è sostenuto da un’interrogazione che domani sarà in discussione in consiglio regionale. «A questo punto voglio capire chiaramente qual è l’entità di questo fenomeno, chiedo sia fatto un serio monitoraggio coinvolgendo le guardie forestali della Regione», sono ancora le parole di Sasco.


L’esponente centrista segnala pertanto al presidente della Regione e all’assessore all’ambiente Elio De Anna che «la circostanza, oltre a costituire una vera minaccia ambientale in un territorio particolarmente delicato, quale è il Carso, dove gli inquinanti finiscono nelle acque sotterranee e quindi nel mare, rappresenterebbe una gravissima offesa nei confronti della memoria per le vittime delle foibe e per i loro familiari».

Il consigliere regionale chiede pure i pareri del Corpo forestale dello stato e delle amministrazioni provinciali di Trieste e di Gorizia e quali iniziative la Regione intenda intraprendere per tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini e riconoscere i doveri civili di rispetto e riconoscenza intramontabili nei confronti delle vittime delle foibe.

Sasco conclude con due proposte: «Per prima cosa dovrebbero essere finanziati gli interventi per pulire le foibe colme di rifiuti, poi dovremmo intervenire con una legge che definisca pene esemplari per chi si comporta in modo così incivile».
(02 marzo 2010)
 
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