Giro di vite sui servizi sociali agli immigrati nel Fvg: sindaci di centro-sinistra contro la Regione
di Anna Buttazzoni
UDINE. Discriminatoria. Xenofoba. Vergognosa. Sono
alcuni tra gli aggettivi che il centro-sinistra, dal Pd a
Rifondazione passando per Italia dei Valori, utilizza per bocciare
la norma che prevede l’accesso ad alcuni servizi sociali solo ai
cittadini comunitari residenti in regione da almeno 36 mesi. Una
norma che il Comune di Udine, affiancato da Codroipo e Cervignano,
non rispetterà, pronto a denunciare al Governo l’incostituzionalità
della legge voluta dal centro-destra.
Il requisito è stato deciso a inizio dicembre, su proposta della
Lega che, con un blitz in commissione, ha elaborato un emendamento
alla Finanziaria 2010 per alcuni sostegni. Come l’accesso ai
contributi distribuiti attraverso il Fondo povertà, che per il 2010
ammonta a 10,5 milioni. Ma ora il “muro” dei 36 mesi dev’essere
superato anche per poter ricevere aiuti come quelli in difesa delle
donne in difficoltà, per il sostegno delle responsabilità
familiari, come percorsi di formazione per i genitori e per le
relazioni genitori-figli, e per la valorizzazione del ruolo delle
persone anziane.
Inaccettabile per il centro-sinistra, a detta dei rappresentanti
che ieri si sono ritrovati a palazzo D’Aronco, sede del Comune di
Udine, per chiedere la modifica della norma, voluta sì dalla Lega,
ma appoggiata anche da Pdl, Udc e Gruppo Misto.
«È una norma confusa e fortemente discriminatoria, anche nei
confronti dei cittadini italiani che risiedono in Regione da meno
di tre anni – ha spiegato il sindaco del capoluogo friulano, Furio
Honsell –, perchè limita l’accesso ai servizi sociali anche per chi
è nato in Veneto piuttosto che in Lombardia e non risiede in
regione da più di tre anni». L’amministrazione udinese ha quindi
deciso di passare al contrattacco, perchè non si adeguerà a ciò che
considera vergognoso, bensì ha deciso di approvare una delibera che
consente agli operatori dei servizi sociali di continuare a erogare
servizi quei servizi, con fondi del Comune.
Accanto a Honsell c’erano il consigliere regionale Paolo Menis per
il Pd; Paolo Bassi, segretario regionale di Idv; Kristian Franzil,
segretario regionale di Rifondazione comunista; Vittorino Boem,
sindaco di Codroipo e presidente della conferenza permanente dei
sindaci sulla sanità; Pietro Paviotti, sindaco di Cervignano;
Giovanni Zanolin, assessore del Comune di Pordenone. Tutti pronti a
ripete l’iniquità della norma.
«Abbiamo deciso di portare avanti questa battaglia per tutti i
sindaci – ha detto Menis – perchè non è una questione di colore tra
centro-destra e centro-sinistra, ma un problema serio per ogni
cittadino. Con questa norma i sindaci vengono espropriati delle
loro funzioni e dei loro doveri e quindi è una battaglia di
civiltà». Franzil usa parole dure, definendo la legge «tra le più
discriminatorie e razziste in Italia».
E mentre Boem ha evidenziato i problemi istituzionali, morali e
politici, «perchè la legge è il risultato di un compromesso per
tenere unita la maggioranza», ha detto, Honsell ha ribadito che la
modifica della Regione contraddice norme nazionali e dell’Unione
europea. «Ha degli elementi di incostituzionalità che
approfondiremo con i mostri avvocati e se servirà – ha concluso
Honsell – scriveremo anche al Governo».
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(05 febbraio 2010)