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lunedì 22.03.2010 ore 15.30
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Giro di vite sui servizi sociali agli immigrati nel Fvg: sindaci di centro-sinistra contro la Regione

di Anna Buttazzoni
UDINE. Discriminatoria. Xenofoba. Vergognosa. Sono alcuni tra gli aggettivi che il centro-sinistra, dal Pd a Rifondazione passando per Italia dei Valori, utilizza per bocciare la norma che prevede l’accesso ad alcuni servizi sociali solo ai cittadini comunitari residenti in regione da almeno 36 mesi. Una norma che il Comune di Udine, affiancato da Codroipo e Cervignano, non rispetterà, pronto a denunciare al Governo l’incostituzionalità della legge voluta dal centro-destra.

Il requisito è stato deciso a inizio dicembre, su proposta della Lega che, con un blitz in commissione, ha elaborato un emendamento alla Finanziaria 2010 per alcuni sostegni. Come l’accesso ai contributi distribuiti attraverso il Fondo povertà, che per il 2010 ammonta a 10,5 milioni. Ma ora il “muro” dei 36 mesi dev’essere superato anche per poter ricevere aiuti come quelli in difesa delle donne in difficoltà, per il sostegno delle responsabilità familiari, come percorsi di formazione per i genitori e per le relazioni genitori-figli, e per la valorizzazione del ruolo delle persone anziane.

Inaccettabile per il centro-sinistra, a detta dei rappresentanti che ieri si sono ritrovati a palazzo D’Aronco, sede del Comune di Udine, per chiedere la modifica della norma, voluta sì dalla Lega, ma appoggiata anche da Pdl, Udc e Gruppo Misto.

«È una norma confusa e fortemente discriminatoria, anche nei confronti dei cittadini italiani che risiedono in Regione da meno di tre anni – ha spiegato il sindaco del capoluogo friulano, Furio Honsell –, perchè limita l’accesso ai servizi sociali anche per chi è nato in Veneto piuttosto che in Lombardia e non risiede in regione da più di tre anni». L’amministrazione udinese ha quindi deciso di passare al contrattacco, perchè non si adeguerà a ciò che considera vergognoso, bensì ha deciso di approvare una delibera che consente agli operatori dei servizi sociali di continuare a erogare servizi quei servizi, con fondi del Comune.


Accanto a Honsell c’erano il consigliere regionale Paolo Menis per il Pd; Paolo Bassi, segretario regionale di Idv; Kristian Franzil, segretario regionale di Rifondazione comunista; Vittorino Boem, sindaco di Codroipo e presidente della conferenza permanente dei sindaci sulla sanità; Pietro Paviotti, sindaco di Cervignano; Giovanni Zanolin, assessore del Comune di Pordenone. Tutti pronti a ripete l’iniquità della norma.

«Abbiamo deciso di portare avanti questa battaglia per tutti i sindaci – ha detto Menis – perchè non è una questione di colore tra centro-destra e centro-sinistra, ma un problema serio per ogni cittadino. Con questa norma i sindaci vengono espropriati delle loro funzioni e dei loro doveri e quindi è una battaglia di civiltà». Franzil usa parole dure, definendo la legge «tra le più discriminatorie e razziste in Italia».

E mentre Boem ha evidenziato i problemi istituzionali, morali e politici, «perchè la legge è il risultato di un compromesso per tenere unita la maggioranza», ha detto, Honsell ha ribadito che la modifica della Regione contraddice norme nazionali e dell’Unione europea. «Ha degli elementi di incostituzionalità che approfondiremo con i mostri avvocati e se servirà – ha concluso Honsell – scriveremo anche al Governo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
(05 febbraio 2010)
 
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