Gli stretti rapporti
tra poesia e heavy metal
MONFALCONE. Spesso nei festival di poesia e di
scrittura ci si dimentica di quella parte di pubblico che invece
dovrebbe ricoprire più importanza perché rappresenta il futuro: gli
studenti, cioè quella parte di società su cui ricadranno e stanno
già ricadendo le scelte politiche e sociali di oggi. La direzione
artistica di
Aboslute (Young) poetry ha
avuto il merito di ricordarselo, inserendo tra le iniziative anche
l’
Abosolute (Young) sKoll formato da tre
incontri in diversi istituti superiori, il primo dei quali ha avuto
luogo al liceo scientifico e classico Michelangelo Buonarroti di
Monfalcone.
Tema dell’incontro
Poesia e musica Heavy
metal in cui una magistrale Chiara Daino poetessa e
attrice, si è confrontata con i ragazzi di alcune classi superiori
sul ruolo della musica (in particolare l’heavy metal) nella
traduzione e poi nella trasmissione del messaggio di quei poeti che
a scuola vengono insegnati e affrontati in modo convenzionale,
senza dare seguito a un “reale spazio di riflessione”. Percorrendo
questa idea, la giovane scrittrice (ventotto anni) ha presentato
una serie di video con oggetto alcune classiche lezioni
universitarie su alcune poesie e canti famosi (dall’Inferno
Dantesco, alle poesie di Baudlaire, da Tasso a Pessoa) per poi
metterli a confronto, attraverso l’ascolto del riadattamento in
musica della stessa poesia, con alcuni video di gruppi della scena
musicale internazionale Heavy metal (Metallica, Sepoltura,
Motorhead), dimostrando come la musica heavy metal riesca molto più
della scuola a trasmettere la cultura e la grandezza dei poeti
studiati.
Secondo la poetessa, infatti, arrivare oggi ai giovani è difficile:
le cause vanno cercate nella presenza di una barriera enorme tra
gli studenti e i professori e nello stesso modo di insegnare da
parte dei docenti che, senza cadere in generalizzazioni,
dimenticano spesso che oltre spiegare la classica interpretazione
di una poesia, dovrebbero riportare anche il potenziale espressivo
delle parole: il suono, le emozioni, i sentimenti, la rabbia e il
contenuto politico. Secondo la Daino, infatti, oggi la maggior
parte dei ragazzi sta perdendo di vista tutto questo, complici in
questo mass media e istituzioni, per rincorrere sogni e interessi
sterili come quello di fare la velina o il calciatore, accettando
tutto ciò che viene proposto senza reagire. «Siete una generazione
che ha avuto tutto il superfluo, ma non il necessario. Vi stanno
lobotomizzando facendovi credere che c’è sempre un lieto fine, che
la massima aspirazione letteraria è Moccia e la musica migliore è
quella Gigi D’alessio, vi stanno facendo violenza, togliendo lo
spazio per rielaborare e reagire», spiega la poetessa. «Invece, la
poesia (da quella contenuta in un libro o a quella racchiusa dentro
una canzone) è dare voce a un sentire forte, è comunicazione di una
rabbia che deve arrivare soprattutto ai giovani, altrimenti perde
di significato, perché la poesia è amore del donare, di arrivare,
di cambiare ciò che c’è di sbagliato nel mondo. La poesia è
politica e una poesia che non è rivolta al sociale è terribile».
A intervenire durante l’incontro anche un coinvolgente Lello Voce,
direttore artistico del festival e docente di lettere: «Io e Chiara
siamo al completo opposto nella preferenza di generi musicali, lei
ascolta e diffonde il metal, io il rap, ma su un fatto fondamentale
siamo sulla stessa lunghezza di pensiero. L’arte è assunzione di
responsabilità civile e politica. La stessa scelta di portare oggi
qui una scrittrice dai colori e toni così forti in un’istituzione
scolastica è rischiare, è fare una precisa scelta politica».
A intervenire anche gli studenti: «Non siamo tutti così, siamo
capaci di riflettere, purtroppo la maggior parte di noi non è
capace o non vuole avere uno spirito critico. Non possiamo essere
tutti perfetti e non possiamo risolvere e cambiare le cose». «Noi
non possiamo cambiare il mondo con un clic, non possiamo fare nulla
direttamente per l’Africa, o per qualsiasi altro problema sociale
di ampia portata - risponde ai ragazzi la scrittrice - ma il
cambiamento avviene nello spazio di un metro quadro, bisogna
migliorare la mattonella, non accettare passivamente le cose.
Bisogna reagire, la reazione è già un fatto politico di per sé. In
questo siete perfetti, anche partendo dall’incontro di oggi, in cui
ci siamo arricchiti a vicenda. È anche con le parole, con la
cultura, e quindi anche con la poesia che si dà uno strumento per
reagire alle persone di fronte alla violenza, soprattutto dei
mass-media, a cui sono sottoposte quotidianamente».
Caterina Zanella
(11 ottobre 2009)