La norma al voto
I giuristi bocciano il welfare Fvg:
tre profili di incostituzionalità
TRIESTE. La riforma del welfare del
centrodestra che il Consiglio regionale vota domani ha numerosi
profili di incostituzionalità, rischia pertanto di essere impugnata
dal Governo e di non essere di fatto attuata. Lo sostengono alcuni
tra i più importanti giuristi degli atenei di Udine e
Trieste.
Sono tre i principi costituzionali che non verrebbero rispettati
dalla legge che la Lega Nord propone per “premiare” i cittadini
residenti in Italia e in Friuli Venezia Giulia da più tempo. In
primis, quello di eguaglianza, sancito dall’articolo 3 della Carta.
In secondo luogo, quello della ragionevolezza della legge,
introdotto dalla Corte in numerose sentenze, e infine la mancata
garanzia dei diritti sociali, che devono essere determinati dallo
Stato e garantiti su tutto il territorio nazionale secondo l’a
rticolo 117.
Oltre a questi rilievi, il quarto possibile rischio riguarda il
principio europeo della libera circolazione delle persone. Il
Consiglio regionale può approvare la legge, ma secondo quanto
spiegato dai giuristi, sarebbe il Governo a bloccare il testo e a
denunciarne l’incostituzionalità. Pratica, questa, che ha visto di
recente stoppate ben quattro norme regionali.
A luglio, lo stop all’anticrisi in materia di lavori pubblici aveva
riacceso il dibattito sulla specialità del Friuli Venezia Giulia:
il Pdl era insorto, sostenendo che «Roma ci fa perdere tempo».
Allora - la questione non è tuttora risolta - i nostri
rappresentanti avevano ricordato la competenza primaria della
Regione nella materia. Ma oggi, spiegano i giuristi, Carta alla
mano, la competenza è quella che riguarda i diritti civili e
sociali, ed è dello Stato.
Se dunque a luglio il rischio «di perdere tempo» andava a sfavore
dei cittadini friulgiuliani, in questo caso sembrerebbe
potenzialmente il Consiglio regionale a far «perdere tempo» alla
Corte costituzionale approvando una legge che rischia lo stop. La
proposta di legge 39 prevede requisiti minimi di residenza in
Italia e in regione per l’accesso ad alcuni servizi sociali.
«A livello costituzionale - spiega Paolo Giangaspero, preside di
Giurisprudenza a Trieste e rappresentante dell’Associazione
costituzionalisti - esiste una competenza statale che tutela una
soglia minima di eguaglianza per i diritti sociali e civili. E’ una
disposizione - continua - che si applica anche alle regioni
speciali».
Leopoldo Coen, che insegna alla facoltà di Giurisprudenza dell’U
niversità di Udine, sottolinea che «il profilo di
incostituzionalità è proprio sulla differenziazione tra cittadini
di regioni diverse. La specialità non giustifica di per sé la
differenza di trattamento, l’eguaglianza sul territorio nazionale è
sancita dalla Costituzione».
«C’è un’esigenza generale - nota Gian Paolo Dolso, udinese che
insegna diritto costituzionale a Trieste - che devono rispettare
anche le leggi regionali, è il principio di eguaglianza». Secondo
Dolso, «l’edilizia residenziale e i servizi per l’infanzia sono
diritti sociali, che vanno garantiti».
Beniamino Pagliaro
(05 ottobre 2009)