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martedì 09.02.2010 ore 19.10
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La norma al voto

I giuristi bocciano il welfare Fvg:
tre profili di incostituzionalità

TRIESTE. La riforma del welfare del centrodestra che il Consiglio regionale vota domani ha numerosi profili di incostituzionalità, rischia pertanto di essere impugnata dal Governo e di non essere di fatto attuata. Lo sostengono alcuni tra i più importanti giuristi degli atenei di Udine e Trieste.

Sono tre i principi costituzionali che non verrebbero rispettati dalla legge che la Lega Nord propone per “premiare” i cittadini residenti in Italia e in Friuli Venezia Giulia da più tempo. In primis, quello di eguaglianza, sancito dall’articolo 3 della Carta. In secondo luogo, quello della ragionevolezza della legge, introdotto dalla Corte in numerose sentenze, e infine la mancata garanzia dei diritti sociali, che devono essere determinati dallo Stato e garantiti su tutto il territorio nazionale secondo l’a rticolo 117.

Oltre a questi rilievi, il quarto possibile rischio riguarda il principio europeo della libera circolazione delle persone. Il Consiglio regionale può approvare la legge, ma secondo quanto spiegato dai giuristi, sarebbe il Governo a bloccare il testo e a denunciarne l’incostituzionalità. Pratica, questa, che ha visto di recente stoppate ben quattro norme regionali.

A luglio, lo stop all’anticrisi in materia di lavori pubblici aveva riacceso il dibattito sulla specialità del Friuli Venezia Giulia: il Pdl era insorto, sostenendo che «Roma ci fa perdere tempo». Allora - la questione non è tuttora risolta - i nostri rappresentanti avevano ricordato la competenza primaria della Regione nella materia. Ma oggi, spiegano i giuristi, Carta alla mano, la competenza è quella che riguarda i diritti civili e sociali, ed è dello Stato.

Se dunque a luglio il rischio «di perdere tempo» andava a sfavore dei cittadini friulgiuliani, in questo caso sembrerebbe potenzialmente il Consiglio regionale a far «perdere tempo» alla Corte costituzionale approvando una legge che rischia lo stop. La proposta di legge 39 prevede requisiti minimi di residenza in Italia e in regione per l’accesso ad alcuni servizi sociali.


«A livello costituzionale - spiega Paolo Giangaspero, preside di Giurisprudenza a Trieste e rappresentante dell’Associazione costituzionalisti - esiste una competenza statale che tutela una soglia minima di eguaglianza per i diritti sociali e civili. E’ una disposizione - continua - che si applica anche alle regioni speciali».

Leopoldo Coen, che insegna alla facoltà di Giurisprudenza dell’U niversità di Udine, sottolinea che «il profilo di incostituzionalità è proprio sulla differenziazione tra cittadini di regioni diverse. La specialità non giustifica di per sé la differenza di trattamento, l’eguaglianza sul territorio nazionale è sancita dalla Costituzione».

«C’è un’esigenza generale - nota Gian Paolo Dolso, udinese che insegna diritto costituzionale a Trieste - che devono rispettare anche le leggi regionali, è il principio di eguaglianza». Secondo Dolso, «l’edilizia residenziale e i servizi per l’infanzia sono diritti sociali, che vanno garantiti».

Beniamino Pagliaro
(05 ottobre 2009)
 
 
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