I periti: «Eluana non si sarebbe mai potuta risvegliare»
Anticipazione dell’Espresso sullo studio disposto dalla Procura di Udine
Eluana non poteva risvegliarsi. Sarebbe rimasta per sempre prigioniera del suo stato vegetativo persistente. È quanto chiarisce la perizia disposta a maggio dalla Procura di Udine per sgombrare ogni dubbio sulla morte della donna il 9 febbraio alla clinica La Quiete, perizia anticipata nel numero dell'Espresso in edicola
Eluana non poteva risvegliarsi. Sarebbe rimasta per sempre
prigioniera del suo stato vegetativo persistente. È quanto
chiarisce la perizia disposta a maggio dalla Procura di Udine per
sgombrare ogni dubbio sulla morte della donna il 9 febbraio alla
clinica La Quiete, perizia anticipata nel numero
dell'
Espresso in edicola oggi. Gli esami
encefalici, scrive il settimanale, parlano chiaro: il cervello di
Eluana era talmente danneggiato dall'incidente stradale del gennaio
1992 che la donna non si sarebbe mai più risvegliata.
Dopo cinque mesi dall'avvio dell’indagine la perizia è pronta e
sarà consegnata in questi giorni al procuratore capo Antonio
Biancardi. «I danni neuropatologici osservati sono morfologicamente
irreversibili», rivela a «L'Espresso» chi quegli esami li ha
condotti e studiati. Eluana era lì, ma non c’era davvero. Non
rispondeva al dolore, non percepiva le presenze attorno. Non aveva
caldo, nè freddo. La situazione del cervello era «coerente con lo
stato vegetativo persistente». Fin dal primo giorno, dal ricovero
in terapia intensiva il 18 gennaio 1992, con la diagnosi di «coma e
paraplegia in trauma cranico midollare».
L’autopsia del cervello di Eluana conferma la diagnosi fatta dal
professor Carlo Alberto Defanti e sconfessa chi ipotizzava un
impossibile risveglio: ora bisogna bloccare il ddl Calabrò, l’a
nalogo del caso Galileo per la pratica clinica. Lo sostiene, in una
nota, il presidente della Consulta Bioetica, Maurizio Mori. «Già lo
sapevamo dai dati clinici, ma alla fine è arrivata anche l’autopsia
del cervello di Eluana a confermare che la donna non avrebbe mai
più potuto risvegliarsi nè provare sensazioni. Ancora una batosta
per quei medici cattolici vitalisti e conservatori che, speculando
su forti emozioni, hanno continuato a far balenare la possibilità
di un miracoloso risveglio e hanno affermato che sarebbe stata
vittima di una terribile e dolorosa agonia. Anche questa polemica
ora è chiusa, e dovrebbe essere motivo di riflessione sull’intera
vicenda - a partire dal «decreto salva Eluana» che imponeva -
aggiunge Mori - l’obbligatorietà dell’idratazione e alimentazione
artificiali per chi versa in stato vegetativo permanente». Si
tratta ora di «riprendere con forza l’opposizione al disegno di
legge Calabrò il cui punto centrale è appunto il divieto di
sospensione della nutrizione artificiale, in violazione del diritto
di autodeterminazione delle persone. Anche la Federazione degli
Ordine dei medici si è pronunciata contro l'attuale ddl approvato
dal Senato e in discussione nelle prossime settimane alla Camera:
per noi quel decreto è liberticida e contrario a una pratica
clinica rispettosa dei diritti umani fondamentali - conclude Mori
-. In questo senso, la sua approvazione è una sconfitta per la
scienza medica».
(13 novembre 2009)