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lunedì 22.03.2010 ore 15.27
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Passa la volontà della Lega

Immigrati: ridotto il welfare
Sì della Regione, il Pd se ne va

di Domenico Pecile

TRIESTE. Disco verde del Consiglio regionale alla legge sul welfare per i non residenti. Prima del voto, il Pd ha issato uno striscione con la scritta «Vergogna», poi ha abbandonato l’aula. Rc aveva presentato 300 emendamenti. La maratona consiliare ha registrato momenti di grande tensione per lo scontro durissimo tra centrodestra e centrosinistra sempre su posizioni contrapposte. Muro contro muro nonostante alcuni limiti di accesso al welfare siano stati rivisti dopo il pressing del centrosinistra (Rc, Sa e Idv hanno votato contro) e dell’Udc. Udc che incassa il limite più basso per l’acceso per il diritto allo studio delle scuole paritarie in particolare.

Il testo prevede anche che per accedere ai contributi per l’a bbattimento delle rette degli asili nido almeno uno dei genitori sia residente da almeno un anno in regione (nel testo originario erano 15). Inoltre, come detto, per l’accesso agli assegni di studio nelle scuole secondarie non statali sono richiesti 5 anni di residenza in Italia di cui uno in Regione. E ancora, per l’accesso al Fondo per l’autonomia possibile è stata introdotta la sola residenza in Regione.

In materia di edilizia residenziale pubblica (convenzionata, agevolata e il sostegno alle locazioni), sono stati previsti 10 anni di residenza in Italia e uno in Regione.Il provvedimento disciplina anche le deroghe, a favore dei corregionali all’estero e del personale appartenente alle forze armate e dell’ordine.

Esulta la Lega. Plaude il Pdl. Sorride a meta l’Udc. Il cui capogruppo, Edoardo Sasco ricorda che la norma era prevista nel programma per «frenare gli eccessi di Illy. Esce dall’aula una norma assolutamente diversa rispetto al testo precedente». Tuttavia, permangono perplessità per quanto riguarda l’articolo 4 che rappresenta «un piccolo neo per le scuole private». Per Massimo Blasoni (Pdl) «l’entità della norma tocca solo la percentuale della spesa sociale complessiva, che comunque non pregiudica l’accesso ai servizi, ma solo ad alcuni benefici. Il diritto alla cura, ad esempio, non viene pregiudicato.


La definisce «la madre di tutte le leggi». E rivendica la paternità per un provvedimento che «ristabilisce le gerarchie all’interno del tessuto sociale del Fvg». Danilo Narduzzi, capogruppo della Lega Nord, incalza: «Con la legge sulla rete di protezione sociale che abbiamo approvato abbiamo acceso un faro, dopo cinque anni di notte fonda in cui il centrosinistra ha legiferato come una mamma degenere, snaturata, che pospone gli interessi dei propri figli a vantaggio di altri. Noi non chiediamo di fare del welfare una riserva di caccia, ma certo poniamo come condizioni il fissare dei cardini affinché i cittadini friulani e giuliani siano i primi a beneficiare delle risorse messe a disposizione: mi riferisco agli alloggi Ater, ai servizi assistenziali, ai contributi per le situazioni di indigenza e a tutti i servizi rivolti a minori e anziani. Questo approccio non è indice di razzismo, ma di buon senso».
(08 ottobre 2009)
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