Passa la volontà della Lega
Immigrati: ridotto il welfare
Sì della Regione, il Pd se ne va
di
Domenico Pecile
TRIESTE. Disco verde del Consiglio
regionale alla legge sul welfare per i non residenti. Prima del
voto, il Pd ha issato uno striscione con la scritta «Vergogna», poi
ha abbandonato l’aula. Rc aveva presentato 300 emendamenti. La
maratona consiliare ha registrato momenti di grande tensione per lo
scontro durissimo tra centrodestra e centrosinistra sempre su
posizioni contrapposte. Muro contro muro nonostante alcuni limiti
di accesso al welfare siano stati rivisti dopo il pressing del
centrosinistra (Rc, Sa e Idv hanno votato contro) e dell’Udc. Udc
che incassa il limite più basso per l’acceso per il diritto allo
studio delle scuole paritarie in particolare.
Il testo prevede anche che per accedere ai contributi per l’a
bbattimento delle rette degli asili nido almeno uno dei genitori
sia residente da almeno un anno in regione (nel testo originario
erano 15). Inoltre, come detto, per l’accesso agli assegni di
studio nelle scuole secondarie non statali sono richiesti 5 anni di
residenza in Italia di cui uno in Regione. E ancora, per l’accesso
al Fondo per l’autonomia possibile è stata introdotta la sola
residenza in Regione.
In materia di edilizia residenziale pubblica (convenzionata,
agevolata e il sostegno alle locazioni), sono stati previsti 10
anni di residenza in Italia e uno in Regione.Il provvedimento
disciplina anche le deroghe, a favore dei corregionali all’estero e
del personale appartenente alle forze armate e dell’ordine.
Esulta la Lega. Plaude il Pdl. Sorride a meta l’Udc. Il cui
capogruppo, Edoardo Sasco ricorda che la norma era prevista nel
programma per «frenare gli eccessi di Illy. Esce dall’aula una
norma assolutamente diversa rispetto al testo precedente».
Tuttavia, permangono perplessità per quanto riguarda l’articolo 4
che rappresenta «un piccolo neo per le scuole private». Per Massimo
Blasoni (Pdl) «l’entità della norma tocca solo la percentuale della
spesa sociale complessiva, che comunque non pregiudica l’accesso ai
servizi, ma solo ad alcuni benefici. Il diritto alla cura, ad
esempio, non viene pregiudicato.
La definisce «la madre di tutte le leggi». E rivendica la paternità
per un provvedimento che «ristabilisce le gerarchie all’interno del
tessuto sociale del Fvg». Danilo Narduzzi, capogruppo della Lega
Nord, incalza: «Con la legge sulla rete di protezione sociale che
abbiamo approvato abbiamo acceso un faro, dopo cinque anni di notte
fonda in cui il centrosinistra ha legiferato come una mamma
degenere, snaturata, che pospone gli interessi dei propri figli a
vantaggio di altri. Noi non chiediamo di fare del welfare una
riserva di caccia, ma certo poniamo come condizioni il fissare dei
cardini affinché i cittadini friulani e giuliani siano i primi a
beneficiare delle risorse messe a disposizione: mi riferisco agli
alloggi Ater, ai servizi assistenziali, ai contributi per le
situazioni di indigenza e a tutti i servizi rivolti a minori e
anziani. Questo approccio non è indice di razzismo, ma di buon
senso».
(08 ottobre 2009)