La crisi dell’artigianato:
chiuse 234 aziende
UDINE. Se l’Albo artigiano è un buon termometro
della crisi, il 2009 è stato un anno di febbre acuta. Le imprese
sono diminuite di 234 unità (il 2009 ha chiuso con 14.967 unità
attive, l’1,5% in meno del 2008). “Occorre tornare indietro di otto
anni – afferma un preoccupato presidente di Confartigianato Udine
Carlo Faleschini, commentando i dati elaborati dall’Ufficio Studi
di Confartigianato - per trovare un dato sotto la soglia delle
15.000 unità”.Non consola affatto la relativa tenuta del comparto
rispetto alla situazione generale delle imprese che risultano
calate dell’1,8%.
Infatti, se si analizzano i dati del dettaglio settoriale, le
preoccupazione sale: le manifatture artigiane, il settore più
importante, perdono da sole 132 posizioni attive, il che
corrisponde ad un calo del 3,1%. A questa flessione contribuiscono
in misura determinante le lavorazioni del legno (-5,4%), la
fabbricazione di mobili e affini (-4,7%), le lavorazioni dei
metalli (-4,6%); a controbilanciare in parte questa ulteriore
contrazione delle produzioni manifatturiere sono soprattutto la
meccanica, cresciuta del 4%, l’alimentare, scalfito solo per lo
0,3%, e la sorprendente espansione dell’abbigliamento, ad un tasso
del 4,6%.
Continua inesorabile lo snellimento del comparto delle costruzioni
che lascia sul campo l’1,3%, corrispondente ad un saldo negativo di
84 unità. Accelera la caduta delle imprese di autotrasporto,
ridotte nel 2009 del 5,2% e del 9,5% nell’ultimo biennio; colpisce
il confronto con il 2000: -28,2%. Si conferma invece, nonostante la
crisi o forse anche grazie ad essa, il procedere della
terziarizzazione del tessuto produttivo, con un’espansione netta
dei servizi e del terziario in genere. Crescono i servizi alla
persona ed alla collettività: dell’1,2% su base annuale e del 3,5%
su base biennale; è un piccolo ‘boom’ quello dell’informatica,
cresciuta in un solo anno al ritmo del 6,5%, molto più che nel
2008; altrettanto accade nei servizi di gestione del ‘verde’,
pubblico o privato, ampliatisi nel 2009 del 5,5% e addirittura del
15,1% rispetto al 2007.
Continuano anche le trasformazioni strutturali che interessano la
forma giuridica attraverso cui gli artigiani conducono le proprie
imprese: le società a responsabilità limitata hanno toccato quota
733, un balzo di 20 punti percentuali in più negli ultimi due anni,
periodo nel quale le società di persone ne hanno persi 7. Le ditte
individuali – e quindi l’attrattività del ‘mettersi in proprio’ nel
più stretto significato dell’espressione – non perde appeal,
restando di gran lunga la forma giuridica più diffusa, con il 74,5%
del totale.
In estrema sintesi - secondo Nicola Serio, responsabile dell’U
fficio Studi di Confartigianato – nonostante tutto “la crisi non
sta bloccando o invertendo le trasformazioni strutturali di fondo
che interessano da anni l’artigianato, come la diffusione di forme
organizzative che permettono di capitalizzare l’azienda, mentre ha
accelerato i fenomeni di crisi e di trasformazione dei settori
produttivi già “sotto attacco” per effetto delle nuove regole
competitive (competenza dei paesi a basso costo della manodopera e
forte sviluppo delle infrastrutture), del progresso tecnologico e
della ristrutturazione organizzativa delle filiere; d’altro canto
sta togliendo un po’ di ossigeno all’espansione dei settori che
hanno un potenziale di sviluppo (alimentare, nautica, edilizia
specializzata).
(07 febbraio 2010)