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sabato 20.03.2010 ore 06.44
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La Lega porta in aula il crocifisso
ma vuole cacciare un presepe nero

di Anna Buttazzoni

TRIESTE. Troppo nero per stare sul banco del presidente del Consiglio Edouard Ballaman. Ma troppo nero, secondo la Lega, anche per restare esposto in Aula. Il presepe peruviano portato in assemblea da Paolo Menis (Pd), non è proprio piaciuto al Carroccio, che ha vissuto il gesto come un attacco alla simbologia religiosa. Ne è nato un parapiglia con consiglieri regionali del Pd e della Lega a contendersi le statuine che per i primi dovevano restare in Aula, per i secondi assolutamente no. Alla fine la scara famiglia peruviana resterà sul banco di Menis, fino all’a pprovazione della Finanziaria 2010.

Tutto ha inizio al mattino quando, visto il debutto in Aula del crocifisso, Menis propone a Ballaman di esporre anche un presepe. «Il presidente del Consiglio era d’accordo – racconta il democratico –, ma quando ho scartato il presepe mi ha fatto notare che era troppo nero per restare sul suo banco, ma ha acconsentito affinchè io potessi appoggiarlo sul mio. E così ho fatto. Senza voler provocare nessuno, solo a dimostrazione che nel mondo esistono varie differenze e che ognuna è degna di spazio».

Apriti cielo. Alla vista delle statuine black, troppo black, il capogruppo della Lega Danilo Narduzzi è partito in difesa dei simboli della tradizione friulana. Che non è quella del Perù. «La sinistra ha scelto la via dello scherno e dell’irrisione per replicare alla campagna di difesa dei simboli cristiani intrapresa dalla Lega Nord», è sbottato Narduzzi.

«Le statuine, più simili a bamboline wodoo – ha proseguito Narduzzi – dileggiano il nostro presepe e simboleggiano l’abiura ormai definitiva della Sinistra nei confronti della cultura occidentale e cristiana. Non si accontentano di un tacito supporto all’Islam e ai profanatori dei nostri simboli, adesso si spingono fino alla derisione delle nostre tradizioni». E ancora. «La Sinistra è rancorosa, alimenta odio e mette alla berlina le radici stesse della nostra società».


Narduzzi, quindi, ha chiesto a Ballaman di far portare via «il simbolo blasfemo», ma ricevuto il no del presidente si è alzato, ha preso le statuine nere e le ha portate fuori dall’Aula. A rincorrerlo sono stati Mauro Travanut (Pd) e Stefano Pustetto (Sinistra l’Arcobaleno). Una scenetta che ha costretto Ballaman a sospendere i lavori per qualche minuto, mentre fuori dall’Aula le statuine peruviane venivano contese e riportate in Consiglio da Pustetto.

A fare da paciere, Ballaman. «Nel rispetto di tutti – dice il presidente del Consiglio – ognuno decide di esporre sul proprio banco ciò che vuole. Narduzzi, invece, ha preso il gesto con sensibilità diversa e anche questo va rispettato».

«La diversità è ricchezza», insiste Menis che racconta di aver acquistato l’oggetto, in più copie, alla Bottega del Mondo, per regalarlo. «Poi mi è venuto in mente di portarlo anche in Consiglio – assicura il democratico –, ma, ripeto, senza alcun intento provocatorio, ma solo per lanciare un messaggio di integrazione».

Ma Narduzzi non vuol sentire ragioni, per lui è un gesto di cattivo gusto, volgare, fuori luogo. E contrario al regolamento dell’Aula. «Perchè – conclude Narduzzi – nessuno di noi può portare ciò che vuole in Consiglio, che è il luogo di tutti».

Finita così? Sembra di sì. Anche perchè Menis ha tutta l’intenzione di tenere il presepe nero sul suo banco, fino alla conclusione dei lavori sulla Finanziaria 2010.
(16 dicembre 2009)
 
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