La Lega porta in aula il crocifisso
ma vuole cacciare un presepe nero
di
Anna Buttazzoni
TRIESTE. Troppo nero per stare sul banco del
presidente del Consiglio Edouard Ballaman. Ma troppo nero, secondo
la Lega, anche per restare esposto in Aula. Il presepe peruviano
portato in assemblea da Paolo Menis (Pd), non è proprio piaciuto al
Carroccio, che ha vissuto il gesto come un attacco alla simbologia
religiosa. Ne è nato un parapiglia con consiglieri regionali del Pd
e della Lega a contendersi le statuine che per i primi dovevano
restare in Aula, per i secondi assolutamente no. Alla fine la scara
famiglia peruviana resterà sul banco di Menis, fino all’a
pprovazione della Finanziaria 2010.
Tutto ha inizio al mattino quando, visto il debutto in Aula del
crocifisso, Menis propone a Ballaman di esporre anche un presepe.
«Il presidente del Consiglio era d’accordo – racconta il
democratico –, ma quando ho scartato il presepe mi ha fatto notare
che era troppo nero per restare sul suo banco, ma ha acconsentito
affinchè io potessi appoggiarlo sul mio. E così ho fatto. Senza
voler provocare nessuno, solo a dimostrazione che nel mondo
esistono varie differenze e che ognuna è degna di spazio».
Apriti cielo. Alla vista delle statuine black, troppo black, il
capogruppo della Lega Danilo Narduzzi è partito in difesa dei
simboli della tradizione friulana. Che non è quella del Perù. «La
sinistra ha scelto la via dello scherno e dell’irrisione per
replicare alla campagna di difesa dei simboli cristiani intrapresa
dalla Lega Nord», è sbottato Narduzzi.
«Le statuine, più simili a bamboline wodoo – ha proseguito Narduzzi
– dileggiano il nostro presepe e simboleggiano l’abiura ormai
definitiva della Sinistra nei confronti della cultura occidentale e
cristiana. Non si accontentano di un tacito supporto all’Islam e ai
profanatori dei nostri simboli, adesso si spingono fino alla
derisione delle nostre tradizioni». E ancora. «La Sinistra è
rancorosa, alimenta odio e mette alla berlina le radici stesse
della nostra società».
Narduzzi, quindi, ha chiesto a Ballaman di far portare via «il
simbolo blasfemo», ma ricevuto il no del presidente si è alzato, ha
preso le statuine nere e le ha portate fuori dall’Aula. A
rincorrerlo sono stati Mauro Travanut (Pd) e Stefano Pustetto
(Sinistra l’Arcobaleno). Una scenetta che ha costretto Ballaman a
sospendere i lavori per qualche minuto, mentre fuori dall’Aula le
statuine peruviane venivano contese e riportate in Consiglio da
Pustetto.
A fare da paciere, Ballaman. «Nel rispetto di tutti – dice il
presidente del Consiglio – ognuno decide di esporre sul proprio
banco ciò che vuole. Narduzzi, invece, ha preso il gesto con
sensibilità diversa e anche questo va rispettato».
«La diversità è ricchezza», insiste Menis che racconta di aver
acquistato l’oggetto, in più copie, alla Bottega del Mondo, per
regalarlo. «Poi mi è venuto in mente di portarlo anche in Consiglio
– assicura il democratico –, ma, ripeto, senza alcun intento
provocatorio, ma solo per lanciare un messaggio di
integrazione».
Ma Narduzzi non vuol sentire ragioni, per lui è un gesto di cattivo
gusto, volgare, fuori luogo. E contrario al regolamento dell’Aula.
«Perchè – conclude Narduzzi – nessuno di noi può portare ciò che
vuole in Consiglio, che è il luogo di tutti».
Finita così? Sembra di sì. Anche perchè Menis ha tutta l’intenzione
di tenere il presepe nero sul suo banco, fino alla conclusione dei
lavori sulla Finanziaria 2010.
(16 dicembre 2009)