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giovedì 29.07.2010 ore 20.27
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Pd, approvato lo statuto “monco”: rinvio per il limite dei mandati

di Anna Buttazzoni
UDINE. Lo statuto del Pd c’è, il limite dei mandati per i consiglieri regionali no. I 160 dirigenti chiamati ieri ad approvare la “costituzione democratica” sono arrivati all’a ssemblea regionale spaccati e nello stesso modo hanno chiuso l’a ssise. Con un risultato, lo stop ai paletti per l’accesso in Regione, che accontenta più il gruppo dei bersaniani e dei regionali, guidati da Gianfranco Moretton, che la segretaria Fvg Debora Serracchiani e la componente di Ignazio Marino.

L’assemblea si consuma in cinque ore di tensioni e bagarre, con le varie componenti divise su tutto, dallo svolgimento dei lavori fino alle scelte che contano. In un clima da stadio, le prime grida scoppiano perchè, prima dell’approvazione dei 74 articoli statutari, non è previsto un dibattito. O meglio, Alessandro Tesini, coordinatore della commissione di sei che ha redatto lo statuto, ne riassume i principi e poi riesce a parlare Vincenzo Martines, componente Bersani, per assicurare il voto del gruppo al documento elaborato dalla commissione, compreso l’articolo 45, quello che introduce il limite di tre mandati, retroattivi. E mentre il consigliere regionale Franco Brussa, tra le proteste, guadagna il palco per dire che no, non voterà lo statuto vista l’a ssenza di dibattito, a Flavio Pertoldi viene negato d’i ntervenire.

Così comincia l’approvazione, articolo per articolo. Il primo scoglio è la composizione dell’assemblea regionale, perchè il nuovo sistema, come spiega il consigliere Fvg Franco Iacop, mette su piani diversi eletti e iscritti. Il presidente della Regione, qualora fosse del Pd, con il nuovo statuto non potrà farvi parte e stessa cosa accadrà per i sindaci o i presidenti di Provincia.

Ma da poco è scoccato mezzogiorno quando un giovane democratico si volta e a un collega di partito dice: «Qui si fa la storia». “O non si fa”, proseguirebbe a cantare Vasco Rossi. E il Pd non la fa, scegliendo di non scegliere. Non ancora. Il momento è quello dell’a rticolo 45 e Serracchiani parla. «Ringrazio la commissione per il grande lavoro di sintesi. La mia linea è sempre stata quella di un limite di mandati per i regionali e fino all’ultimo – dice la segretaria Fvg – ho cercato di mettere tutti d’accordo. Nè la componente Bersani nè quella Marino hanno fatto fallire la sintesi dei tre mandati: il problema è sorto all’interno della mia maggioranza e quindi non voterò a favore dei tre mandati».


È qui che la sala si trasforma in spalto. Pertoldi, a nome dei regionali, giura che loro avrebbero votato per i tre mandati retroattivi. Martines e i suoi gridano al tradimento, proponendo due mandati retroattivi. La componente Marino sorride, perchè c’è un altro accordo, quello stretto con Serracchiani, per far passare la proposta “mariniana” di due mandati con deroga illimitata.

Il sindaco di Pordenone, Sergio Bolzonello, sbotta, chiede silenzio, lo ottiene. Viene illustrato l’emendamento “due mandati con deroga illimitata” e quell’emendamento, complice anche la fazione triestina dei bersaniani guidata da Roberto Cosolini, passa: 75 sì e 61 no. Tarcisio Barbo, presidente dell’assemblea, non contiene l’esuberanza democratica. Moretton non interviene mai, ma gongola.

Perchè la maggioranza composta da Serracchiani, componente Marino e un pezzo dei bersaniani ha 75 voti e per approvare lo statuto ne servono 81. Anche la segretaria Fvg lo sa e allora, su suggerimento del consigliere regionale Franco Codega, propone l’approvazione dello statuto, ma eliminando l’articolo 45. L’assemblea dice sì e a quel punto tutto è mescolato, ognuno vota lo statuto per conto proprio e lo statuto viene approvato, con 86 sì.

«Sono molto soddisfatta – afferma Serracchiani – volevo lo statuto e quello c’è. Il rinvio sul limite dei mandati ci consente di approfondire la questione, anche se, ci tengo a dirlo, quel pezzo di regionali che hanno giurato che avrebbero votato per i tre, a me non l’hanno mai detto. Approveremo quelle condizioni con un regolamento elettorale e non abbiamo fretta, si vota nel 2013».
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