Scoperchiati capannoni e case, alberi abbattuti
Tromba d’aria
colpisce Rivignano
L’alta pianura martellata dalla grandine, la Bassa spazzata da una
violenta tromba d’aria che ha colpito in particolare Rivignano:
case scoperchiate e agricoltura in ginocchio sono i risultati dell’o
ndata di maltempo che ha investito ieri in tarda mattinata il
territorio fino a 30 chilometri a sud di Udine. I danni si sono
moltiplicati in quanto la stessa fascia era già stata sferzata da
vento fortissimo e pioggia giusto una settimana fa.
Sopra Rivignano verso le 11.30 di ieri il cielo era completamente
buio: la potente tromba d’aria, avvicinatasi con un boato, ha
toccato tre punti del paese trascinando nel vortice tegole a
centinaia, sradicando alberi e facendo volare lamiere e perfino
lastre di eternit. Il tutto nel giro di una manciata di minuti; chi
era in strada intuendo il pericolo grave si è subito rifugiato all’i
nterno sbarrando porte e finestre.
In via Dante una persona è stata sfiorata da un grosso albero che
dalla casa Giau (ex Pressacco) è caduto sul giardino dalla parte
opposta della strada, abbattendo la recinzione: la donna, una
croata di 60 anni, se l’è cavata fortunatamente con escoriazioni
alle braccia e la perdita degli occhiali. Nella stessa via e
soprattutto in via Umberto I, nel cuore del paese, circa 15 case
hanno subito gravi danni ai tetti; quello dell’osteria da Leo è
stato scoperchiato lasciando un foro per circa 12 metri
quadri.
I vigili del fuoco di Udine, intervenuti con due automezzi, hanno
messo in sicurezza le abitazioni danneggiate, lavorando per tutto
il pomeriggio, coadiuvati dalla polizia municipale, che ha tenuto
bloccato il traffico in centro per alcune ore. La violenza del
tifone è stata tale che i gazebo della trattoria al Morarat, da via
Cividale, sono stati sollevati in aria e trascinati in piazza, a
100 metri di distanza. Danni anche in via Cadorna, e alle sedi
produttive artigianali, soprattutto in via Udine, oltre a quelli
causati alla copertura della tribuna dello stadio. Capannoni
scoperchiati e lastroni infranti nelle strutture, in particolare in
quelle per carpenteria di Armando Paron e Angelo Odorico. Camini e
antenne divelti dalla furia del vento non si contano; alcune zone
del paese sono rimaste prive di contatto telefonico.
Poco più tardi, il comune di Pozzuolo e quello di Pradamano sono
stati l’epicentro della grandinata che per mezz’ora ha
imperversato, dalle 12 alle 13, rendendo impraticabili le strade
(sottopassi tutti allagati a Pradamano con conseguenti
rallentamenti per la circolazione) e desfoliando orti, giardini,
colture. La strada statale 353 da Udine a Terenzano aveva, a quell’o
ra, un aspetto tipicamente invernale: solo le tracce dei pneumatici
lasciavano scoprire l’asfalto tra il ghiaccio ammonticchiato, anche
i campi circostanti erano completamente imbiancati.
Nella zona del Bennet di Pradamano la grandine accumulata per terra
non si era ancora sciolta dopo 6 ore. «C’è stato veramente di tutto
quest’anno, tra pioggia e malattie fungine; mai la grandine ha
colpito così intensamente e una zona così vasta – dice Giorgio
Grassi, agricoltore di Pozzuolo, ricordando il 2003 -; la soia
appena piantata è cancellata, non parliamo di quella da
raccogliere. Un disastro per il mais». Non resta che attivare le
procedure di recupero assicurativo, ma nel comparto è palpabile lo
scoramento. «I danni sulle vigne, ove non coperte dalle reti,
raggiungono l’80 per cento – sono parole di Francesco, imprenditore
agricolo della zona di Pradamano - , sui frutteti il 100 per cento;
anche chi ha colture orticole non ha salvato niente». A Lumignacco,
Pavia di Udine, Campoformido, Terenzano e Pradamano in mezz’ora è
venuto giù l’inferno, davvero ci sono gli estremi per dichiarare lo
stato di calamità naturale.
Paola Beltrame
(15 luglio 2008)