In migliaia alla manifestazione
Welfare, protesta della piazza
contro la legge razzista
TRIESTE. «Noi amiamo questa terra». Ndamnsah
Blaise, extracomunitario friulano, che arriva da lontano ma vive a
Cividale, pronuncia queste parole e si ferma un attimo. Guarda la
piazza, la folla, le bandiere arcobaleno e quelle rosso Cgil, il
palazzo del Consiglio regionale, e continua il suo intervento. È
stato questo il momento forse più intenso della manifestazione che
ieri ha portato a Trieste migliaia di persone a protestare contro
le nuove norme su welfare e immigrati.
Un’iniziativa cui hanno partecipato 5 mila persone, secondo i
sindacati, 3 mila secondo le stime della Questura. Ma la precisione
dei numeri poco importa. Ciò che ieri contava era il corteo,
colorato ed eterogeneo, che ha attraversato le vie del capoluogo
regionale nel primo pomeriggio, causando non pochi problemi al
traffico cittadino e riempiendo un po’ alla volta una delle vie
centrali, via Carducci, di bandiere e fischietti. A Trieste sono
arrivati da tutta la regione, immigrati o cittadini, bianchi o
neri, laici o cattolici, per urlare la loro rabbia, la
frustrazione, nei confronti del provvedimento che differenzia l’a
ccesso ad alcuni servizi del welfare regionale a chi non vive in
Regione o in Italia da un certo numero di anni.
Contro l’ormai nota legge 39, voluta con forza dalla Lega Nord e
approvata dal centro-destra, che ha “coronato” così il percorso
iniziato nel luglio 2008 con l’abbattimento dell’illyano reddito di
cittadinanza, si sono schierati negli scorsi mesi in molti. La
parola più frequente, nei discorsi del comizio finale, e nelle urla
dei manifestanti, è stata «razzisti». Una definizione che poi i
dirigenti del Carroccio hanno invece utilizzato per bollare la
manifestaizone.
L’epiteto, indirizzato alla maggioranza di centro-destra, tutta, e
non solo alla Lega, viene seguito dal più freddo
«incostituzionale». Una possibilità che in molti, compresi giuristi
e costituzionalisti, hanno sostenuto a più riprese. Docenti
universitari e rappresentanti dell’associazione dei
costituzionalisti sostengono che il testo non rispetta tre principi
della Carta: quello di eguaglianza, quello della ragionevolezza
della legge e la mancata garanzia dei diritti sociali. Ma la Cgil,
Cisl e Uil, che hanno organizzato la manifestazione a cui hanno
aderito svariate associazioni (su tutte la Rete dei diritti Fvg)
punta anche sui numeri.
Al di là delle obiezioni giuridiche, i sindacati contestano la
nuova legge anche sotto il profilo economico. «Gli immigrati –
sottolinea il segretario regionale Cgil Franco Belci – producono il
10% del Pil regionale e versano ogni anno 100 milioni di tasse.
Nonostante questo, migliaia di immigrati si vedranno negare servizi
finanziati anche attraverso le loro tasse». Ancora. L’8% della
popolazione, dice Belci, è straniera. Il 17% dei bambini nati in
regione sono stranieri. «Come si fa – si chiede il numero uno della
Cgil – a pensare di non garantirli. Pagano le tasse dal primo
giorno e sono molto più cittadini di quanto non lo siano gli
italianissimi evasori».
Poi sul palco sale anche don Pierluigi Di Piazza, animatore del
centro Balducci di Zugliano. Attacca «chi non ha voluto ascoltare»
le esperienze delle associazioni prima di legiferare. E cita il
poeta friulano Leonardo Zanier, per descrivere il dramma dell’e
migrazione: «libers di scugnî lâ», «liberi di dover partire».
In piazza, mentre in Consiglio continuano i lavori, sono scesi
quasi tutti i consiglieri dell’opposizione, che al momento del voto
era uscita dall’aula. Dalle finestre del palazzo, qualche
consigliere di maggioranza, invece, butta l’occhio. Nella folla, si
nota la presenza massiccia di tanti immigrati, che abbassano un po’
la media dei manifestanti, altrimenti ben oltre i 50.
«La legge 39 – dice dal palco il segretario della Cisl Giovanni
Fania – va a colpire persone che cercano soltanto lavoro e
stabilità. Quello che serve a questa regione non sono le ronde, ma
politiche vere di integrazione». Alla parola «ronde», emblema delle
battaglie leghiste, la piazza esplode in un boato.
«Quella approvata dal Consiglio – evidenzia il segretario regionale
della Uil Luca Visentini – è in palese contrasto con Costituzione,
legislazione nazionale e normative comunitarie. Sono discriminati
non solo gli immigrati regolari, ma anche i cittadini italiani e
comunitari provenienti da altre regioni e altri paesi».
Beniamino Pagliaro
(28 ottobre 2009)