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Cgil all’attacco di Confindustria: «Il decreto Dignità è un buon inizio»

Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio

Il segretario Pezzetta: favorisce la stabilità del lavoro. Dubbi sui voucher e sull’assenza di un piano per le imprese

UDINE. Un semi-assist al Governo gialloverde e un alt a Confindustria. Non ci sta Villiam Pezzetta, segretario generale di Cgil Fvg, al gioco dei numeri sugli effetti «devastanti» che il decreto Dignità, di recente convertito in legge, dovrebbe avere sul mercato del lavoro. «Basta allarmismi – afferma Pezzetta – la crescita o il rallentamento dell’occupazione nei prossimi mesi e nel 2019, in Fvg come a livello nazionale, non dipenderanno dalle novità introdotte dal decreto».

Il Decreto Dignit ...

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UDINE. Un semi-assist al Governo gialloverde e un alt a Confindustria. Non ci sta Villiam Pezzetta, segretario generale di Cgil Fvg, al gioco dei numeri sugli effetti «devastanti» che il decreto Dignità, di recente convertito in legge, dovrebbe avere sul mercato del lavoro. «Basta allarmismi – afferma Pezzetta – la crescita o il rallentamento dell’occupazione nei prossimi mesi e nel 2019, in Fvg come a livello nazionale, non dipenderanno dalle novità introdotte dal decreto».

Il Decreto Dignità

Una norma «timida in materia di durata dei contratti», che segna «un preoccupante ritorno, sia pur parziale, ai voucher», ma che nel suo obiettivo generale - leggi «favorire la stabilità del lavoro» - il segretario si sente di condividere. «Ripeto – dichiara – salvo i voucher si tratta di un timido passo nel verso giusto, ma la norma è monca, priva di un piano di sviluppo e sostegno all’industria e priva della reintroduzione dell’articolo 18». Il leader della Cgil prende quindi le distanze da «chi, come Confindustria, spara a zero sul decreto e parla di migliaia o addirittura decine di migliaia di posti a rischio a livello regionale, dimenticando – sostiene Pezzetta –, che negli ultimi cinque anni, complici leggi come il Jobs act, il peso del lavoro temporaneo e precario è cresciuto in maniera progressiva e macroscopica. Era quindi opportuno e necessario, invertire la tendenza e provare a fermare questa corsa alla precarizzazione che ha nei giovani le prime vittime».

Dati alla mano

Stando ai dati Inps, dal 2014 al primo trimestre 2018, i contratti a tempo indeterminato sono andati calando in Fvg: -37 mila è il saldo tra assunzioni e cessazioni. All’opposto, i contratti a termine hanno messo a segno un saldo positivo di 49 mila unità come pure il lavoro interinale +6.500. Il ritorno sopra quota 500 mila occupati in Fvg realizzato nel 2017 (a 505 mila occupati per la precisione, 10 mila in più rispetto ai minimi storici del biennio 2014-2015), non consola Pezzetta: «Avviene in un contesto più instabile e precario, caratterizzato da un forte calo della componente autonoma e da una crescita del lavoro povero e sottotutelato». Si aggiunga il ritorno sotto quota, certificato dall’Istat, nel primo trimestre di quest’anno quando gli occupati erano 499 mila.

Emergenza 50

Scoppierà l’anno prossimo, ma il segretario l’ha già messa in cima alla sua agenda. Di più, ne ha già discusso con l’assessore Alessia Rosolen. «Nel 2019 scadranno gli ultimi ammortizzatori lunghi, che interessano soprattutto cinquantenni, troppo giovani per andare in pensione, troppo vecchi per essere appetibili sul mercato del lavoro. Parliamo – denuncia Pezzetta – di circa 2.500 persone che dobbiamo cercare di gestire per tempo».

Sicurezza sul lavoro

Altro allarme lanciato da Cgil riguarda il peggioramento delle condizioni di lavoro e l’esplosione dell’emergenza infortuni con 26 morti sul lavoro del 2017 (6 in più rispetto al 2016) e 16 nei primi 6 mesi di quest’anno (14 nello stesso periodo l’anno scorso). Per frenare tale dinamica il sindacato invoca assunzioni mirate da parte delle Aziende sanitarie, così da rinforzare gli organici dei servizi di medicina del lavoro e quindi i controlli, nonché il rafforzamento della formazione in materia di sicurezza. Le richieste alla politica non si fermano qui. Pezzetta rilancia sulle priorità: «Dagli investimenti sul territorio, strutture residenziali e infrastrutture (autostrade comprese), a un nuovo protocollo contro gli appalti al massimo ribasso fino alla riforma sanitaria».