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Box per l’emergenza terremoto, obbligatorio demolirli

ANDREIS. E’ scaduto martedì, il termine per sanare o demolire le irregolarità immobiliari di Andreis legate all’emergenza del terremoto del 1976. A seguito del tragico sisma di 39 anni fa, si rese...

ANDREIS. E’ scaduto martedì, il termine per sanare o demolire le irregolarità immobiliari di Andreis legate all’emergenza del terremoto del 1976.

A seguito del tragico sisma di 39 anni fa, si rese necessario installare lamiere, box e fabbricati temporanei in vari angoli della vallata. Si era trattato di interventi provvisori, imposti dall’urgenza di migliorare la tenuta di edifici pericolanti e di depositare i materiali da costruzione o quelli crollati.

In diversi casi, però, la situazione con ...

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ANDREIS. E’ scaduto martedì, il termine per sanare o demolire le irregolarità immobiliari di Andreis legate all’emergenza del terremoto del 1976.

A seguito del tragico sisma di 39 anni fa, si rese necessario installare lamiere, box e fabbricati temporanei in vari angoli della vallata. Si era trattato di interventi provvisori, imposti dall’urgenza di migliorare la tenuta di edifici pericolanti e di depositare i materiali da costruzione o quelli crollati.

In diversi casi, però, la situazione contingente è diventata definitiva, tanto che un mese fa il sindaco Romero Alzetta ha detto basta e ha invitato i cittadini interessati a questi “strascichi” a recarsi in municipio. Esistono infatti episodi sanabili e altri che invece richiedono l’abbattimento delle strutture non a norma.

Ieri scadeva il termine per regolarizzare o demolire quanto realizzato nel 1976. Ora l’ufficio tecnico girerà per il capoluogo e le frazioni a controllare lo stato dei luoghi: chi non avrà adempiuto si vedrà notificare una diffida a ripristinare i siti. Ovvero, a rimuovere baracche e box non più soggetti a condono, bonificando i terreni da eventuali agenti inquinanti (spesso, per la costruzione di questi depositi temporanei si utilizzavano anche pannelli in eternit).

Se nemmeno con l’aut aut del Comune i cittadini provvederanno alla cura delle rispettive proprietà, l’ente locale passerà alle vie di fatto. Significa che il Municipio incaricherà delle ditte a eseguire coattivamente i lavori, salvo poi imputare le spese al titolare dell’immobile.

Il giro di vite è stato decretato anche per una questione di decoro architettonico e urbanistico, visto che nelle piccole realtà turistiche della montagna pordenonese sono numerosi i casi di strutture fatiscenti o pericolanti. (f.fi.)

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