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Alla scoperta dei segreti della cipolla rossa di Cavasso

Visita guidata gratuita sabato 11 novembre. Pullman dalla redazione di Pordenone, in via Molinari 41. Dal presidio Slowfood al museo dell’emigrazione. Ecco come partecipare

Un prodotto unico del territorio friulano che rischiava di andare perduto, recuperato grazie alla passione e all’impegno di alcuni agricoltori locali, tanto da meritare la tutela come presidio Slow food.

È la cipolla rossa di Cavasso Nuovo, che potrà essere scoperta dai lettori del Messaggero Veneto grazie a una visita guidata gratuita riservata a loro sabato 11 novembre.

Basta essere iscritti, con una procedura semplice e gratuita, alla community “Noi Messaggero Veneto” e prenotare uno degli ...

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Un prodotto unico del territorio friulano che rischiava di andare perduto, recuperato grazie alla passione e all’impegno di alcuni agricoltori locali, tanto da meritare la tutela come presidio Slow food.

È la cipolla rossa di Cavasso Nuovo, che potrà essere scoperta dai lettori del Messaggero Veneto grazie a una visita guidata gratuita riservata a loro sabato 11 novembre.

Basta essere iscritti, con una procedura semplice e gratuita, alla community “Noi Messaggero Veneto” e prenotare uno degli ultimi posti disponibili (qui tutte le informazioni )

La dolcezza. Caratteristica principale della cipolla rossa è la sua dolcezza. «Ha un sapore delicato – ha spiegato Silvano Carpenedo, presidente dell’Associazione dei produttori di questo ortaggio – che la fa piacere già quando la si gusta da sola».

La storia. A memoria d’uomo questa varietà si è coltivata solamente in questo paese della Pedemontana. «Anche gli abitanti di Cavasso Nuovo più anziani – prosegue Carpenedo – si ricordano di averla sempre vista. Era un elemento fondamentale dell’economia famigliare contadina, visto che le donne la barattavano con altri prodotti». Le venditrici ambulanti, a piedi o in bicicletta, coprivano un’area che arrivava fino alla Bassa pordenonese, la riva sinistra del Tagliamento a Dignano e a nord giungevano fino a Claut.

Il recupero. Ma la storia della cipolla rossa rischiava di finire. Prima il terremoto del 1976 che colpì duramente Cavasso Nuovo, poi il richiamo del lavoro in fabbrica videro gli abitanti abbandonarne la coltivazione. «Era praticamente scomparsa – aggiunge il presidente dei coltivatori –: rimaneva solamente negli orti di un paio di famiglie. Da qui siamo ripartiti e oggi siamo già in 14 produttori che s’impegnano per la sua salvaguardia».

La tutela. In questi ultimi anni è arrivato il riconoscimento nazionale tramite la citata Slow food, che l’ha proclamata presidio (così vengono chiamati i prodotti tipici da preservare) insieme alla “cugina” rosa della vicina Val Cosa. Inoltre è arrivata anche la tutela dell’Ersa, l’agenzia per lo sviluppo rurale del Friuli Venezia Giulia: entrambe le organizzazioni, insieme a PromoTurismoFvg, sono partner del Messaggero Veneto nell’organizzazione della giornata di scoperta della cipolla.

Il programma. La partecipazione è gratuita. Iscrivendosi alla community di Noi Messaggero Veneto i partecipanti riceveranno il tagliando da stampare e consegnare sabato 11 novembre alle 9 davanti alla redazione di Pordenone del nostro quotidiano in via Molinari 41. Gratuitamente i partecipanti saranno trasportati con un bus fornito da Ersa a Cavasso Nuovo. Qui insieme si svolgerà una camminata negli orti (consigliate calzature comode) alla scoperta di come nasce il bulbo.

La treccia. Il programma della mattinata proseguirà poi con un laboratorio esperienziale. «Nella sede della nostra associazione al Palazat, sede municipale – spiega Carpenedo – spiegheremo e faremo provare a chi lo vorrà la realizzazione della famosa treccia di cipolle, la quale permette sia una corretta conservazione che il trasporto». Si potrà in contemporanea visitare, nello stesso Palazat, il museo dell’emigrazione.

Il pranzo. La giornata come detto è gratuita. Chi lo desidera, però, può prenotare il suo pranzo a base di cipolla rossa scrivendo ad eventi@messaggeroveneto. it Al costo di 20 euro si potrà così pranzare all’Euro Hotel di Maniago, dove ci sposterà con il bus e dove, per chi non vuole stare in ristorante, sarà messa a disposizione uno spazio per consumare il proprio pranzo al sacco. Partenza verso Pordenone attorno alle 15.

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