Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Il cliente innamorato: «Così ho aiutato quella ragazza a uscire dall’inferno della prostituzione»

Pordenone, le parole dell'uomo che per salvare la sua “preferita” ha denunciato tutto alla polizia consentendole di scappare. Il giudice: anche violenze fisiche

PORDENONE. «Io le dicevo che se voleva poteva venire via, ma rispondeva che non poteva perché non aveva i documenti e se si fosse allontanata avrebbero chiamato la polizia, l’avrebbero fatta tornare in Thailandia».

E ancora: «Mi diceva che temeva che i suoi carcerieri potessero farle del male e che doveva pagare a questi un debito. Diceva che era stata minacciata, che, se non pagava il debito avrebbero fatto del male alla sua famiglia».

Ecco una parte della testimonianza del cliente inn ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter

PORDENONE. «Io le dicevo che se voleva poteva venire via, ma rispondeva che non poteva perché non aveva i documenti e se si fosse allontanata avrebbero chiamato la polizia, l’avrebbero fatta tornare in Thailandia».

E ancora: «Mi diceva che temeva che i suoi carcerieri potessero farle del male e che doveva pagare a questi un debito. Diceva che era stata minacciata, che, se non pagava il debito avrebbero fatto del male alla sua famiglia».

Ecco una parte della testimonianza del cliente innamorato che per salvare una ragazza, finita nel giro di prostituzione smantellato poi dalla polizia di Stato di Pordenone, aveva denunciato tutto: le aveva consentito così di scappare e di rivolgersi a sua volta alle forze dell’ordine.

La ragazza thailandese (transessuale) si era confidata con lui, raccontando le sue paure, descrivendo i maltrattamenti. L’aveva conosciuta nell’appartamento dove si prostituiva, in viale Libertà, ed era nato un rapporto di fiducia, un coinvolgimento emotivo: «Io le chiedevo dei documenti e lei mi rispondeva di avere un passaporto che però le aveva preso il “boss in Italia” (Sawadsakon Sritongsuk, ndr).

Tutti i soldi che incassa li consegna al “boss in Italia” il quale li divide a metà con il “boss in Thailandia”. Sul polpaccio sinistro aveva una vistosa cicatrice da ustione». Cicatrice che secondo la ragazza sarebbe stata il risultato di violenze subite: bruciature perché si era rifiutata di avere rapporti non protetti.

Intanto è fissato per il 30 agosto l’interrogatorio di garanzia per i 7 indagati sottoposti a obbligo di dimora. Le accuse: favoreggiamento dell’ingresso clandestino, direzione e amministrazione di case di prostituzione, induzione, sfruttamento e favoreggiamento.

Sono Sumalee Sritongsuk e il figlio Sawadsakon Sritongsuk (residenti a Castelnovo), la figlia Pakawan Sritongsuk e il marito di Pakawan, Pietro Lenarduzzi (residenti a Sequals), tutti difesi dall’avvocato Luca Donadon, Tulaporn Kongjareurn, Namngern Muenjong e Papapon Muenjong.

Ancora sotto sequestro i quattro alloggi dove le ragazze thailandesi si prostituivano: a Pordenone in viale della Libertà e via Negri, a Udine in via Ferrari, a Trieste in via Vittoria.

«L’impressione, leggendo gli atti, è che il quadro accusatorio si ridimensionerà – afferma Donadon –. Lo stesso Gip ha ritenuto di applicare una misura cautelare minima, e non è stata riconosciuta l’associazione a delinquere. Anche la stima degli introiti appare eccessiva. Inoltre escludo maltrattamenti».