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Valvasone “capitale” della raccolta delle uova: riforniva le navi a Trieste

I raccoglitori di cinquant’anni fa e i loro figli si sono ritrovati nel borgo castellano. Nei racconti la vita di un tempo, quando il baratto alimentava l’economia locale

VALVASONE ARZENE. Valvasone “capitale” della raccolta delle uova nel Friuli occidentale del secondo dopoguerra. Dalle testimonianze dei protagonisti di allora, radunatisi nel borgo castellano, emerge il ricordo di una pratica in voga sino a circa mezzo secolo fa, ovvero il pagare prodotti d’uso quotidiano con le uova delle proprie galline, che all’epoca ancora ogni famiglia allevava in cortile.

Le uova da Valvasone prendevano la via di Trieste, per essere utilizzate dai pasticceri della città ...

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VALVASONE ARZENE. Valvasone “capitale” della raccolta delle uova nel Friuli occidentale del secondo dopoguerra. Dalle testimonianze dei protagonisti di allora, radunatisi nel borgo castellano, emerge il ricordo di una pratica in voga sino a circa mezzo secolo fa, ovvero il pagare prodotti d’uso quotidiano con le uova delle proprie galline, che all’epoca ancora ogni famiglia allevava in cortile.

Le uova da Valvasone prendevano la via di Trieste, per essere utilizzate dai pasticceri della città e per rifornire le navi destinate al trasporto degli emigranti.

L'incontro

Accolti dal sindaco di Valvasone, Markus Maurmair, alcuni dei raccoglitori di allora e i loro figli si sono ritrovati per ricordare quello che era un sistema molto utilizzato nell’economia locale, dove il denaro contante non era ancora così disponibile nell’Italia che si stava riprendendo dal conflitto e il baratto suppliva alla sua assenza.

Le uova servivano per acquistare olio, zucchero e altri prodotti che l’agricoltura familiare non riusciva a produrre autonomamente. Ma i commercianti cosa se ne facevano di tutte quelle uova?

La raccolta

A svelare il mistero Francesco Orlando, che lo ha raccontato nell’ultimo numero del Barbacian, la rivista di storia locale di Spilimbergo. Stando alle sue ricostruzioni, la famiglia Duilio di Valvasone girava il territorio raccogliendo le uova e pagandole ai negozianti, verso la pianura sino ad Azzano Decimo e Morsano e verso la montagna sino a Meduno e Castelnovo.

Raccolte di anche 50 mila uova alla volta, che venivano successivamente trasportate, via camion, a Trieste alla ditta Alberti, dal nome della famiglia con cui i Duilio erano imparentati.

Nel magazzino della città giuliana (c’era anche il confine di Stato da superare, visto che sino al 1954 esisteva il Territorio libero di Trieste) un gruppo di donne le selezionava, destinandole ai negozi e pasticcerie locali o alle grandi navi che trasportavano gli emigranti verso l’America e l’Australia.

Lavoravano a Trieste anche donne originarie del Friuli, come Lidia De Pellegrin, il cui figlio Eugenio Virginio ha recuperato una foto per il Barbacian del reparto femminile di allora.

I ricordi

Per i Duilio lavoravano Riccardo Cristofori ed Egidio Sbrizzi, i quali, a fine anni Cinquanta, rilevarono l’attività, gestendola sino al 1965. Il figlio del primo, Enzo Cristofori di Rauscedo, dava loro una mano (come si evince in un altra foto d’epoca che ritrae i tre all’opera) e ha ricordato gli avvenimenti di allora sia a Romano sia nell’incontro valvasonese, al quale hanno partecipato Mario Sbrizzi, figlio di Egidio, e Antonio Duilio della citata famiglia, oltre ad altri raccoglitori di allora.

L'incidente

Cristofori ha ricordato un evento che all’epoca, l’aprile del 1961, assurse agli onori delle cronache con articoli sui giornali, i quali titolarono come una “frittata gigantesca” si fosse formata in una strada di Mariano del Friuli, dove il camion proveniente da Valvasone e guidato dal padre con Sbrizzi a bordo aveva avuto un incidente. L’incidente non aveva avuto conseguenze per i due uomini, ma aveva danneggiato il carico: 32 mila uova.