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Pordenone, chiude l'associazione “Scarabeo”: coinvolti 1.500 bambini

Aiutava i genitori che lavorano con l’accoglienza pre e dopo scuola in 60 istituti. La presidente: «Nessuno ha accettato la responsabilità del consiglio direttivo»

PORDENONE. Dopo 21 anni chiude i battenti, lasciando un vuoto nel mondo della scuola e di quelle famiglie che, grazie all’associazione, sono riuscite a conciliare i tempi del lavoro con quelli della cura dei figli.

Ma Scarabeo non è stata solo questo: arrivata a coprire una sessantina di scuole in provincia e ad accudire 1500 tra bambini e ragazzi, è nata «per dare un servizio di qualità prima di tutto ai bambini» racconta la presidente Maria Rosaria Randazzo.

«Mi dispiace concludere questa es ...

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PORDENONE. Dopo 21 anni chiude i battenti, lasciando un vuoto nel mondo della scuola e di quelle famiglie che, grazie all’associazione, sono riuscite a conciliare i tempi del lavoro con quelli della cura dei figli.

Ma Scarabeo non è stata solo questo: arrivata a coprire una sessantina di scuole in provincia e ad accudire 1500 tra bambini e ragazzi, è nata «per dare un servizio di qualità prima di tutto ai bambini» racconta la presidente Maria Rosaria Randazzo.

«Mi dispiace concludere questa esperienza – dice Randazzo –, ma a ottobre compirò 74 anni e non ho trovato nessuno che volesse entrare nel consiglio direttivo dell’associazione. La sensazione è che le persone siano spaventate dalla responsabilità. È un peccato, spero che i dipendenti potranno essere riassorbiti da chi subentrerà in questo lavoro».

Il sodalizio garantiva in particolare il servizio pre e dopo scuola grazie a 90 volontari formati e a una decina di dipendenti «che abbiamo dovuto licenziare».

In alcuni Comuni anche i centri estivi – «lo abbiamo fatto per quattro anni a Roveredo in piano» ripercorre la presidente – e poi corsi di formazione, laboratori espressivi, e il progetto del centro gioco all’ospedale Santa Maria degli Angeli.

Pordenone e l’ambito sud di Azzano Decimo (ora Uti del Sile) sono le aree in cui l’associazione, che ha sede in città, ha operato di più, ma negli anni ha lavorato in molti comuni della provincia.

«Per il prossimo anno avevo ricevuto richieste anche da Comuni del Veneto orientale, ma ho deciso di lasciare. Mi dispiace molto, con un consiglio direttivo sarei andata avanti per il tempo necessario a fare il passaggio di consegne, ma a quanto pare nessuno ha voluto raccogliere questa eredità» chiosa Randazzo.

Scarabeo era nato proprio dall’esperienza della presidente. «Io insegnavo, ma ero un’emigrata in questa regione per cui mi sono dovuta arrangiare a conciliare lavoro e vita famigliare senza alcuna rete di sostegno. Insegnavo a Pravisdomini e vivevo a Pordenone per cui era una lotta contro il tempo per andare a prendere i miei figli a scuola.

All’epoca, poi, non c’era la disoccupazione per cui era impensabile trovare qualcuno che si occupasse dei bambini per un’ora soltanto».

Così è nata Scarabeo: «Quando sono andata in pensione mi sono detta: perché non fare qualcosa per aiutare le famiglie? E da là è partita l’associazione. Un’esperienza che poi è stata seguita da molti altri, più volte siamo stati chiamati a raccontarla. E pensare che quando ho iniziato i Comuni e le scuole erano scettici, dicevano che non avrebbe funzionato».

La risposta, invece, è arrivata eccome, al punto che oggi, con l’annuncio dello stop di Scarabeo, tutti stanno correndo ai ripari per trovare un’alternativa.

«Credo che l’aspetto più innovativo fosse l’orario flessibile offerto alle famiglie, anche se il servizio – ci tiene a dire la presidente – è nato pensando soprattutto ai bambini, per offrire loro uno spazio di gioco, di tempo libero, ma all’interno di un ambiente protetto e che loro conoscono».