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L’addio di Barbaresco, l’ultima “roccaforte” degli artigiani d’un tempo

In vendita l’officina accanto all’ex Birreria. Interessata anche Ascom. Il nipote: «Lo zio è morto qui come voleva, ma ora è tempo di cedere» 

la storia

Martina Milia

Il cartello “vendesi”, sul muro esterno di via Rive Fontane non passa inosservato. Non può, perché per decenni quell’immobile – l’ex casa e bottega artigiana di Luciano Barbaresco – è stato il cuore di una battaglia di Davide contro Golia, del piccolo imprenditore contro lo Stato. Lo Stato che voleva trasformare la sua officina, assieme all’ex Birreria, nella sede della nuova Questura. Ma lui non ha mai ceduto, non ha mai voluto vendere e, in 23 anni, ha affrontato trib ...

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la storia

Martina Milia

Il cartello “vendesi”, sul muro esterno di via Rive Fontane non passa inosservato. Non può, perché per decenni quell’immobile – l’ex casa e bottega artigiana di Luciano Barbaresco – è stato il cuore di una battaglia di Davide contro Golia, del piccolo imprenditore contro lo Stato. Lo Stato che voleva trasformare la sua officina, assieme all’ex Birreria, nella sede della nuova Questura. Ma lui non ha mai ceduto, non ha mai voluto vendere e, in 23 anni, ha affrontato tribunali e battaglie giudiziarie per evitare l’esproprio.

Nel 2009 Barbaresco è morto (aveva 81 anni) e con lui la sua grande maestria. Era un artigiano del legno, forgiato da una passione che aveva ereditato dal padre Angelo e dallo zio Enrico, che erano stati i fondatori della falegnameria nel 1930.

«Mio zio voleva morire qui e ci è riuscito – dice il nipote di Barbaresco, Daniele Villanova –. Gli avevano offerto più volte di cedere l’attività e, da quanto ne so, anche a un prezzo interessante. Ma lui non ha mai voluto rinunciare alla sua casa e soprattutto alla sua officina, i soldi non gli interessavano. Amava moltissimo il suo lavoro e, da quanto dicono gli altri, era anche molto bravo. Non aveva un carattere facile, ma era un uomo di valore».

Quel tempo è finito: «Io vivo a Treviso – racconta il nipote – e nessuno ha proseguito la passione dello zio». I macchinari sono già stati venduti e oggi l’edificio sempre brulicante di lavoro è vuoto. È rimasta solo la vecchia targa dell’officina di famiglia. Per chi è entrato più volte in quel luogo fa senz’altro effetto vederlo così vuoto.

Oggi la Questura c’è e non c’è più l’antico interesse per creare nell’area di via Rive Fontane una cittadella della sicurezza, con la Prefettura e il comando della polizia stradale. Quest’ultimo sarà realizzato all’ex caserma Monti vicino al nuovo comando dei vigili del fuoco, mentre per la Prefettura è stata trovata una buona sistemazione in piazza del Popolo, all’ex Comando Ariete (per la quale lo Stato paga un canone al Comune che è proprietario dell’immobile).

Che accadrà dunque dell’ex Birreria e dell’area dell’officina di Barbaresco? Quali prospettive ci sono? Una strada ci sarebbe già. Proprio ieri l’Ascom ha visitato l’area di Barbaresco. L’associazione dei commercianti avrebbe avanzato una manifestazione di interesse per realizzare nell’area dell’ex Birreria, proprietà del Comune, il nuovo centro servizi dell’associazione. L’officina di Barbaresco potrebbe rientrare in questo piano generale di riqualificazione.

Il piano regolatore generale, approvato due anni fa dal Comune, ha previsto che la ex Birreria possa diventare area di servizi, compresi alberghi e ristoranti e questo apre a nuove possibilità. Anche la realizzazione del centro servizi dell’associazione di categoria potrebbe offrire nuova luce a un brano di città ricco di storia e magari dare nuovo significato anche a quella che è stata una delle poche botteghe artigiane della città. Una bottega che Luciano Barbaresco ha difeso fino alla fine. —

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