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sci di fondo

Di Centa: «Ho ancora voglia di vincere»

Giorgio migliore azzurro in Coppa nonostante una stagione senza acuti

UDINE. Alla fine è risultato, comunque, il migliore azzurro in Coppa del mondo. Al termine di una stagione tutt'altro che esaltante conclusa con il 36º posto nella classifica generale della coppa, che per il secondo anno è stata vinta dal tedesco Tobias Angerer, Giorgio Di Centa è il primo dei nostri. Il che la dice lunga su come sia andato il dopo Olimpiadi per gli italiani che, se si fa eccezione per qualche lampo isolato, segna un passo indietro rispetto al passato. Per lo stesso Di Centa è stata la peggiore stagione da sette inverni a questa parte. Troppa responsabilità per le due medaglie d'oro conquistate a Torino? Forse no, anche se il magico febbraio di un anno fa si è fatto sentire: c'è stata quasi una gara per accappararsi il due volte campione olimpico e ciò ha finito per minare la concentrazione di Giorgio. Un episodio per tutti, quello accaduto a Cogne, a dicembre, quando Di Centa partì con un numero molto basso (10) per poter concludere la gara in tempo e volare a Roma per una premiazione. «Un errore che non ripeterò - dice ora con il senno di poi - anche se non hanno smesso di cercarmi...».

Ma le “distrazioni”, da sole, non spiegano una stagione negativa. Il problema dei materiali ha perseguitato gli azzurri dalla prima all'ultima gara. «Un tempo eravamo all'avanguardia - osserva il carabiniere di Treppo Carnico -, ma oggi le altre squadre ci hanno raggiunto e anche superato, specie in un inverno anomalo come quello che abbiamo appena vissuto. Lo scorso anno faceva freddo e non c'erano problemi, ma con le nevi calde tutto è cambiato». Ad aggravare la situazione hanno influito anche i tagli operati dalla federazione che hanno privato le squadre azzurre di quattro ski men («quelli che sono rimasti hanno dovuto sorbirsi un lavoro quasi doppio...»). Un problema, quello dei materiali, che si riproporrà anche in futuro. «Ci siamo interrogati, atleti e tecnici, per capire dove si è sbagliato e la conclusione è che bisogna investire nella ricerca e nei mezzi per tornare competitivi, anche perchè le condizioni di neve che abbiamo avuto quest'inverno le ritroveremo ancora». Al momento, però, il futuro non è proprio limpido: la Fisi è commissariata e diversi tecnici azzurri sembrano intenzionati a lasciare. Lo stesso Dt azzurro, Marco Albarello, non è sicuro di essere confermato. «Chenetti (l'allenatore della squadra maschile, ndr) dice di aver perduto l'entusiasmo e di voler mollare. E sarebbe una perdita davvero grave: nessuno ha vinto tanto come lui.

Albarello afferma di avere avuto delle assicurazioni, bisognerà vedere. Polvara, il mio ski men, vuole smettere: quest'anno mi ha seguito per darmi una mano, ma ora ha detto basta». Giorgio traccia un quadro non proprio esaltante che lo preoccupa («anche se cerco di vivere tutte queste situazioni in maniera serena»). Lui le motivazioni, a quasi 35 anni, non le ha perdute. «Quando sono rientrato a casa, a mani vuote, dai Mondiali ero molto giù - spiega -, ma la mattina dopo mi sono svegliato e avevo ancora voglia di lavorare. E nelle ultime gare al Nord credo di aver dimostrato che ho ancora voglia di combattere». L'ottavo posto nella 50 km di Falun e il settimo nella pursuit conclusiva di Oslo, in gara sempre con i migliori, sono stati i migliori risultati (insieme al terzo posto nella salita del Cermis) della sua stagione. «La voglia di migliorarmi e di vincere è rimasta intatta - afferma Di Centa -: sono stati gli episodi a rovinare il mio inverno. Se nel Tour de Ski non avessi sbagliato la sciolina compromettendo il risultato finale e fossi salito sul podio, oggi non parleremmo di
fallimento. Vincere quel circuito e due titoli italiani, anche se poi ho toppato il mondiale, avrebbe reso positivo il mio bilancio». Prima di volare definitivamente pagina resta la 50 km tricolore di sabato prossimo a Slingia, dove Giorgio cercherà il tris per portare a 14 i suoi titoli italiani.

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