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ciclismo

Basso: «Salita durissima, ma mi piace»

Test sullo Zoncolan per il vincitore dell'ultima edizione della corsa rosa

OVARO. «È una salita durissima, ma mi piace». Ivan Basso non è uno che spreca le parole, a lui piace parlare con i fatti. Terminata la salita dello Zoncolan scalato dalla parte più carogna, da Ovaro, il varesino della Discovery Channel, la squadra che fu di Armstrong, il giudizio è lapidario. Secco. Come l'ascesa che ha appena terminato, la più dura d'Europa e la peggiore che il vincitore dell'ultimo Giro d'Italia abbia mai affrontato nella sua carriera. Più del Mortirolo. Lo certifica anche Ivan come aveva già fatto “Gibo” Simoni, che quassù era arrivato in una specie di “prima” invernale, a dicembre, qualche giorno prima che la novantesima edizione della corsa rosa fosse presentata ufficialmente a Milano. La neve, a quota 1.750, c'è ancora, ma il sole la sta squagliando rapidamente. Una salita bestiale punteggiata da diciotto gigantografie di grandi campioni del passato, da Bottecchia a Simoni (vincitore dello Zoncolan 2003), altrettante “stazioni” della via crucis che il 30 maggio, tappa numero 17, attenderà i “girini”. «È una salita da scalatore puro e leggero come Simoni e che non si addice molto alle mie caratteristiche» dice Ivan, che ha voluto studiare in sella il “mostro”, come ormai la montagna carnica viene definita.

Quassù era venuto già una prima volta poco prima di Natale ma in quella occasione era salito in macchina. Una prima occhiata per trarre una prima impressione che ieri è stata confermata. «Ci sono pendenze terribili è sicuramente peggio del Mortirolo, è davvero impressionante, ma...». Il varesino sa che su queste rampe dovrà soffrire e che sarà difficile inventarsi qualcosa ma riesce a trovare il lato... buono dello Zoncolan. «Nonostante le pendenze davvero proibitive è una salita regolare, non ci sono sbalzi e variazioni di ritmo, quelli che più mi penalizzano e questo per me può risolversi in un vantaggio». Su questa salita non ci sarà spazio per tattiche particolari è la previsione di Ivan. «Si salirà a dieci-dodici all'ora e a queste velocità non si può scattare e rilanciare l'azione». Sarà importante affrontare la salita nella «maniera più progressiva possibile». E sperare che non arrivi la “cotta” chè altrimenti sarà la fine perchè sullo Zoncolan, il novello calvario rosa voluto da Enzo Cainero, si può perdere il giro.

«Speriamo che non capiti a me...» dice Ivan che ormai ha mandato a memoria la montagna simbolo della corsa, che ieri, per la verità, non ha potuto salire come avrebbe voluto perchè impegnato nelle riprese del filmato che la De Agostini in collaborazione con la Gazzetta dello sport inserirà nella collana delle “Grandi montagne del ciclismo” di prossima pubblicazione. Un'ascesa a... rate con più di uno stop compiuta insieme a Davide Cassani, la voce tecnica del ciclismo Rai, e l'ex professionista della Lpr, Massimo Boglia, più una agguerrita pattuglia della Carnia bike che ha preceduto i tre
“attori”. «Ma l'intensità in questo momento non è importante» assicura Ivan che in Carnia ritornerà ai primi di maggio, poco prima della partenza del Giro d'Italia. Vi tornerà in incognito senza telecamere e senza flash per un'ultima “ripassatina” a quella che considera «una tappa fondamentale».

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