Perde Isla e Di Natale e gli sfugge di mano la partita chiave col Milan, che ribalta il gol di Totò
UDINE. Il colpo di coda del Diavolo è tremendo: spazza via il sogno di un aggancio meritato e rischia di togliere all’Udinese due pedine in un periodo chiave per l’inseguimento alla zona Champions e per le ambizioni in coppa. Perdere con Juventus e Milan ha di fatto sancito l’uscita dalla scena scudetto della banda del Guido e complicato maledettamente i piani di una squadra che adesso è quarta, sorpassata dalla Lazio, con l’Inter e anche la Roma che possono arrivare oggi a un tiro di schioppo.
Una squadra che dovrà leccarsi le ferite, in particolare quelle di due uomini decisivi: Di Natale, toccato duro da Thiago Silva e zoppicante per una botta al piede (non dovrebbe essere nulla di grave, questa speranza e sensazioni), e soprattutto Isla, che è uscito dal campo sull’1-0, in barella, con le mani sulla faccia e un ginocchio (quello destro) che nelle prossime ore sarà al centro delle attenzioni dello staff medico. La prima diagnosi parla di distorsione: quanto abbia “interessato” i legamenti (quelli collaterali, pare) sarà argomento dei prossimi giorni.
Lì è girata la partita, una partita che fino al quarto d’ora della ripresa l’Udinese aveva nettamente dominato e che ha cercato di chiudere anche senza il cileno volante, piazzato alle spalle di Totò, come trequartista “di movimento”, alla Perrotta, come ama dire Guidolin. Una trovata capace di risolvere un vecchio problema, quello del sostituto di Sanchez, mai davvero rimpiazzato, per l’inesperienza di Torje e Fabbrini, per le caratteristiche poco “in sintonia” (con quel ruolo) di Abdi e Floro.
Insomma, in vantaggio per un gol, meritatamente, grazie a una combinazione esemplare tra Totò e Fernandes, l’Udinese dopo un’ora di gioco ha subìto una mazzata tremenda sotto il profilo dell’impatto tattico e psicologico. Senza Isla e con Di Natale costretto a stringere i denti per la botta rimediata a inizio secondo tempo, l’Udinese ci ha provato ugualmente e ha avuto con Armero (spostato a sua volta nella posizione di trequartista con Pasquale a sinistra) la possibilità di chiuderla per due volte. La prima è stata addirittura una colossale occasione da gol: ripartenza bruciante di Totò e assist al bacio a centro area per il colombiano, letteralmente imbambolato e per questo anticipato nel momento del tiro.
Poi il doppio harakiri dell’Udinese che prende un contropiede fatale da un calcio d’angolo a proprio favore e concede il gol della vittoria sbagliando la tattica del fuorigioco in modo a dir poco ingenuo. In tutti e due gli episodi chiave entrano El Shaarawy e Maxi Lopez, che di colpo diventano il baby fenomeno e la mossa decisiva, visto che è subentrato al posto di Nocerino per turare la falla Ibrahimovic, il grande assente in casa rossonera.
In otto minuti l’Udinese perde i tre punti e l’imbattibilità interna dopo 13 partite (due della scorsa stagione). Adesso dovrà riciclarsi rapidamente, ripartire a “bomba” per non perdere altro terreno. Il Guido suggerisce che bisogna recuperare l’impermeabilità difensiva dei primi mesi. Ieri è finita la Coppa d’Africa di Asamoah e Badu (il Ghana è stato sconfitto 2-0 dal Mali nella finale per il terzo posto), Pinzi è sulla strada del recupero: sono particolari da non trascurare.