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Un Giro d’affari da 850 mila euro

Ma il vero guadagno per il Fvg è il ritorno d’immagine

UDINE. Quanto vale il passaggio del Giro d’Italia? Quanto costa alla Regione Friuli Venezia Giulia far correre la maglia rosa sulle nostre strade? Quanto resta nelle casse e quanto potrà entrare? Diciamo subito che il valore del Giro va diviso in due: quello garantito nel lungo periodo e quello nel breve.

Il lungo periodo. Il primo vantaggio, che è poi quello maggiore, è legato all’immagine promozionale del territorio: stiamo parlando di una manifestazione seguita in tutto il mondo da 173 Paesi, con un audience cumulativo, nel 2012, di 775 milioni, numero che l’organizzazione vorrebbe portare, quest’anno, a un miliardo. Le riprese televisive garantiscono un ritorno pubblicitario del territorio decisamente superiore a qualsiasi altro spot: la salita dello Zoncolan non sarebbe mai diventata famosa senza il passaggio del Giro. Una ricerca di Nielsen e Sda Bocconi assicura che nelle 17 regioni interessate dal Giro e nei 500 comuni toccati dalla carovana è prodotto nel breve (tra alberghi, ristoranti, bar, edicole e quant’altro) e nel lungo periodo (visibilità dell’area) un indotto valutabile in 110 milioni. Se a ogni regione spettasse la stessa fetta di torta si potrebbe azzardare, con una semplice divisione, che il passaggio della carovana vale per il Fvg, complessivamente, 6 milioni 470 mila euro. Ma non è così! La Toscana, per esempio, ha un ritorno maggiore rispetto a quello della nostra regione: dipende sia dal numero di strutture ricettive sia da un posizionamento dell’immagine più alto di quello del Fvg. Lo stesso vale nel confronto con altre regioni della penisola. Calcolare, dunque, il valore reale nel lungo periodo per il Friuli Venezia Giulia diventa molto difficile, ma è certo che l’opportunità promozionale offerta da questa manifestazione è elevatissima; un’occasione da non perdere per una regione che da anni lavora molto (e bene visti i risultati) sul riposizionamento d’immagine.

Il breve periodo. Molto più facile è calcolare il giro d’affari prodotto nel breve periodo. Il Giro d’Italia tocca il Friuli Venezia Giulia con due tappe: la prima, domani martedì, da Cordenons all’altopiano del Montasio, la seconda, mercoledì, da Tarvisio (Cave del Predil) a Erto e Casso (in memoria della tragedia del Vajont). La carovana, però, sarà in Friuli Venezia Giulia già oggi, giorno di riposo. I ciclisti sono arrivati dalla toscana. Più o meno 2 mila persone, per tre notti, nella nostra regione: un giro d’affari ottimistico (alcuni alloggiano in Veneto), tra alberghi, ristoranti, bar e negozi vari, di 600 mila euro (secondo l’Istat la spesa media di un turista è di 100 euro-giorno tutto compreso). Numeri importanti per l’economia locale, cui si devono aggiungere quelli degli spettatori ai margini della strada: indicativamete 50 mila per un giro d’affari medio di altri 250 mila. In tutto 850 mila euro. Ma non si tratta di soldi “regalati”. La Regione Fvg, racimolando i soldi di quattro assessorati diversi (sport, agricoltura, turismo e montagna) ha pagato a Rcs Sport – la società che organizza l’evento – 340 mila euro. «La società chiede – spiega l’ex assessore regionale allo Sport, Elio De Anna –, per i diritti di tappa, 50 mila euro per la partenza e tra i 150 e i 180 mila euro all’arrivo. Noi abbiamo trovato un accordo per 340 mila euro Iva compresa (Iva che tra l’altro la Regione recupera perchè i diritti di tappa sono corrisposti da Promotur)». A questi 340 mila euro, poi, vanno aggiunti i circa 200 mila euro investiti per rimettere in sesto alcuni tratti di strada interessati al passaggio delle biciclette («investimenti che comunque restano a vantaggio della comunità»), e quelli investiti dai Comuni e dalle Camere di commercio di Pordenone e Udine per l’organizzazione e la promozione di eventi collaterali: in tutto altri 100 mila. Insomma tra entrate e uscite pubbliche il conto va praticamente a pari, ma come anticipato, il vero affare del Giro è la promozione del territorio e dei suoi prodotti. Uno spot mondiale a costo zero.

La Regione. «Il Giro d’Italia non è soltanto una manifestazione sportiva e la filosofia che ha mosso la Regione nel portare, anche quest’anno, la carovana in Fvg si muove su tre direttrici – spiega De Anna –: consolidare l’immagine turistica della regione, soprattutto della Carnia; promuovere i prodotti enogastronomici, formaggio Montasio e vino Friulano in primis e portare sul nostro territorio 2 mila

persone». «Il Giro – continua De Anna – non ha bisogno di promozione: la gente, i tanti appassionati, arrivano naturalmente, o lo seguono davanti alla televisione. A detta di Rcs, poi, quelle corse in Fvg saranno tappe decisive ai fini della classifica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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