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Giro, partita la Cave del Predil - Vajont FOTO 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 / I VIDEO

La tappa numero 11 che ha preso il via dalla miniera arriverà sulla diga, una scelta per non dimenticare
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SELLA NEVEA. Dopo la battaglia e le prime salite dure del Giro oggi (forse) per i big della classifica ci sarà tempo per tirare il fiato. Gli attaccanti del Montasio e chi, invece, nelle dure rampe finali ha pagato dazio avranno sicuramente un obiettivo comune: recuperare il grande sforzo di ieri.

Quale modo migliore, dunque, per lasciare andare via una fuga, magari sin dalle battute iniziale della tappa, che all’inizio proporrà una discesa ininterrotta fino ad Amaro?

Tante sono le squadre a caccia di una tappa, e tanti saranno i tentativi di fuga quindi. Quella di Cave del Predil, però, piccola frazione di Tarvisio non sarà una partenza di tappa qualunque.

All’aria di festa che di solito caratterizza gli avvii della carovana rosa (com’è accaduto ieri a Cordenons), si aggiungerà il ricordo. Delle fatiche di migliaia di minatori, che per centinaia d’anni si sono spaccati la schiena dentro la montagna per estrarre la galena.

Proprio in omaggio a quei lavoratori stamattina verso mezzogiorno la maglia rosa Vincenzo Nibali e il re del Montasio, Rigoberto Uran Uran, al momento della presentazione usciranno dalla miniera.

Sarà un momento toccante. Come, e più, di quello che accadrà oggi intorno alle 17, quando la carovana rosa, dopo aver attraversato la val Degano e percorso per la prima volta la val Pesarina (ci dicono che l’accoglienza sarà degna di luoghi innamorati del ciclismo) salirà alla diga del Vajont.

Quasi cinquant’anni fa, il 9 ottobre del 1963, sopra quella diga, rimasta incredibilmente intatta, ora memoria di quell’orrore, passò una colonna d’acqua che portò morte e distruzione nella valle del Piave, e anche in due paesini, borgate comprese, friulani come Erto e Casso.

La tappa si concluderà proprio un chilometro dopo la

diga. Non è la prima volta che il Giro passa nella zona del Vajont (è accaduto anche nel 2011), ma l’arrivo lì a un passo dalla salita e da quella valanga di roccia che ha scardinato una montagna e cambiato la geografia della valle, resterà nella memoria di questo Giro d’Italia.(a.s.)

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