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Kabine eroe nell’inferno di Lecce

I suoi gol hanno regalato al Carpi la promozione in serie B. S’allontana un ritorno a Sacile o Pordenone

SACILE. Un eroe nell’“inferno” di Lecce. Il suo nome? Mehdì Kabine. E’ stato proprio l’ex fantasista della Sacilese, con un trascorso nel vivaio del Pordenone, a regalare al Carpi di Fabio Brini (ex Udinese) una storica (la prima) promozione in serie B, a scapito dei salentini. Un gol nell’andata della finale play-off, un altro al ritorno. E proprio quest’ultimo, valso il pareggio-promozione, ha scatenato la furia degli ultras leccesi, a fine gara scesi sino negli spogliatoi per scaricare la loro delusione per il sogno sfumato. Squadre asserragliate per ore e fuori dello stadio scene da guerriglia.

Rinchiusi. «Quando al fischio finale – rivela Kabine – ho visto i tifosi scendere in campo, ho avuto paura. Ma con noi del Carpi gli invasori si complimentavano. Erano i giocatori del Lecce il loro obiettivo. Quanto successo rimane comunque deprecabile». Le forze dell’ordine hanno invitato le due squadre a non muoversi dall’impianto di via del Mare. Kabine ha così festeggiato assieme ai suoi compagni in un clima quasi surreale. «Siamo dovuti rimanere – racconta il franco-marocchino – per quasi tre ore nel nostro spogliatoio. Avevamo il volo di ritorno fissato da Brindisi alle 20.30, ma siamo riusciti a partire soltanto alle 22, arrivando a Carpi a notte inoltrata».

Nuovo idolo. Una città, quella modenese, in delirio per lui. «Sia domenica notte sia oggi (ieri per chi legge, ndr) – continua Kabine – sono stato continuamente fermato dai tifosi. All’improvviso sono diventato un idolo. E qualcuno mi ha pure promesso una statua». Insomma, un epilogo da sogno di una stagione, a livello personale, in chiaroscuro: minuti e gol (tre) in avvio, molta panchina nella seconda parte. «Eppure me lo sentivo che in questi play-off sarei stato protagonista. E così è stato. E ora i miei compagni hanno adattato per me una canzone di Ligabue: “Niente paura, ci pensa Kabine”».

Il futuro. Dopo due gol di tale importanza, le sue quotazioni sono schizzate alle stelle. Prima dei play-off, in esclusiva per il Messaggero Veneto, Kabine si era detto disposto anche a scendere in serie D, sposando un progetto ambizioso come quello del Pordenone (o della Sacilese, in cui ha già militato per quattro stagioni, cogliendo una storica promozione in C2), pur di riavvicinarsi a casa, Udine, dove vive la famiglia della moglie. Ma ora? «Ho ancora un anno di contratto col Carpi – risponde Mehdì – e a questo punto spero di essermi meritato anche un prolungamento. Chiaro, mi piacerebbe giocare in serie B. Ma voglio tenermi aperta ogni possibilità. Non escludo nulla, nemmeno di tornare a Pordenone, anche se ora è un’ipotesi più lontana».

Dedica personale. Ma le esigenze della famiglia potrebbero contare più delle ambizioni di carriera. Gli affetti, del resto, ricorrono spesso

nelle sue parole, anche nella speciale dedica del suo exploit: «A mia suocera Noemi, mancata lo scorso dicembre. Conservava tutti gli articoli su di me. Mi piace immaginare che possa leggere anche quelli trionfalistici di questi giorni».

Pierantonio Stella

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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