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Di Natale: Prandelli mi aveva chiamato, ma io punto sul 2014

Il bomber dell’Udinese svela: voglio fare un altro Mondiale. Buffon ha cercato di convincerlo: «Vieni, ci faresti comodo»

UDINE. Tutto in 60 ore. Ma non è il remake di un film. È l’intervallo di tempo tra una rivelazione e l’altra di Totò Di Natale. Un paio di giorni fa la notizia del rinnovo del contratto “a vita” con l’Udinese (fino al 2015 con opzione per un’altra stagione), ieri la conferma che per lui il Mondiale brasiliano è un obiettivo, a dispetto delle 36 primavere suonate. Anche perché Cesare Prandelli non si è dimenticato di lui.

«Mi ha chiamato, poco prima di partire per la Confederations cup mi ha chiesto se volevo far parte della spedizione: ho risposto che ero onorato della sua attenzione, ma che per me la stagione era stata massacrante e che avevo impostato le mie ferie in un certo modo proprio per cercare di fare bene il prossimo anno e così cercare di meritarmi una convocazione per il Mondiale».

Furia rossa. Insomma, Totò non intende mettere un punto alla sua avventura in azzurro cominciata nel 2008 è contraddistinta dalle sfide con la Spagna. Nell’Europeo di quell’anno Di Natale sbagliò uno dei rigori nella lotteria che eliminò l’Italia già ai quarti di finale.

Quattro anni dopo, superata la delusione del Mondiale sudafricano, ecco il momento della rivincita per l’attaccante dell’Udinese, nel girone di qualificazione, l’occasione per superare Iker Casillas con un gol stupendo e contribuire a un pareggio che pesò sulla successiva qualificazione. Il modo per rivedersi di nuovo, visto che la finale fu una Spagna-Italia senza troppa storia.

Adesso la semifinale di Confederations cup: «La guarderò nella mia casa al mare, a Forte dei Marmi, assieme alla mia famiglia, a mio figlio Filippo: lui è un super tifoso, in particolare di Mario. Peccato non ci sia».

Le impressioni. La nazionale l’ha seguita. «Mi sono perso solo l’ultima parte della partita con il Giappone: ero troppo stanco», svela Totò che in quei giorni stava trattando proprio per il rinnovo del contratto con l’Udinese.

«L’Italia l’ho vista bella viva, nonostante gli infortuni che hanno costretto il ct a cambiare spesso formazione e modulo», analizza l’attaccante senza nascondere l’ammirazione per un collega che, a sorpresa, si è imposto all’attenzione nonostante un curriculum tutt’altro che abbagliante: «Giaccherini è da lodare per quello che riesce a dare alla squadra. È capace di ricoprire più ruoli e ha una dote che molti non conoscono dal di fuori: sta zitto e lavora sodo. Me ne sono accordo già lo scorso anno agli Europei».

Gli avversari. Di fronte adesso c’è la Spagna. Di nuovo la Spagna. «Ho seguito anche loro. Ho visto la solita squadra. Solida. Capace di farti male con quelle accelerazioni che solo loro sanno fare. Il loro possesso palla ti sfianca, non riesci a prendergliela mai. E poi ora hanno trovato anche i sostituti senza perdere in qualità. Avete visto? Tra una partita e l’altra hanno cambiato praticamente tutti i titolari e non è successo nulla. Come possiamo dare solo fastidio? Bisogna fare meno errori possibile. E sfruttare tutte le occasioni da gol che ci capitano. Forse per questo Gigi mi voleva là con loro».

Sì, Di Natale non nasconde neppure il dettaglio della telefonata di Buffon che, saputo dell’apertura di Prandelli al numero 10 dell’Udinese, aveva fatto squillare il telefono: «Vieni, ci faresti comodo», ha detto il capitano azzurro.

L’assenza. Parole che sanno di profezia, soprattutto alla luce del forfait di Balotelli. «È una rinuncia pesante con semifinale e finali in vista: Mario è diventato un giocatore importante a tutti i livelli, anche dal punto di vista mediatico, anche a questo rinuncerebbe volentieri, conoscendolo».

Senza di lui, Prandelli dovrebbe inserire Gilardino: «E io ho fiducia nel Gila. Sa interpretare quel ruolo». Il ruolo di centravanti unico, come fa Balotelli, come fa Di Natale, seppur con altre caratteristiche,

in campionato, dove continua a sfornare decine di gol. Nella passata stagione è andato di nuovo oltre quota 20 (23 per la precisione). «L’obiettivo è farne altrettanti per meritarmi la chiamata di Prandelli per il prossimo Mondiale». Capito il “vecchietto”?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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