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L'arrivederci di Vanuzzo: «Udine nel cuore, torno in Sardegna e ci rivediamo in A1»

Il capitano sabato 22 aprile giocherà l’ultima partita con la Gsa: «Due anni fantastici e la perla della magnifica promozione»

UDINE. Sabato sera, 22 aprile, a Cividale contro la Fortitudo il capitano giocherà l’ultima partita con la maglia dell’Apu Gsa Udine. Dopo due anni in Friuli, protagonista assoluto della promozione in A2 e della stagione di rodaggio nella seconda serie dei canestri (pur con la tegola di un infortunio grave), Manuel Vanuzzo tornerà in Sardegna, terra che gli ha preso il cuore dopo i nove anni passati alla Dinamo Sassari e dove ha trovato l’anima gemella.

Giocare ancora? «A 42 anni ho ancora tanta voglia di scendere in campo, dovrò confrontarmi con la mia compagna, abbiamo un bimbo piccolo, ma a Cagliari c’è una squadra che fa la serie B...magari ancora un anno», dice, mentre sfoglia l’album fotografico regalatogli dal nostro fotografo Diego Petrussi

Vanuzzo è stato ospite in redazione al Messaggero Veneto. Oltre mezz’ora a parlare di passato, presente e futuro della sua carriera e dell’avventura della Gsa. Con lui anche il gm Davide Micalich che fa una cosa prima di iniziare la chiacchierata: abbraccia il suo capitano. E subito spiega perché: «In questi due anni è stato fondamentale per tre motivi: sul campo ha dato tanto, penso a gara 5 con Bergamo al Benedetti l’anno scorso e alla partita-salvezza con Ferrara di tre settimane fa; è stato un capitano esemplare, ha tenuto dritta la barca anche nei momenti difficili. E poi con il suo curriculum ha dato a Udine quello status di progetto serio che ora ci fa rispettare in tutto il panorama del basket».

Tocca al capitano, si vede che le parole del gm della Gsa hanno fatto centro. È in diretta Facebook Vanuzzo, molti tifosi collegano e gli mandano un saluto, un grazie, un in bocca al lupo per il futuro.

Vanuzzo, due anni fa da campione d’Italia scegliesti Udine: lo rifaresti?

«È stata una scelta azzeccata. Volevo continuare a giocare, accumulare minuti sul campo, della categoria non m’importava, ho scelto la piazza di Udine, un progetto ambizioso: ho conosciuto persone speciali, una città meravigliosa, un pubblico incredibile, dei compagni di squadra esemplari, un allenatore coi fiocchi. Lo rifarei? Senz’altro. Quella di domani al 99 per cento sarà la mia ultima partita con la maglia di Udine, la Sardegna mi chiama. O continuerò ancora un anno oppure farò il dirigente o l’allenatore alla Dinamo, parlerò nei prossimi giorni col presidente Sardara. Non è un mistero, sto costruendo la casa a Sassari, il mio cuore mi porta là, ma lascio un pezzo di cuore a Udine».

Manuel, un ricordo particolare di questi due anni?

«Ce ne sono tanti. Il primo: gara 5 con Bergamo al Benedetti, ci davano per morti, anche tu (ride ma nemmeno tanto ndr), abbiamo tirato fuori una prestazione d’orgoglio che ci ha lanciati verso la final-four».

Ferrara ti dice qualcosa?

«Ho preso un rimbalzo d’attacco fondamentale, ho segnato un canestro dalla media vitale: ho aiutato a conquistare la vittoria decisiva per la salvezza matematica, non poca cosa per una neopromossa a quattro giornate dalla fine e dopo un periodo buio in cui avevamo brutte facce in spogliatoio e guardavamo il calendario delle avversarie in chiave play-out. Ma quel finale di partita è figlio di quanto fatto mesi prima in palestra».

Il recupero dall’infortunio?

«Sì, l’8 dicembre a Mantova mi sono lacerato un muscolo, uscirne fuori a quasi 42 anni non è stato semplice. Ore e ore da solo tra piscina e palestra, al rientro in campo coach Lartdo mi vedeva in difficoltà e mi ha chiesto se me la sentivo di andare avanti. Ho pensato a quei sacrifici e ho deciso di continuare a giocare: ne è valsa la pena. Senza i tanti infortuni che ci hanno martoriato questa squadra andava dritta ai play-off, l’avevo capito dopo 4-5 giornate di campionato».

Vanuzzo, ci sarà tra qualche anno il suo “derby del cuore” Udine-Sassari in A1?

«Pedone è un grande presidente, appassionato, ma di quelli che sanno stare al suo posto e incita la squadra sempre, Micalich è un dirigente preparato: Udine salirà ancora, ne sono sicuro, perché programma le cose, esattamente come ha fatto Sassari dalla B alla A1 in un decennio fino a vincere lo scudetto».

Il giocatore che ti ha più impressionato in questi due anni?

«Vittorio Nobile: è migliorato tantissimo, da terzo play in B a giocatore che tiene bene il campo in A2».

Allan Ray?

«Fuoriclasse, gran persona, se si fosse sacrificato di più in difesa come a volte faceva».

Okoye?

«Gli invidio potenza ed età...ma vedremo se a 35 anni salterà ancora così (ride ndr), comunque è il più simpatico. Capisce l’italiano eccome, anche se non lo vuole parlare».

Indossa i panni di Micalich: da che corsa ripartiresti l’anno prossimo?

«Da

queste ultime partite, gioco veloce, Okoye che vola e Veideman in plancia, grande giocatore, grande testa».

Capitano, manca solo una partita...

«Certo, domani battiamo la Fortitudo e facciamo un altro regalo ai nostri tifosi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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