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Ecco Nocciolini, bomber e dj: "Sì, chiamatemi operaio del gol"

Il nuovo numero 7 dei neroverdi si racconta: «Tre anni fa pensavo di lavorare con papà...»

PORDENONE. Nocciolini, a un certo punto pensava di scendere in Promozione e di dedicarsi all’azienda di famiglia. Poi ha conquistato la B col Parma. Possiamo definirla “l’operaio del gol”?

«Sì, mi piace. Mi sono fatto da solo, nessuno mi ha spinto».

Ci racconti la sua storia.

«Nell’ottobre 2014, nonostante quattro campionati di fila in C2 col Gavorrano e un passato nel settore giovanile nella Fiorentina, ero senza squadra. Nessuno mi voleva, neppure in serie D. Allora pensavo di lavorare con mi ...

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PORDENONE. Nocciolini, a un certo punto pensava di scendere in Promozione e di dedicarsi all’azienda di famiglia. Poi ha conquistato la B col Parma. Possiamo definirla “l’operaio del gol”?

«Sì, mi piace. Mi sono fatto da solo, nessuno mi ha spinto».

Ci racconti la sua storia.

«Nell’ottobre 2014, nonostante quattro campionati di fila in C2 col Gavorrano e un passato nel settore giovanile nella Fiorentina, ero senza squadra. Nessuno mi voleva, neppure in serie D. Allora pensavo di lavorare con mio papà, che ha una ditta di catering, e di giocare tra i dilettanti. Quindi arrivò la chiamata del Montichiari, in Interregionale, lontano da casa. Accettai».

E fu la svolta...

«Sì. Per la prima volta lasciai la Toscana per giocare a calcio. Capii molte cose. A dicembre cambiai squadra, andando al Ribelle (squadra di Ravenna, ndr). Chiusi il campionato con 8 gol e l’anno successivo mi ingaggiò il Forlì. Incontrai Massimo Gadda, il mister che mi ha cambiato la vita: segnai 25 reti e guadagnai la chiamata del Parma in serie C. Avevo altre chiamate dai professionisti, anche con contratti più lunghi rispetto all’annuale offerto dai gialloblù. Ma non esitai, quella era la scelta giusta».

Ed ecco la consacrazione di Nocciolini, 15 centri e la serie B. Ma oltre che per i gol, lei è entrato nel cuore dei tifosi per come gioca.

«Io do tutto in campo per la squadra. Infatti esco dopo un’ora di gioco perché non ce la faccio più (sorride). Sono fatto così, ho capito benissimo quanto è dura la strada per arrivare a un certo livello così mi godo ogni momento e non mi risparmio mai. Ma è anche il mio carattere, sono iperattivo: sino all’estate del 2016 nei mesi liberi lavoravo per la ditta di mio papà».

A proposito di famiglia: è vero che è la mamma la grande appassionata di calcio?

«Sì. Era lei spesso ad accompagnarmi a Firenze quando giocavo nel vivaio dei viola. Sono due ore di auto da Suvereto: lei mi aspettava e poi tornavamo a casa assieme. Si chiama Micaela, le devo tanto. La aspetto al Bottecchia».

In poco tempo è già diventato un beniamino dei tifosi neroverdi: perché?

«Forse perché sono anche molto espansivo. Sono a Pordenone da meno di un mese e ho già conosciuto tantissima gente, la maggior parte di quella che frequenta il De Marchi. Mi piace stare in mezzo alle persone, anche in spogliatoio. Mi sento di offrire sempre positività ai compagni, guardo il lato buono delle cose».

Il calcio lo segue nella vita privata?

«Poco. La mia grande passione è un’altra: la musica. Faccio il dj, mi piace la deep house. Ho anche portato la consolle a Pordenone. Non nascondo che a fine carriera mi piacerebbe che questo diventasse il mio mestiere. Forse la prossima estate comincio a suonare in qualche locale della riviera Adriatica… Ma vediamo».

E il dj Nocciolini che musica sceglie per questi ramarri?

«Dobbiamo avere un buon ritmo, adesso: in una settimana, con tre partite, possiamo dare un’altra impronta al nostro campionato. Io non vedo l’ora di continuare a vincere come a Teramo, di segnare, e vorrei rimanere qui a lungo. Sono in prestito sino a fine anno dal Parma ma non nascondo che società e piazza mi piacciono. E anche molto».

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