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Machis, De Paul, Pussetto: tocca a loro curare l’isolamento di Lasagna

Nelle prime tre gare Velazquez non ha ottenuto molto dai tre trequartisti. Occhio anche alla carta D’Alessandro e alla posizione più avanzata di Fofana

UDINE. Crescere per fare la differenza, per confermare che gli investimenti della società sono in linea con le aspettative e le ambizioni di rilancio, ma soprattutto per dar manforte e assistenza a quella prima punta così sola e soletta (Lasagna) che dopo tre partite è ancora a secco di gol.

Possiamo banalmente sintetizzare così le attese sugli attaccanti esterni dell’Udinese, un discorso da estendere comunque a tutta quella linea di trequarti che a Firenze ha peccato di personalità, palesand ...

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UDINE. Crescere per fare la differenza, per confermare che gli investimenti della società sono in linea con le aspettative e le ambizioni di rilancio, ma soprattutto per dar manforte e assistenza a quella prima punta così sola e soletta (Lasagna) che dopo tre partite è ancora a secco di gol.

Possiamo banalmente sintetizzare così le attese sugli attaccanti esterni dell’Udinese, un discorso da estendere comunque a tutta quella linea di trequarti che a Firenze ha peccato di personalità, palesando alcuni limiti che potrebbero incidere sulla riuscita del progetto tattico.

Già, perché se nel cambiamento voluto, e radicale, Gino Pozzo ha scelto di ripartire con i concetti spagnoli di Julio Velazquez, abbandonando così gli esterni di gamba (Widmer e Adnan) su cui prima Delneri col 4-4-2 e poi Oddo col 3-5-2 facevano affidamento, è perché si è scelto di costruire un’Udinese non solo più propositiva, ma anche capace di rubare l’occhio nella metà campo avversaria.

È nato con questi propositi il 4-2-3-1 di Velazquez, snodabile nel 4-1-4-1, modulo che comunque non può prescindere dal contributo di attaccanti che puntino e saltino l’uomo nell’uno contro uno. In fondo, Nacho Pussetto e Darwin Machis sono approdati a Udine proprio per avere dimostrato le loro qualità a suon di dribbling sulla trequarti, quelli che in un progetto di gioco con una sola punta, così come lo ha finora concepito Velazquez, permetterebbero a Lasagna, o Teodorczyk, di muoversi in taglio o di smarcarsi in area per ricevere palloni giocabili.

Invece, nelle prime tre giornate di campionato anche le prestazioni individuali hanno risentito di quelle di squadra, a conferma che non sono arrivati fenomeni, che l’ambientamento individuale è un fattore da considerare e che il tecnico può far lievitare il progetto a condizione di mettere i vari Machis, Pussetto e De Paul, ma il discorso vale pure per D’Alessandro, nelle condizioni di pungere.

E qui entra in ballo la distanza di partenza dei giocatori offensivi dalla porta avversaria, un fattore che porta dritti a un dato presente nelle statistiche della Lega, ovvero il baricentro medio avuto in fase di possesso. Qui si scopre che l’Udinese a Firenze lo ha tenuto sui 53 metri, sei in meno della Viola, e che anche nella partita vinta con la Sampdoria l’Udinese aveva volutamente concesso metri, ben 8, confrontando i 53 bianconeri con i 61 doriani.

A Firenze, tanto per restare in tema, la posizione media di Machis, Pussetto e De Paul, in fase di possesso, era tra i cinque e i sette metri oltre la la metà campo, e in fase di non possesso tutti e tre erano nella propria metà campo. Morale? Più il campo si allunga e più diventa difficile percorrerlo con lucidità per poi andare al dribbling o al tiro e a riguardo basta ricordare il gol fallito da Pussetto al Franchi o la galoppata di Machis a Parma, alla prima di campionato; entrambi sono arrivati scarichi.

Forse non è neanche un caso che i due abbiano una media dribbling insufficiente, con 1.7 a partita per Machis e uno solo per Pussetto, mentre De Paul, che ha giocato di più e che galleggia dove vuole sulla trequarti, spesso arretrando, ha una media di 1.3 di dribbling riusciti a partita, con il grande scarto dei passaggi riusciti rispetto ai palloni giocati. A Firenze l’argentino ne ha toccati 48 trovando 28 volte il compagno, mentre con la Samp sono stati 30 i passaggi sui 56 palloni giocati.

E allora? La chiave per alzare gli esterni e indurli al dribbling e alle accelerazioni sulla trequarti può essere la mediana, quella che in sostanza è mancata a Firenze. C’è poco da fare, ma con il centrocampo a tre, quello protetto da Behrami e Mandragora, Fofana sa fare la differenza. Con le sue incursioni palla al piede, l’ivoriano risulta il terzo tiratore del campionato con 12 conclusioni, alle spalle di CR7 e Dzeko, ed è anche il giocatore che con la sua transizione offensiva permette a Machis e De Paul di guadagnare la profondità senza palla.

Il gol con la Sampdoria è l’esempio lampante, con Fofana che ruba palla al centro e la porta in verticale prima di servire De Paul sul lato opposto, avendo anche l’opzione del servizio a Machis a destra. Non a caso Fofana ha una media di due dribbling e 3.7 tiri a partita, avanzando lui stesso sulla trequarti con quella personalità che a Firenze non ha avuto, dovendo preoccuparsi troppo della fase di copertura, al pari di Machis e Pussetto.