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Rubio vince sul Matajur 27 anni dopo “Gibo” Simoni

Il colombiano domina al Pelizzo, poi lo sloveno Pogacar nuovo leader della corsa Fuori dai giochi l’atteso friulano Giuriato. E l’ex campione pedala in vetta





Ventisette anni dopo Gilberto Simoni, sotto la pioggia e in una giornata da tregenda come nel 1991, un giovane nazionale colombiano, Einer Augusto Rubio Reyes, portacolori della Vejus, ha vinto sul monte Matajur, sul traguardo posto ai 1.300 metri dell'ultimo tornante prima del rifugio Pelizzo, la seconda tappa del Giro Internazionale della Regione Friuli Venezia Giulia per élite e under 23. Alle sue spalle, in un'inedita volata per i primi tre posti, s'è piazzato il fenomeno sloveno Tadej P ...

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Ventisette anni dopo Gilberto Simoni, sotto la pioggia e in una giornata da tregenda come nel 1991, un giovane nazionale colombiano, Einer Augusto Rubio Reyes, portacolori della Vejus, ha vinto sul monte Matajur, sul traguardo posto ai 1.300 metri dell'ultimo tornante prima del rifugio Pelizzo, la seconda tappa del Giro Internazionale della Regione Friuli Venezia Giulia per élite e under 23. Alle sue spalle, in un'inedita volata per i primi tre posti, s'è piazzato il fenomeno sloveno Tadej Pogacar, già vincitore quest’anno del Tour de l’Avenir e sicuro favorito in vista dei Mondiali di Innsbruck, tra tre settimane: secondo all’arrivo, s’è consolato vestendo la maglia gialla di leader della classifica generale, indossando la quale partirà oggi da Lignano, verso Gorizia, nell’ultima tappa. Terzo sul podio, il generoso Simone Ravanelli, primo degli italiani, alfiere della Biesse Carrera Gavardo, l’unico capace ieri di stare in scia ai primi due sulle rampe del Matajur. In crisi, invece, i quattro del Team Friuli, senza Donegà, non partito: Alberto Giuriato e compagni hanno vissuto una giornata no.



Memore dell’impresa del 1991, quando superò Marco Pantani andando a vincere sullo stesso traguardo, Gilberto Simoni s’è voluto sciroppare di nuovo la salita, accompagnato dall’amico Enzo Cussigh. La presenza di “Gibo” deve aver stuzzicato la fantasia di Rubio che è scattato esattamente nello stesso punto in cui 27 anni fa scattò Simoni. Il risultato è stato identico a quello del ’91, con il protagonista vincente.



Fino a Castelmonte, la corsa è filata via senza troppi scossoni. In discesa da Castelmonte, però, le tattiche sono saltate ed Enrico Salvador, compagno di squadra di Ravanelli, ha iniziato a menare, portandosi dietro un altro manipolo di fuggitivi. Il vantaggio massimo non ha però superato i 3’: troppo poco per salvaguardare gli uomini in avanscoperta dal pericolo di rientro dei migliori scalatori. Tant’è che, all'inizio della salita verso Masseris, s'è capito subito che i migliori avrebbero ripreso i fuggitivi. Negli ultimi chilometri, la classe di Rubio e Pogacar ha fatto la differenza. Bravo Ravanelli a resistere ed ad arrivare in scia ai primi due, addirittura provando un'azione solitaria. Nella cerimonia delle premiazioni s’è fatto vedere anche l’ex pro Andrea Noè.



Già alla partenza, con la piazza di Feletto bardata di rosa per il Giro, e poi soprattutto da Savogna in su, sembrava di essere al Giro d'Italia, con striscioni di benvenuto ai corridori, scritte di ammirazione per Simoni e Pantani, addobbi e gente seduta lungo la strada ad attendere il passaggio dei ciclisti. Si può facilmente affermare che la scommessa sulla reazione del territorio l'organizzazione della Libertas Ceresetto l’abbia già vinta.



Enzo Cainero, patron delle tappe friulane del Giro d’Italia, riconoscendo gli onori ad Andrea Cecchini, Christian Murro e Danilo Moretuzzo, la triade che coordina il sodalizio ceresettese, era spettatore interessato sul Matajur. «Qui la logistica dell’arrivo è complicata per i professionisti - ha ammiccato -, però ho in mente qualcosa, una scommessa che vorrei mettere in piedi». —