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UN LIBRO CHE RIAPRE IL DIBATTITO

L’udinese Tenca Montini: sulle foibe tante lacerazioni

TRIESTE. «Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. Quando scruti a lungo un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te». La citazione di Nietzsche apre...

TRIESTE. «Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. Quando scruti a lungo un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te». La citazione di Nietzsche apre Fenomenologia di un martirologio mediatico, libro dell’udinese Federico Tenca Montini sul tema delle foibe e dell’esodo istriano, edito da Kappa Vu, e presentato domani al Circolo della Stampa di Trieste alle 17.15. All’incontro, coordinato da Claudia Cernigoi, interverranno anche Jože Pirjevec, Sandi Volk e Gorazd Bajc.

L’opera approfondisce e aggiorna la tesi con cui l’autore si è laureato in sociologia a Milano Bicocca, per proseguire poi studi e ricerche all’università di Lubiana, a Zagabria e in Montenegro, dove ha collaborato con l’ambasciata italiana.

Punto nodale è la scelta perdurante di non affrontare i problemi usando gli strumenti della storiografia. «Esistono studi seri e attenti, quelli di Jože Pirjevec, di Raoul Pupo, di Giacomo Scotti, ma a livello di comunicazione pubblica si scavalcano sempre le narrazioni accademicamente fondate per cadere, o scadere, nella propaganda del massacro».

Ne risulta una confusione che non premia le stesse amplificazioni: «Considerati gli sforzi profusi da destra e organizzazioni degli esuli istriani per dare pubblicità alla vicenda, gli esiti non credo corrispondano alle aspettative. Secondo le statistiche dell’ANVGD, il 60% degli italiani dichiara di conoscere il fenomeno delle foibe. Salvo poi magari parla di “Foibe Ardeatine”, come un mio conoscente siciliano», dice Tenca Montini. «L’averle sistematicamente associate all’olocausto ha creato cortocircuiti logici: data anche la lontananza e la complessità di queste terre, molti fanno confusione, pensano che sia una cosa attuata dai tedeschi».

Se la destra ha usato le foibe come un vessillo, la sinistra le ha ignorate, e poi si è adeguata alla vulgata. «Non è mai stato aperto il discorso: prima c’erano resistenze a parlarne, poi, dopo l’incontro Fini-Violante, la sinistra si è adagiata nel solco della destra, facendo della vicenda un asse portante del proprio convolgimento nella storiografia della nazione. E ciò nonostante esista, dal punto di vista storico, una scollatura sull’oggettiva eccezionalità dei fatti».

Tra i capitoli del libro, anche le vicende legate alla creazione del Parco Vittime delle Foibe a Udine. «Una storia strana e complicata, in cui è interessante considerare i movimenti del palazzo e la divergente sensibilità dei cittadini, attestata anche da alcune lettere al Messaggero Veneto, dove si dice che mettere sullo stesso piano liberazione e collaborazione è sbagliato sotto il profilo logico culturale, oltre che etico» dice Tenca Montini.

Foibe - Fenomenologia di un martirologio mediatico tocca inoltre il breve contenzioso aperto tra Roma e Zagabria, quando Giorgio Napolitano parlò di «un progetto annessionista slavo di autentica barbarie». «Il presidente croato Stipe Mesic rilevò in queste parole un’eco di razzismo. Penso avesse ragione».

Non mancano le considerazioni su Magazzino 18 di Simone Cristicchi:

«È un omaggio agli esuli, il riconoscimento a lungo mancato delle loro sofferenze; ma finisce con l’appiattircisi, rischiando di porsi come elemento divisivo. Ha scelto di suscitare emozioni, forse di occuparsi degli esuli piú che dell’esodo».

Luciano Santin

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