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Balzo: «Vado in Russia tra i pali come Scuffet grazie a Rivombrosa»

La Mosca di Putin stregata dalla fiction italiana di Canale 5 L’attore friulano richiesto dagli organizzatori del torneo

Non per tutte le fiction, ma c’è un vita nuova dopo la morte italiana. E su quel raro prolungamento d’esistenza il produttore ci spera, eccome se ci spera. Altrimenti può confidare nel pareggio di bilancio se il tempo mostra la vacca nella sua inquietante magrezza. Il guadagno eventuale ormai lo si strappa con gli incisivi.

Elisa di Rivombrosa, roba di un decennio fa (2003-2005), oltre a una replica su La5 cercava l’ossigeno per gli ultimi rantoli. Il successo accumulato favorì però la rinascita in un altrove curioso: la Russia. «Con un insperato svolgimento» - spiega Raffaello Balzo, friulano di Artegna, che interpreta Armand Benac. «Una vera e propria febbre di Elisa, se ne parla ovunque. Anche lassù è un cult, dopo aver stracciato gli ascolti peninsulari».

Esiste un nesso solido fra l’esplosione tricolore - almeno qualcosa di nostro che piaccia all’estero, no? - e il coinvolgimento di Balzo. Altrimenti non saremmo qui a battere sui tasti. Ce lo racconta lui. «Dal 22 al 31 maggio a Mosca il cartellone segna un evento calcistico a sedici squadre, nulla a che vedere con giocate istituzionali, ben inteso. Ogni team europeo sarà composto da giocatori/attori. L’organizzatore, ben sapendo che io spesso mi posiziono tra i pali, ben lontano dall’agilità e dalla bravura di Scuffet, mi ha chiamato invitandomi a non disertare le partite. “Sa, qui lei è molto conosciuto da quando il film impazza in tv. E se i fan, anzi le fan, sono certe di vederlo in campo, spacchiamo al botteghino”. Be’, che dire. Non ci volevo credere».

- Okey Balzo col numero uno e i guanti... a proposito, ma com’è finito portiere? Cose di gioventù?

«Non avendo piedi buoni, mi consigliarono la zona del campo dove è consentito usare le mani. Tanto schifo non facevo, qualcosa respingevo pure e mi lasciarono lì».

- Compagni di squadra?

«Non credo esista una formazione già fatta per il torneo. Di solito mi ritrovo negli spogliatoi con Montesano, Zingaretti, Bocci, Insegno, Lovelock, Zeno, Esposito. Adesso, così, qualcuno mi sfugge. Ha presente quando ti chiedono a bruciapelo i nomi dei sette nani? Uno te lo dimentichi sempre».

- Da un po’ non la vediamo in tivù.

«In mancanza di copioni buoni preferisco rinunciare. Mi proposero un ruolo in Don Matteo; mah, non mi pareva il massimo. Finché posso decidere scelgo il meglio, non le pare? Girano molti meno soldi in televisione e abbinare una parte interessante a un cachet dignitoso è sempre più arduo. E, quindi, diversifico».

- Si spieghi Balzo...

«Guardi, ho trentanove anni, qualcosa di buono l’ho fatto, per non perdere il contatto con il sistema continuo a studiare, se però intravedo spiragli curiosi dentro i quali infilarmi, conto al massimo fino a dieci, poi parto. La fotografia, ecco. Una passione rimasta pigra, qualche scatto, nulla di più. Poi l’incontro con Luca Bracali, uno dei più grandi esploratori delle bellezza naturalistiche. “Metto a disposizione la mia competenza tecnica per illuminare le persone”, mi confida. E sbatte sul tavolo la proposta. “Senti Raf, ho in mente un nuovo workshop in Norvegia a caccia di aurore boreali. Vieni con me?”.

- Immaginiamo com’è finita.

«Esattamente così. Durante i tre voli da Milano a Evenes, Luca svuota il suo sapere. Se non pronto per camminare da solo, almeno conoscevo la strada».

- E cosa si è portato a casa?

«Lo sguardo di un lupo selvatico e un cerchio verde che tagliava il cielo con movimenti lenti e verticali. Alla prima foto il display della mia Fujifilm segnava un poco beneaugurante schermo nero. Settaggi errati. L’emozione a volte ti frega. Correggo in fretta e, ragazzi, non si può capire la gioia. Come avessi vinto un campionato del mondo. Un freddo becco, da meno quindici a meno trenta. Senza l’attrezzatura della Blauer sarei rimasto secco. Soprattutto durante le attraversate lungo costa di Svolvaer e i percorsi in gommone a stanare le aquile dalla coda bianca a Nusfjord, un villaggio di pescatori di una ventina di anime. E sa chi è il più famoso del posto? Michele, un italiano di Torino, che maneggia l’argento ad arte».

- Un connazionale lo si trova sempre dappertutto... Senta e il servizio fotografico?

«Me l’ha comprato una nota rivista. Ne parlerò

anche dalla D’Urso prossimamente».

- Si ricorda quand’era un Carramba boys?

«Eccome no. Raffella fu molto carina con me. Un giorno, durante le prove, mi prese in disparte. “Hai la faccia da fiction tu. Non dimenticartelo”. Me lo sono ricordato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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