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«Quelle bande giovanili che a casa le buscavano»

Lino Leggio esce col nuovo romanzo di ricordi sulla Udine anni Cinquanta tra fionde e biglie di vetro

UDINE. “Il resto a casa”, ovvero come condensare in un titolo il senso di una storia intera e ancor di piú di riportare, con poche parole ben scelte, almeno un paio di generazioni, all’infanzia. Perché l’ultimo romanzo di Lino Leggio anzi, Li noleggio, cosí si è sempre firmato l’autore utilizzando un curioso anagramma degli anni della scuola quando “viaggiava” con gli zoccoli di legno nei corridoi del Malignani, è una specie di macchina del tempo di carta e inchiostro che ti mette a contatto con una banda di bambini prima e ragazzini poi, che non piú tardi di quarant’anni fa, finito il tempo dedicato alla scuola, correva in strada a caccia di avventure, sapendo bene che in caso di guai, avrebbe preso a casa “il resto”, da mamma e papà. Ebbene Lino che ha cominciato a scrivere nel 1999 quasi senza accorgersene, è arrivato al tredicesimo libro. Tutte storie di vita vissuta le sue, da “La banda delle cataste” ai “I ragazzi del Friuli anni 50”, fino a “Il resto a casa” (Cierre Grafica, uscita martedí) sarà presentato alla Feltrinelli, venerdí 12.

L’autore è nato nel 1944 in piena guerra, a Santa Lucia di Tolmino, grazioso paese sull’Isonzo. «L’anno dopo – racconta – lasciavammo tutto e approdammo a Udine. Il mio romanzo è anche un atto d’amore per questa città sonnolenta che io adoro. Da ragazzo ha avuto una fanciullezza e un’adolescenza ben lontane dal benessere. Abitavo nel “quartiere delle cataste”, nella zona di via Calatafimi, dove c’erano, appunto, tre grandi ammassi di legna, teatro delle nostre scorribande». Raccontate nel libro come se la voce narrante, e questa è la sorpresa vera di un libro che si legge d’un fiato, fosse quella di un bambino. «I nostri giocattoli – racconta ancora –, erano la fionda con l’archetto di legno e gli elastici, i mais (le biglie di vetro colorato), il pindul-pandul e il telefono rudimentale formato da due barattoli uniti dallo spago. E il senso della responsabilità, le conseguenze delle azioni, si imparavano da piccolissimi. Gli adulti, maestri compresi, erano sempre nel giusto e le bravate si pagavano care».

Ma nel romanzo non manca la storia, quella dei minatori, friulani emigranti che andavano in Belgio per guadagnarsi da vivere e mantenere le famiglie.

Insomma un libro che ricorda anche da dove veniamo, e quale storia difficile abbia questa terra alle spalle. Lino, alpino con la Julia, appassionato di sport, dice che «i diritti d’autore sono sempre andati in beneficenza, e sarà a cosí anche per “Il resto a casa”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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