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Mieli: «Roma è il simbolo della cristianità, il pericolo Is è reale»

Il giornalista e storico a Vino in Villa con “pordenonelegge”. «Il caso Regeni? Fare l’impossibile, ma l’Egitto è un alleato»

PORDENONE. «La verità è che la storia, anche quella che ci viene raccontata attraverso i miti, bisogna imparare a leggerla nelle sue infinite sfumature». Queste parole sono di Paolo Mieli e si leggono fra le righe del suo “L'arma della memoria: Contro la reinvenzione del passato”. È questo il fil rouge dell’ultimo saggio del giornalista e storico per capire che l’onesto uso della memoria è il piú valido antidoto all’imbarbarimento: in ogni stagione politica, in ogni momento del dibattito cul ...

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PORDENONE. «La verità è che la storia, anche quella che ci viene raccontata attraverso i miti, bisogna imparare a leggerla nelle sue infinite sfumature». Queste parole sono di Paolo Mieli e si leggono fra le righe del suo “L'arma della memoria: Contro la reinvenzione del passato”. È questo il fil rouge dell’ultimo saggio del giornalista e storico per capire che l’onesto uso della memoria è il piú valido antidoto all’imbarbarimento: in ogni stagione politica, in ogni momento del dibattito culturale, in ogni epoca della storia. Un argomento che affronterà al festival “Vino in Villa” promosso dal Consorzio del Prosecco con “pordenonelegge”, che ripartirà questa sera a Valdobbiadene (Villa dei Cedri, alle 21).

Quali i “pezzi” di storia che piú si prestano a essere interpretati?

Innanzitutto il medioevo, nove secoli di storia visti fino a pochissimo tempo fa come un’epoca buia, quando invece si è scoperto fosse un’epoca piena di risorse. Abbiamo conosciuto una storia eurocentrica che non ci ha fatto cogliere cose fondamentali del passato e che ci rende inermi nei confronti dei problemi di oggi. Primo fra tutti il confronto con il mondo islamico.

Si riferisce al pericolo terrorismo?

Sí, un pericolo reale anche in Italia. Si sente dire che è a Roma che vorrebbero mirare. Questa città ha un valore simbolico, è la capitale della cristianità, è un punto d’onore ed è chiaro che se la colpissero l’effetto nel mondo sarebbe enorme.

Cosa pensa dei muri dell’Europa?

Penso siano inutili e dannosi. L’Europa fino a oggi ha subito un processo migratorio infinitesimale, rispetto a quello di altri Paesi.

E la possibile implosione dell’Ue?

Come abbiamo visto in Austria, ma ancor prima in molti altri Paesi, avanzano prepotentemente le forze anti europee. Quindi è giusto tenere conto di questo allarme, che ha provocato cambiamenti di equilibri nei vari Paesi.

E se andasse l’Ue andasse davvero in frantumi?

Si disgregherebbe quell’area che ci tiene legati alle potenze trainanti, quelle del nord. Per noi sarebbe un’autentica tragedia.

A pochi giorni dall’anniversario della morte di Aldo Moro, c’è ancora qualcosa da scoprire?

Di Moro si sa tutto. Le teorie cospirative sono tali e riguardano tutti i grandi delitti della storia. Kennedy, l’arciduca Francesco Ferdinando, Abramo Lincoln. I grandi delitti della storia vengono avvolti da teorie cospirative, ma fino a prova contraria si tratta solo di proiezioni di fantasmi.

Il caso Regeni, come lo inquadra?

È una faccenda complicata. Dobbiamo fare l’impossibile per sapere la verità ma ci troviamo ad avere a che fare con un Paese autoritario e nostro alleato nella guerra contro l’Is. Da una parte va fatto l’impossibile per conoscere la verità su Regeni, dall’altra, però, è necessario restare alleati dell’Egitto perché altrimenti l’Is non si batte.

Chiudiamo con lo scontro governo-magistratura

Direi piú scontro tra classe politica e magistratura. Uno scontro presente già ai tempi della Prima Repubblica. Ci sono stati governi caduti per le conseguenze delle indagini. Dovremmo riflettere e capire qual è l’origine del problema. Nel caso di Renzi ancora non si può dire che ci sia un’offensiva della magistratura, anche se qualche segnale c’è.

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