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Montalbano a Udine e Ovadia lo porta nelle piazze italiane

L’ultimo romanzo di Camilleri fa arrivare il commissario in Friuli. Lo spettacolo ha debuttato lo scorso week-end con successo

UDINE. Andrea Camilleri, romanzo numero 100. Ennesimo della saga del Commissario Montalbano, ti viene da liquidarlo. Poi però lo prendi in mano, in fondo 100 libri non sono bazzecole.

E anche questo si apre con la solita scenata tra Salvo e la fidanzata Livia, ma quando stai per mollare il volumetto, che si chiama “L’altro capo del filo”, a pagina 15, sbuca un perentorio «Vieni da ma a Boccadasse e poi assieme andiamo a Udine».

A questo punto la curiosità di sapere quello che accadrà a Udine a ...

     

UDINE. Andrea Camilleri, romanzo numero 100. Ennesimo della saga del Commissario Montalbano, ti viene da liquidarlo. Poi però lo prendi in mano, in fondo 100 libri non sono bazzecole.

E anche questo si apre con la solita scenata tra Salvo e la fidanzata Livia, ma quando stai per mollare il volumetto, che si chiama “L’altro capo del filo”, a pagina 15, sbuca un perentorio «Vieni da ma a Boccadasse e poi assieme andiamo a Udine».

A questo punto la curiosità di sapere quello che accadrà a Udine al povero sicilianissimo Montalbano ti inchioda e leggi.

E devi arrivare all’ultimo capitolo per vederlo, il nostro eroe, alle prese con la soluzione di un caso di omicidio, che ha radici proprio in Friuli, dove arriva, e dove si concede scettico, ma poi entusiasta, frico e jota in un’osteria di un paesino fuori Udine e dove attende l’arrivo di Livia per la festa del venticinquesimo anniversario di matrimonio di una coppia di amici friulani. Tutto qui.

Nel mezzo comunque: la bravura di Camilleri a imbastire trame solide e accattivanti, la bellezza di una lingua inventata che trasforma il siciliano in una vulgata piena di fascino dagli echi antichi e misteriosi e, amara novità, l’irrompere delle tragedie legate all’immigrazione, sulle quali le riflessioni di Montalbano/Camilleri toccano corde profonde.

Questo centesimo libro fa singolare pendant con un altro numero nella vita di Camilleri, i suoi novant’anni compiuti, che non sono passati inosservati e infatti, uno dei più antichi e prestigiosi festival estivi italiani, quello Dei Due Mondi di Spoleto, ha deciso di festeggiarlo, Camilleri, con uno spettacolo tratto da un suo romanzo, “Il casellante” e per il quale lo stesso Camilleri, da sempre anche uomo di teatro, ha fortissimamente voluto che l’interprete fosse un altro teatrante, irregolare e fuori dagli schemi e convenzioni: Moni Ovadia, che proprio l’anno scorso impressionò lo scrittore, e non solo, a Siracusa con la messa in scena in siciliano de Le supplici di Eschilo.

Da allora la reciproca stima e ammirazione tra i due si sono rafforzate tanto che nello spettacolo Moni arriva anche a imitare Camilleri, «senza esagerare, ride, nella caratterizzazione, nei toni rauchi e gutturali della voce di fumatore incallito e nella lingua così speciale di Andrea, ma interpreto anche un truce gerarca fascista, il barbiere del paese e una mammana».

Lo spettacolo, che ha debuttato lo scorso week-end salutato da un grande successo di pubblico e critica, e che dal gennaio del 2017 girerà in molte piazze italiane (al momento da noi c’è solo l’opzione per Monfalcone!) prende vita, come detto, dal romanzo “Il casellante”, che è il racconto corale, comico e tragico, logico e paradossale, ambientato nella Sicilia alla fine della seconda guerra mondiale, con gli alleati pronti a sbarcare, mentre gli ultimi colpi di coda di fascisti e tedeschi si fanno più violenti.

Applauditissima la prova di Moni Ovadia che, abbandonati i temi a lui cari della tradizione yiddish, ha dimostrato una poliedricità di interprete, spiazzante e accattivante insieme. A dimostrazione, qualora ce ne fosse bisogno del suo essere teatrante a tutto tondo.

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