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«L’Italia liquida di oggi si specchia nella Sicilia»

Il popolare attore recita a Monfalcone e poi a Palmanova

di MARIO BRANDOLIN

Arriva in regione per tre sole date, oggi e domani a Monfalcone e sabato a Palmanova, “Il casellante” di Andrea Camilleri, protagonista Moni Ovadia che, abbandonati temi a lui cari e che gli hanno meritato un posto unico nel panorama teatrale italiano, si abbandona a un bagno in quella Sicilia che oggi, dopo lo strepitoso successo delle sue originalissime “Supplici” a Siracusa due estati fa, lo vede, “assolutamente a titolo gratuito”, direttore di un teatro a Caltanissetta ...

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di MARIO BRANDOLIN

Arriva in regione per tre sole date, oggi e domani a Monfalcone e sabato a Palmanova, “Il casellante” di Andrea Camilleri, protagonista Moni Ovadia che, abbandonati temi a lui cari e che gli hanno meritato un posto unico nel panorama teatrale italiano, si abbandona a un bagno in quella Sicilia che oggi, dopo lo strepitoso successo delle sue originalissime “Supplici” a Siracusa due estati fa, lo vede, “assolutamente a titolo gratuito”, direttore di un teatro a Caltanissetta e a Marsala.

«”Il casellante” – spiega Ovadia – è un racconto dell’universo di Camilleri che si muove fra una Sicilia letteraria che lui ricostruisce con una distanza di tempo e una capacità di trasfigurazione fantastica, e l’emersione di un contesto, che è quello delle grande brutalità della guerra. Cui si contrappone la narrazione di un ambiente popolare, pieno di sapidità umoristica, dai tratti picareschi, investito, attraverso lo sguardo che Camilleri ha sulla donna, di partecipazione e compassione, da una vicenda di una violenza bestiale, riscattata dal ritorno alla vita attraverso uno spazio etico che affonda nel mito, in una metamorfosi».

La storia de “Il casellante”, terzo tassello della trilogia della metamorfosi con i racconti “Maruzza Musumeci” e “Il sonaglio”, narra infatti della trasformazione, che affonda nel mito, di una giovane sposa violentata nella sua femminilità e nel suo desiderio di maternità. La vicenda è ambientata in una Sicilia rurale negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, in cui imperversa il fascismo con la sua truce ottusità e i suoi vuoti riti, la mafia vecchio stampo, e la totale assenza dello Stato, «da cui – sottolinea Ovadia – la propensione della legge ad aggiustare le cose in modo che il brutalizzato finisca anche diffamato e punito».

Come il giovane Totò, messo in gattabuia per vilipendio, perché, sotto pressione del gerarca del luogo, ha messo in valzer e mazurca gli inni e i canti fascisti. «Tutto lo spettacolo – ancora Ovadia – è quasi una narrazione in musica, che riprende la tradizione siciliana del “cunto”. Sia nella prima parte, scoppiettante e umoristica, sia nella successiva, quando la storia si tinge dei colori della violenza e vira, infine, in un inno alla vita e alla femminilità. Camilleri, infatti, con questo testo ci mostra, tra l’altro, che tra Sicilia contadina di ieri e Italia liquida di oggi c’è una tremenda connessione che è il femminicidio».

Questo spettacolo, in cui Ovadia interpreta diversi personaggi, rappresenta qualcosa di nuovo rispetto alla sua storia artistica. «Con questo lavoro, nato dal sodalizio con Mario Incudine, autore delle musiche oltre che formidabile cantante, ho voluto mettermi al servizio della narrazione di Camilleri, che mi ha fortemente voluto per questo lavoro. È l’inizio di un percorso nuovo, di un nuovo futuro, un modo per misurare me stesso, mettermi in discussione, andare verso un territorio inedito. In tutto questo c’è un dato di realtà: nessuno mi produce i miei spettacoli, nonostante il prestigio di cui godo, nessuno mi affida un te. atro dove poter continuare il mio repertorio oltre a proporre cose di altri. Continuo a cercare uno spazio per esprimermi e a non vivere in uno stereotipo autocelebrativo. Non mi guardo alle spalle, so di aver costruito un progetto che ha avuto un enorme riscontro (l’irrompere impetuoso e vivificante della cultura yddish nel panorama culturale italiano e non solo, lo si deve a lui! ndr); godo di un grandissimo prestigio personale, ma non sono uno di quegli yes man, che la classe dirigente adora. Che devo fare? Vado avanti a fare quello che so e posso, cercando di svuluppare progetti che siano di valore culturale e etico».

Lo spettacolo, diretto da Giuseppe Dipasquale, vede in scena, al fianco di Moni Ovadia, Valeria Contadino e Mario Incudine e, a eseguire dal vivo musiche e canzoni, Antonio Vasta e Antonio Putzu.

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