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A spasso per Terzo: c'è una mostra a cielo aperto

L’arte può essere sorprendente nel cercare i luoghi ideali dove sfoderare le proprie suggestioni. Ci sono i musei, le gallerie, le sedi canoniche, certamente, ma un nido per far vedere tutto ciò può diventare anche un paese, con le sue strade e il modo di vivere la quotidianità.

L’arte può essere sorprendente nel cercare i luoghi ideali dove sfoderare le proprie suggestioni.

Ci sono i musei, le gallerie, le sedi canoniche, certamente, ma un nido per far vedere tutto ciò può diventare anche un paese, con le sue strade e il modo di vivere la quotidianità.

È questa l’idea all’origine di una mostra-evento inedita e coinvolgente, diventata realtà tra le case di Terzo d’Aquileia, anzi nei cortili d’un antico borgo, nei “bearz”.

Inaugurata a dicembre, in vista del Natale, la mostra proseguirà fino al 20 marzo indicando un percorso che tutti possono fare alla ricerca di sculture collocate in luoghi particolari e anche privati.

Si comincia in via Furios, nella Ca’ di Dante, dov’è esposta una splendida scultura monumentale in alabastro del Carso, intitolata “Natività” ed eseguita da Robin Soave, in sintonia con le atmosfere carsiche evocate lì accanto da alcune opere di Lojze Spacal e dalle musiche di Claudio Cojaniz.

E poi l’“Inverno d’arte” di Terzo continua nel municipio con una “Maternità” di Paolo Figar, in via Galilei con una “Sacra famiglia” di Claudio Mrakjc, lungo la strada 352, nel foro d’arte moderna, con un “Totem” di Luciano Ceschia, replicato in via 2 giugno da quello di Stefano Comelli.

L’iniziativa fa capo, con il patrocinio del Comune, all’associazione “Anfora” di Carmelo Contin, da sempre instancabile organizzatore d’arte nella Bassa friulana.

La mostra di Terzo è aperta dal martedì al venerdì (orario dalle 15 alle 18), il sabato e nei giorni festivi (10-12 e 15-18). Per visite scolastiche e gruppi, è possibile la prenotazione telefonando al numero 3487936833.

Il punto centrale e di maggior richiamo è la scultura di Robin Soave, un bellissimo volto di bambino scolpito su una roccia dalle peculiari caratteristiche cromatiche.

È una concrezione calcarea conosciuta come alabastro del Carso o più semplicemente stalattite.

Il blocco (come spiega il dottor Michele Potleca) venne estratto da una cava ora inattiva. E in origine era di circa 4 metri cubi, dai quali sono state tolte le parti con fratture o evidenti discontinuità.

Al di là del valore artistico, già questo tipo di roccia, costituita da sottili veli calcitici depositatisi in successione, rappresenta una rarità da ammirare assolutamente, in quanto in regione non si pratica più tale tipo di estrazione.

Le ultime cave si trovavano in provincia di Trieste, a Bristie, Samatorza e San Pelagio. E proprio in quella zona, nel parco atelier di Prosecco, ha il laboratorio lo scultore triestino Robin Soave.

Aver trasportato la sua “Natività” fino

a Terzo è stata una piccola grande impresa, ma le vie dell’arte sono prodigiose, come dimostra la storia stessa dell’associazione “Anfora”, realtà capace di singolari intuizioni per far incontrare estremi distanti, come mondo contadino e creatività contemporanea.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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