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La Filologica riapre la battaglia: «Il Parlamento voti il passaggio»

L’assemblea all’unanimità ha chiesto il distacco della località montana dal Veneto Un monito alle forze politiche regionali: la crisi morde ancora, date risposte ai friulani

di Silvano Bertossi

UDINE

Autonomia e, di conseguenza, identità. Su questo, d’ora innanzi, la Filologica non farà sconti ad alcuno, alla Regione in primis, cui spetta il compito di trovare risposte per il rilancio economico e sociale. E il primo segno è venuto ieri dall’approvazione, all’unanimità, di una mozione che chiederà alle forze politiche friulane presenti in Parlamento di riaprire l’iter per consentire il passaggio di Sappada al Friuli, come vorrebbero gli abitanti della bella località montana.

Autonomia, identità. Parole che sono echeggiate piú volte nel corso dell’assemblea della Società Filologica Friulana, tenuta ieri mattina a Udine, a palazzo Mantica, dove il presidente Federico Vicario ha tenuto la relazione morale e ha elencato tutte la manifestazioni, i concorsi, i premi, le pubblicazioni e i progetti realizzati nel 2016, per poi anticipare ciò che il sodalizio produrrà quest’anno. Ma Vicario ha soprattutto puntato il dito sulla Regione: «Nol è compit nestri chel di resonâ sul cuadri sociâl o economic dal Friûl, un cuadri ch’al mostre magari une riprese ancje chi in regjon, ma une situazion ch’e reste simpri cetant complicade e che nus viòt ancjemò lontans dai nivei dal 2008, prime de crisi», ha detto in marilenghe ricordando l’anno buio che si è appena concluso, ultimo di una serie scoraggiante di cattive annate per il comparto economico e per la condizione sociale in Friuli.

Autonomia vuol dire anche identità e unità del Friuli e questa unità deve trovare una sua concreta e specifica realizzazione. Occorre, però, riempire di contenuti questa autonomia e la Filologica, ritenendo un argomento questo importante, si rende disponibile a caldeggiare ogni iniziativa da qualsiasi parte provenga.

«La Filologica – ha affermato Vicario – è meno forte politicamente di un tempo, quello di Tessitori, che è stato il padre della Regione e anche il lungimirante presidente del nostro sodalizio dal 1954 al 1963; ma adesso è più forte concretamente e fattivamente per dare risposte ai bisogni di cultura, di valori, di senso di comunità che il Friuli palesa». «Par colmâ il vueit di une identitât simpri plui lamie, smamide e scunide – ha continuato - le Filologjiche è je pronte e ative», con ciò intendendo rivendicare il ruolo di “anima” per la comunità friulana minata nella sua identità e bisognosa di rinsaldare i valori a cui ancorarsi. Come dire: noi ci siamo e teniamo duro.

Pensare che, in passato – si è spinto a ricordare Vicario –, la Filologica aveva una sua autorità morale riconosciuta in questioni di cultura e di tradizioni friulane e poteva anche permettersi di esprimere, e lo ha fatto più volte, posizioni politiche. Bindo Chiurlo, uno dei fondatori assieme a Ugo Pellis, Giovanni Lorenzoni, Ercole Carletti della Società, nei lontani anni Venti dichiarava: «Oggi più che mai occorre l’opera amorosa e attiva di tutti i friulani perché le loro caratteristiche etniche e la parlata non iscompaiano e non iscompaia con esse quella che è stata la ragione della loro storia». Parole importanti che rappresentano l’eredità spirituale e culturale dell’ente.

Sulla questione dell’autonomia e della specialità regionali, pensando a una nuova declinazione di queste due entità, la Filologica ha messo più volte i ferri in acqua, recentemente anche in occasione del Congresso tenuto nel 2016 a Zoppola. E l’argomento non è stato solo una “vox clamantis in deserto” – è stato ricordato ieri – perché il dibattito è stato avviato in maniera determinante. La politica, però – si è detto –, latita. Non affronta l’argomento in maniera organica e continuativa.

«La domanda forte di unità per il Friuli – ha affermato l’esponente guida della Filologica – e il riconoscimento di una identità che nasce storica, culturale e morale deve trovare una sua forma di organizzazione anche politica e amministrativa. Questo vogliamo e non dobbiamo vergognarci di dirlo».

E al termine dei lavori, come primo segno di questo rinnovato impegno per l’identità, è stata presentata e approvata all’unanimità una mozione che chiede alle forse politiche di far ripartire l’iter parlamentare per ottenere il passaggio di Sappada al Friuli. Iter che, come noto, si è interrotto dopo che pure la comunità

sappadina si era pronunciata favorevolmente per diventare Friuli.

Nel corso dei lavori della Filologica si è poi ricordato che nel 2019 cadrà il centenario di fondazione che dovrà, ancora una volta, testimoniare le ragioni profonde di quell’impegno.

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