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«In Friuli il noir rende bene: confina col terrorismo dell’Est»

Flavio Santi svela i tratti del suo ultimo racconto, “L’estate non perdona” «Sono tornato da Drago Furlan perché mi piace pensare a una sua evoluzione»

MARIO BRANDOLIN. Picchia duro l’estate che lo scrittore e poeta Flavio Santi ha immaginato per la seconda avventura di Drago Furlan, ispettore di polizia in servizio in quel di Cividale. Picchia duro con afa pesante e una serie di ammazzamenti particolarmente cruenti che non fanno presagire nulla di buono, aprono scenari a dir poco inquietanti e costringono il nostro ruvido e friulanissimo eroe a una serie di scapicollate in moto o con la ormai mitica Zastava rossa, tra Lignano, dove dovrebbe godersi le ferie con l’eterna fidanzata Perla e le indagini che lo riportano in quel di Cividale e delle sue valli, col compito di risolvere il caso del “mostro del Natisone” come l’hanno bombasticamente etichettato stampa e tv. Dopo il successo de La primavera tarda ad arrivare, Flavio Santi, torna in libreria, dal prossimo 28 marzo, con il nuovo romanzo L’estate non perdona, un giallo ricco di colpi di scena che è anche ritratto di una provincia all’apparenza tranquilla come quella friulana. Lasciamo la parola a Santi. «Sono tornato a Drago Furlan perché mi piace pensare la sua storia in evoluzione. La scommessa era far crescere sa umanamente che professionalmente attraverso i romanzi i personaggi, protagonista e figure di contorno».

E questo come avviene?

«Mettendoli di fronte a grandi problemi: nel libro precedente era la guerra, e quindi il senso della memoria, in questo caso è il Problema per eccellenza del nostro tempo: il terrorismo. Altra sfida, dare un senso al genere giallo raccontando la modernità».

Da questo punto di vista, quale il valore aggiunto dell’ambientazione in Friuli?

«Grande, perché il Friuli, terra di confine per eccellenza che guarda verso l’Est, è la regione più vicina ai luoghi in cui, ad esempio, si formano le nuove cellule terroristiche, il paesino di Buzim in Bosnia Erzegovina ad alta concentrazione Isis dista appena 150 km da Trieste. Del resto da sempre questa è terra di invasioni e attraversamenti di popoli che dall’est arrivavano in Occidente».

Il giallo oggi il genere letterario di maggior successo, come lo spiega?

«Il giallo è una specie di epica moderna, una risposta al bisogno che abbiamo dell’eroe, dell’eroe che si confronta con i problemi che ci toccano da vicino. La seconda è che il giallo ci racconta seppure in chiave romanzesca l’attualità. E poi non dimentichiamo il fascino del male, comunque della morte, che è poi un modo di esorcizzarlo».

Che genere di giallo è il suo?

«Un giallo che gioca molto con i registri espressivi. Alla tensione che scaturisce dalle diverse morti si accompagnano toni da commedia, più leggeri».

Che trovano efficace espressività, aggiungiamo, nella contrapposizione della Lignano vacanziera con tutti i suoi riti, che assai sfibrano il nostro Drago, e la Cividale minacciata da delitti i cui contorni sono a dir poco destabilizzanti.

«Infatti quella di Drago Furlan è una quotidianità in cui ciascuno di noi si può riconosce e che si trova a confrontarsi con il male che incombe. Drago è un tipo tranquillo che vuole la felicità dalle piccole cose e in questo è diverso da molti altri suoi colleghi tutti più tormentati. In lui ho cercato di ricostruire lo spirito

friulano».

Ecco il Friuli.

«É un posto che adoro: per questo, secondo quella che considero una sorta di missione, mi preme farlo conoscere, evitando di ridurlo a frico e tajut, ma raccontare i suoi luoghi della matura e i suoi piccoli mondi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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