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Anche Udine ricorda il mitico Chuck Berry

Parla Beppe Lentini che lo introdusse nel concerto del 1995

UDINE. Correva l’anno 1995 e Chuck Berry, scomparso sabato (aveva 90 anni), girava il mondo perennemente in tour. Stava per arrivare a Udine e il giornalista Nicola Cossar, firma storica della musica sulle pagine della cultura del Messaggero Veneto, chiamò al telefono il musicista friulano Beppe Lentini per dargli la notizia.

«Mi disse: “Tra due giorni arriva Chuck: il concerto lo devi aprire tu!”. Rimasi esterrefatto. Avevo la band in vacanza. Chiamai il chitarrista Roby Colella, un fuoriclasse. Intanto si era sparsa la notizia e il giornale della città fu preso d’assalto dai musicisti che sognavano di salire con Berry sul palco in piazza San Giacomo.

Toccò a me e brillava una stella perché ebbi ben cinque minuti di applausi. Chiamai Chuck sul palco. E fu mitico».

Beppe Lentini, che ha un suo posto nella storia del rock’n’roll made in Friuli ed è cresciuto con i suoni incandescenti di Little Richard ed Elvis Presley, ricorda bene quel lontano 19 luglio di oltre trent’anni fa.

A a poche ore dal concerto, mentre faceva le prove, vide seduto davanti al palco «un uomo di colore vestito da turista. Era Chuck Berry, quasi in incognito! Scesi e mi presentai con il mio inglese stentato. Parlammo di musica, gli confessai che ero un suo ammiratore, gli porsi emozionato un mio cd.

La nostra fu una breve conversazione. Era gentile. Speravo in una foto, ma non fu possibile. E anche dopo, quando lo introdussi sul palcoscenico, quella sera, lui non si vide fino all’ultimo. Non volle essere ripreso e a fine serata sparì».

Questo il ricordo indelebile nella memoria di Lentini di Chuck Berry, uno dei maestri del rock’n’roll scomparso a 90 anni nel Missouri. Lo ha messo, Beppe, quel ricordo, tra i piú belli della sua biografia sulla musica degli anni ’50, «Bruce Springsteen - racconta ancora Lentini - ha suonato con Chuck Berry negli anni settanta.

E quando ha firmato la prefazione della biografia del rocker ha scritto che è stato il più grande chitarrista e paroliere del rock che si sia mai visto. Anche nel concerto con Bruce, da quanto racconta lui stesso, accaddero le stesse cose che vissi io nel concerto di Udine».

In più di mezzo secolo di carriera, Chuck Berry non ha mai voluto una band: non conosceva neanche i musicisti con cui suonava. In Europa sbarcava in Germania o in Olanda, scritturava una ritmica e faceva il tour. Pagamento in contanti, soldi in valigetta e un carattere poco malleabile. Ma ai geni non si chiede di essere affabili, solo di alimentare la leggenda.

«Questa mattina mi ha chiamato un musicista e mi ha detto: hai sentito di Chuck Berry? Eccome no. Ricordo tutto di lui, in particolare quel disco “You never can tell”, del 1965, quando in Italia lo conoscevano in pochi. Con la sua memorabile chitarra ha firmato l’era del rock’n’roll attraverso brani risultati intramontabili come “Johnny B. Goode” e “Roll Over Beethoven”».

Alla straordinaria ispirazione ricevuta da Chuck Berry ha fatto riferimento ieri, quando la notizia della scomparasa si è diffusa, Brian Wilson dei Beach Boys: «Mancherà a tutti quelli che amano il rock’n’roll». «Pace e amore per Mr. rock’n’roll» è stato il saluto dell'ex Beatle Ringo Starr.

Messaggi di cordoglio anche dall’ex presidente Usa Bill Clinton, che ricorda

Chuck Berry come «un tesoro e un trionfo: non lo dimenticheremo mai», da Mick Jagger, da Barack Obama e dallo scrittore Stephen King: «Chuck Berry è morto: questo mi spezza il cuore, ma 90 anni non sono male per il rock’n’roll. Johnny B. Goode per sempre».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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