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Un poeta e il romanzo friulano sulla fine della Mitteleuropa

Autore di una preghiera per Marx, pubblica per Ponte Sisto “L’ultimo dei Soldengo” Appartato, si divide tra Roma e Cervignano. L’impero asburgico visto dalla provincia

di MARIO BRANDOLIN

Un caso forse non tanto unico – visto che di poeti e scrittori riservati, magari apprezzati dalla critica, ma non popolari, in Italia ce ne sono molti –, quello di Giuseppe Solardi, poeta defilato e schivo, che vive appartato in quel di Cervignano e che nulla ha mai fatto per entrare nel giro della grande editoria. Balzando invece all’onore delle cronache tempo fa quando fece dire una messa in suffragio di Carlo Marx nella parrocchiale di Saciletto, «in fondo anche lui ormai un dimenticato, trascurato...».

Un poeta, Solardi, che i suoi tre libri pubblicati se li è guadagnati a fatica anche se qualche volta, abbandonando la riservatezza in cui vive, e a proposito della quale ha scritto Claudio Magris: «Buon segno per la poesia specialmente oggi, in cui è più necessario irritare che ungere», sbotta contro il mondo dell’industria culturale, «un mondo di poteri forti da cui mi sento e sono escluso, un mondo protervo. Dove le logiche non sono quelle della poesia, della letteratura, della cultura, bensì quelle del business, del conformismo e del compromesso autoreferenziali, governate da una lobby di intellettuali che difendono rendite di posizione in un eterno gioco di scambio. Un ginepraio di cinismo e di brutalità morale enormi». E dove, conclude, «il buon poeta o il buon scrittore corre il rischio di essere scartato con volgarità, arroganza, ignoranza».

E lui ne sa qualcosa, visto che viene snobbato dai festival e rassegne letterarie, anche quelle numerose di casa nostra si duole, nonostante gli attestati di stima di poeti e critici illustri come Vigorelli, Bo, Oldani, Pampaloni, Cecchi, Bassani, Carlo Levi, Montale, Raboni per i suoi due libri di versi, “Colloqui con Amleto” e “Via con l’ombra”. Da pochi giorni, però, Solardi è tornato in libreria con un nuovo volume, un romanzo questa volta, “L’ultimo dei Soldengo” (Ponte Sisto edizioni, 15 euro), una sorta di meditabonda immersione nel “mondo di ieri” di un Friuli non più austriaco, ma ancora intriso dell’aura di quell’impero dissolto e di una aristocrazia terriera in declino inesorabile.

“L’ultimo Soldengo” del titolo è Cristiano, (dietro cui sembra adombrarsi la figura stessa dell’autore e il suo destino di solitudine), amante dell’ozio interiore, dedito a coltivare sogni e fantasmi, a rifugiarsi nella sola possibile via di salvezza, quella del distacco dalle cose materiali, a fronte di una decadenza che non è solo economica, ma prima di tutto valoriale, etica. E che qui viene descritta e identificata nel trionfo della nuova cinica e aggressiva borghesia industriale e finanziaria, su quello di un’aristocrazia fondata invece su una gerarchia consolidata e forzatamente inattuale di valori regole e tradizioni in contrasto insanabile con quelle dei tempi moderni. La parabola dei Soldengo si sviluppa in questa narrazione seguendo soprattutto i moti dello spirito, i progressivi slittamenti del cuore e della ragione dei suoi protagonisti, il conte Rodolfo e il suo rampollo Cristiano, ormai impotenti davanti all’avanzare di una classe assetata di soldi e potere, incapaci di capire dove spira il vento della storia, convinti che questa precipiti l’umanità verso un‘ineludibile catastrofe.

Parabola significativamente rappresentata dal giovanissimo Pierfrancesco, figlio di Cristiano e della borghese Costanza, che contravvenendo alle aspettative del nonno Rodolfo che in lui aveva risposto aspettative di continuità del casato e di tutto ciò che esso incarnava, arriva a rinunciare al nome Soldengo per Refker, quello della madre, più in linea con la solidità economico imprenditoriale avuta

in eredità dal nonno materno, mentre il palazzo avito di Soldenigo viene svenduto col grande parco per fare posto a lottizzazioni e speculazioni edilizie. Un romanzo poderoso, la fine di una Mitteleuropa provinciale vista con l’olimpico distacco di un poeta.

. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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