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La Udine di Borgobello una... grande bellezza

La città vera protagonista del film insieme con Flavio Parenti Al Visionario applausi alla regista che ha riscoperto le sue radici

Ci sono dei momenti, nella vita, in cui decidi di guardarti dentro. Costi quel che costi, anche se sai perfettamente che il conto lo pagherai in lacrime. Ruth Borgobello ha preso questa decisione otto anni fa, quando ha cominciato a lavorare al suo primo lungometraggio. Regista italo australiana fino a quel momento autrice di alcuni corti, la Borgobello però probabilmente ignorava che “The Space Between” sarebbe stato molto più che un film. Presentata “quasi” in anteprima nazionale al Visionario di Udine (la prima proiezione risale alla Festa del Cinema di Roma), e poi a Cinemazero a Pordenone, la prima opera della regista di origine friulana si è davvero manifestata come una catarsi. E il pubblico friulano, che ha risposto con il tutto esaurito in sala Astra e molti applausi, ha fatto come da paciere tra la Borgobello e il suo destino. «Questo film è nato 18 anni fa, quando ho conosciuto mio marito Davide, ed è nato da una storia vera proprio qui tra voi». Lei, figlia di emigranti friulani in Australia, torna nella terra d’origine in vacanza e il destino le mette di fronte un ragazzo proprio nel giorno in cui un suo carissimo amico perde la vita, costringendolo a porsi molte domande. «Ho provato fin da subito molta emozione in questa terra e anche se sarebbe stato molto più facile girare e produrre il film in Australia, ho sentito che il Friuli Venezia Giulia mi chiamava». E proprio i paesaggi della nostra regione, da Duino a Tarcento, a Udine, finiscono per contendersi il posto da protagonista con il bravo Flavio Parenti. «Qui c’è un potenziale turistico serio – ha ammesso l’attore toscano dal palco del Visionario – con luoghi che presentano una diversità tale da essere facilmente promossi». Bravo, lui, calato nel morbido sfondo di Udine, a interpretare un personaggio in cui una pesante dose di introspezione doveva farla da padrone. Tanta sensibilità, un cipiglio alla friulana e una spruzzata di fascino trasandato ed ecco che Parenti diventa Marco Zanin, che gli udinesi non possono non amare se non altro per quel “bon” con cui intercala le sue battute. La friulanità è un filo conduttore che la Borgobello ha voluto tessere con forza nelle scene di “The Space Between” (che sarà nelle sale dal 27 aprile): c’è tanto buon vino che scorre, ci sono le colline di Tarcento e quelle del Manzanese, ci sono i borbottii del papà di Marco (un eccellente quanto causticamente serafico Fulvio Falzarano) che rifiuta l’aiuto di suo figlio; e c’è Marco stesso. Un burbero pieno di passione e senso del dovere, che se sorride è capace di far aprire il cuore. Ma non c’è da stupirsi se il pubblico in sala, al termine della proiezione, abbia fatto domande sulle location. «Quella villa dov’era? Perché Tarcento? Le case di Udine le avete trovate così?». I friulani, così disabituati a osservarsi con gli occhi degli altri e a vedere la propria terra esposta al giudizio incantato dei piú, hanno schivato l’afflato introspettivo della storia interponendo tra loro e la regista una coltre di rispetto per un film che palesemente parla di lei. Delicata e tenace, Ruth Borgobello ha voluto dividere il palco con alcuni suoi compagni di avventura (ma il marito e coproduttore Davide Giusti arriverà in queste ore dall’Australia). Lo scarmigliato Flavio Parenti, la bella attrice friulana Antonietta Bello, la direttrice artistica Scilla Mantovani e il co-sceneggiatore Mario Mucciarelli. «Scrivendo questo film – ha ammesso quest’ultimo – abbiamo cercato di fare in modo che potesse essere visto anche da un pubblico non italiano». Non solo i molti dialoghi in

inglese e la regia ricercata, impreziosita da una splendida fotografia, ma anche la colonna sonora firmata da Teho Teardo rendono in effetti “The Space Between” un film particolarmente adatto. In Australia è piaciuto. E con il film, anche il Friuli Venezia Giulia.

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