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L’attacco sul Flondar e il terribile presagio della rotta di Caporetto 

Un libro ricostruisce lo scontro sul Carso che anticipò la disfatta Nel giugno di cent’anni fa la battaglia alle spalle di Duino

Nel ripercorrere cosa avvenne un secolo fa sugli scenari della Grande Guerra, il resto del 2017 sarà dedicato certamente ad analisi e riflessioni sulla rotta, disfatta, ritirata (o comunque la si voglia definire) di Caporetto che dopo l’estate, soprattutto a ottobre, sarà al centro di iniziative, convegni e pubblicazioni per capire le cause dell’immane disastro entrato nell’immaginario collettivo e nella coscienza nazionale. L’attenzione sugli eventi bellici si sposterà poi alle zone del Piave per approdare il 4 novembre 2018 ai giorni della gloria. Questo è un po' lo sviluppo prevedibile di ciò che succederà mentre alle spalle abbiamo due anni, da quando le ostilità cominciarono, il 24 maggio 1915, sui quali non tutte le carte disponibili sono state giocate a dovere per suscitare un sentimento condiviso, al punto che già ci si sofferma sui motivi del “centenario mancato”. A intralciare il cammino ci sono anche problemi, soliti purtroppo, causati da rallentamenti tecnici e burocratici tanto che i lavori di restauro nel sacrario di Redipuglia devono ancora cominciare e la tomba del Duca d’Aosta è stata transennata essendo pericolante. Insomma, l’ombra di Caporetto aleggia sempre, in qualche modo.
Problemi e intoppi non fermano però l’opera di appassionati studiosi, scrittori ed editori che continuano una meticolosa e straordinaria ricerca svelando nuovi aspetti riguardanti la storia militare e quella personale di chi si trovò, suo malgrado, coinvolto in fatti apocalittici pagandone le conseguenze. Un nuovo esempio viene da un libro, che sarà presentato sabato, alle 18, a Medeazza, nel Monfalconese, nell’agriturismo Fruske, proprio nel territorio in cui avvennero le vicende di cui si narra. Stampato dall’editore Gaspari di Udine, si intitola “Flondar 1917, il presagio di Caporetto”, di cui sono autori Mitja Juren, Paolo Pizzamus e Nicola Persegati. Assieme a loro dialogherà Roberto Todero. Presenta Giorgia Polli dell’associazione Apertamente, che organizza l’incontro.
Il titolo del volume spiega d’acchito il significato di una cruentisisma battaglia che, dal maggio del 1917, rappresentò un tristissimo anticipo di ciò che accadde poi nelle valli dell’Isonzo ad autunno inoltrato in dimensioni molto più catastrofiche. In questo caso tutto prende il nome dalla più importante altura carsica, Flondar appunto, riconquistata dagli austro-ungarici in un contrattacco contro gli italiani attorno al monte Ermada, alle spalle di Duino, ultima linea di resistenza eretta per fermare il nostro esercito sulla strada di Trieste. Impiegando nuove tecniche d’assalto, gli uomini del generale Borojevic occuparono posizioni importanti infliggendo ai fanti durissime perdite, tra cui 10 mila prigionieri. Di fronte all’amarissima sorpresa, il generale Cadorna e il comando del Regio Esercito, dopo aver sottovalutato le novità tattiche nemiche, condannarono la debolezza morale delle proprie truppe. Ecco allora le premesse di quella sindrome che giungerà a effetti devastanti con le spallate date a Caporetto dagli asburgici affiancati dagli alleati tedeschi. Tutta l’offensiva italiana di primavera, decima battaglia dell’Isonzo, fu un macello inutile: 54 mila morti, 129 mila feriti, 27 mila prigionieri. Un sottotenente, Adolfo Ferrero, scrisse nel diario: «Sento in me la vita che reclama la sua parte di sole...». Il tribunale militare di Cadorna istruì il cosiddetto “processo di Pradamano” per punire una specie di congiura che avrebbe minato la saldezza morale dei soldati.
Ecco allora perché, prima di Caporetto, è importante studiare la “sorpresa” rappresentata dall’attacco austriaco sulle pendici del Flondar, piccolo rilievo sul quale si bruciò un’intera generazione. Il nuovo libro narra
tutto con analisi militari, diari personali, immagini inedite. C’è anche l’itinerario per arrivarvi da San Giovanni di Duino in un viaggio nel passato che, davanti allo spettacolo dell’Alto Adriatico, fa capire a cosa possa portare la follia e la megalomania umana.
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