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Il cappuccino in malga. Anche questo accade in cima alla valle del But

Marino Screm e la sua famiglia hanno raccolto l’eredità dei genitori. A qualche chilometro da Cleulis ecco la splendida Pramosio

Se avesse la bacchetta magica Marino Screm, gestore della malga Pramosio assieme ai suoi genitori la userebbe affinché «le persone dimostrino maggiore rispetto del settore agricolo perché se puoi vivere senza telefonino, senza mangiare non puoi farlo». Situata a qualche chilometro da Cleulis, nell’alta valle del But, la Pramosio viene definita un po’ la malga pilota per il panorama malghese della regione. «Mio padre e mia madre hanno iniziato più di 40 anni fa, diventando il primo agriturism ...

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Se avesse la bacchetta magica Marino Screm, gestore della malga Pramosio assieme ai suoi genitori la userebbe affinché «le persone dimostrino maggiore rispetto del settore agricolo perché se puoi vivere senza telefonino, senza mangiare non puoi farlo». Situata a qualche chilometro da Cleulis, nell’alta valle del But, la Pramosio viene definita un po’ la malga pilota per il panorama malghese della regione. «Mio padre e mia madre hanno iniziato più di 40 anni fa, diventando il primo agriturismo in Friuli. Probabilmente questo lo dobbiamo a mia madre che lavorava in val Rendena e lì aveva vissuto tutto un altro sistema, ben più sviluppato rispetto a quello che c’era qui da noi», commenta Marino. Fino a qualche anno fa a dare una mano c’erano anche i suoi fratelli «anche se oggi siamo noi tre ad occuparci di tutto».

Malga Pramosio ha un’alleata in quella strada che conduce direttamente all’alpeggio e, naturalmente, rappresenta una condizione migliore rispetto a tante malghe che stanno ancora aspettando la manutenzione della viabilità. «Le persone arrivano quassù principalmente a bordo delle automobili ma anche a piedi, soprattutto quelli che camminano in zona Avostanis. Tutto dipende dal tempo atmosferico: la domenica se è bello riusciamo a fare anche 300 persone, se minaccia pioggia allora può capitare che non venga nessuno», dice Marino che racconta che «siamo aperti da fine maggio fino all’ultima settimana di ottobre, potendo offrire una trentina di posti di letto». Malga Pramosio dimostra attenzione anche nei confronti di chi necessita di alimentazioni particolari. «Siamo attenti verso le intolleranze e verso la celiachia. Cerchiamo di fare il possibile per accontentare chiunque». Le provenienze sono delle più varie: dalla regione sono tanti i triestini e pordenonesi, mentre da fuori sono i veneti ad essere assidui frequentatori. «Ultimamente arrivano turisti anche dal Giappone, grazie a dei pacchetti turistici», racconta Marino. «Generalmente si comportano tutti bene, anche se ogni tanto sorrido perché ad esempio i tedeschi ordinano anche sette cappuccini, prima di sedersi a tavola». Se manca “la cultura dell’antipasto” non manca certamente quella di spendere per le cose buone. Ma quando sembra poi che tutto vada a gonfie vele e che niente possa venir intaccato, ecco che proprio in quell’istante la montagna ti sorprende. Cambiano i toni, il cielo si ritrae dietro le nuvole e la carica elettrica aziona meccaniche inaspettate. «È una cosa indegna la presa in giro della Regione nei nostri confronti. Conosco il settore e se è vero che ci sono grossi ritardi, le colpe maggiori sono proprio delle amministrazioni pubbliche. Ho dubbi sul Psr». Marino non ha timore di dire che «sull’agroambiente stiamo aspettando i compensativi per lo sfalcio per il 2015, 2016 e 2017. Questi di quest’anno dovrebbero arrivare in novembre ma stai certo che non succederà».

Uno sfogo di un uomo che vive la montagna con passione. Malga Pramosio è di proprietà della Regione Fvg che l’aveva acquistata da un privato. E forse è proprio per questo che le critiche di Marino pesano di più, perché schiette ed oneste, senza l’influenza di un qualche nepotismo di montagna. No. Arrivano da dove si è investito, dove si è guardato con affetto, per non rendersi conto che dopo un po’, quella storia d’amore finisce. «Per me è come se fossimo proprietari noi - dice Marino - visto che se la malga è così lo dobbiamo a mio padre e mia madre e alla loro passione». Se per andare avanti c’è bisogno della linea del tempo, il futuro è ciò che vediamo scolpito davanti a noi: i protagonisti di tutto ciò saranno i giovani? «Posso dire che se vogliamo che le malghe abbiano futuro allora dobbiamo cominciare a lavorare nelle scuole. Non c’è altra soluzione». La Pramosio produce 800 forme di formaggio a stagione, grazie al latte delle circa 80 mucche. Il primo giorno di transumanza fanno il formaggio lo stesso – anche se altri malghesi non sono d’accordo su questo. Ma è proprio grazie al dissenso che si è costruita la società democratica, quella dove poter esprimere le proprie opinioni senza che ci sia una qualsiasi forma repressiva. C’è bisogno di criticare perché altrimenti fingiamo correttezza, quando invece c’è chi, solo per il fatto di essere all’ultimo posto della catena gerarchica viene ignorato. Perché potremmo ricordare – senza retorica suvvia – che certi soldi sono di tutti. L’oligarchia infatti non corrisponde al potere del popolo bensì a quello affidato nelle mani di pochi. Cosa succede infatti quando a causa di pochi, un malghese deve supplicare la banca che, naturalmente, non ne vuole sapere di ritardi?