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NoiMv, con gli alpini a Udine: tanti ricordi fotografici e i dialoghi degli storici

Da domani, sabato 2 settembre, in San Francesco l’iniziativa dei giornali Finegil. Scatti d’autore e dall’albo dei soldati. Le lezioni di Zannini. Iscrivetevi qui a NoiMV - Le nostre newsletter - Gli eventi

Inaugura domani, 2 settembre, alle 10 (e rimane visitabile fino a domenica 10) la doppia mostra fotografica organizzata dal Messaggero Veneto e dedicata agli Alpini negli spazi della chiesa di San Francesco a Udine. L’esposizione ha due perni, entrambi con un forte legame tra passato e presente a dimostrazione di quanto sia ancora forte e radicata l’immagine delle pennenere. Il cuore della mostra consiste infatti in una serie di pannelli fotografici che radunano gli scatti tratti dal libro “ ...

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Inaugura domani, 2 settembre, alle 10 (e rimane visitabile fino a domenica 10) la doppia mostra fotografica organizzata dal Messaggero Veneto e dedicata agli Alpini negli spazi della chiesa di San Francesco a Udine. L’esposizione ha due perni, entrambi con un forte legame tra passato e presente a dimostrazione di quanto sia ancora forte e radicata l’immagine delle pennenere. Il cuore della mostra consiste infatti in una serie di pannelli fotografici che radunano gli scatti tratti dal libro “Ricordi di naia alpina”, volume nato grazie ai lettori dei quotidiani del gruppo Finegil Nord Est di Friuli e Veneto, che hanno inviato in redazione i ricordi fotografici della loro esperienza di naia custoditi negli archivi familiari.  

Una selezione delle immagini più emblematiche tra le oltre tremila pervenute. Accanto, lungo tutto il perimetro dell’aula della chiesa è proposto un allestimento di centosettantuno scatti del fotografo torinese Enzo Isaia, realizzati tra il 1964 e il 1968 e stampati in bianco e nero. Mostra di grande successo che arriva per la prima volta in Friuli dopo una tappa triestina ormai molto datata. L’esposizione si intitola “Noi Alpini” e ha dato vita anch’essa a un libro più volte ristampato con la preziosa introduzione di Giulio Bedeschi, autore di “Centomila gavette di ghiaccio”. Sono immagini di grande qualità che mostrano momenti ufficiali e situazioni di vita in caserma e fuori, con un occhio attento alla ricerca dell’attimo da cogliere. Emblematica quella in cui due bambini lungo un sentiero di montagna innevato si fanno da parte con la slitta per far passare una truppa che avanza in salita. Gli occhi di quei bambini, incollati verso l’apparizione, esprimono stupore e ammirazione, mentre dalla fila di zaini carichi - nessun alpino è riconoscibile - spunta una mano che porge un buffetto affettuoso a uno dei due.

«Gli alpini insegnano molto su come noi italiani intendiamo la guerra, ovvero con una forte attenzione ai valori sociali, morali e alla popolazione, anche se hanno attraversato le contraddizioni di tutti i soldati di tutti i tempi», dice Andrea Zannini, professore di storia a Udine. «Ci ricordano l’elemento umano. Non la disciplina, i comandi, le strategie, la tecnologia, ma l’umanità dentro la guerra». Ed è anche per questo che sono tanto amati. La mostra offre poi l’occasione di essere vissuta anche assistendo a conferenze sul tema della Grande Guerra, curate proprio da Andrea Zannini. Si tratta di tre incontri gratuiti espressamente dedicati ai lettori del Messaggero Veneto e prenotabili attraverso la community noimessaggeroveneto.it/eventi.

Nelle giornate del 7, 8 e 9 settembre, sempre alle 16, si terrà “Che storia! Dialoghi sulla Prima Guerra Mondiale”. tre conferenze sulla Grande Guerra con Paolo Gaspari (“Le bugie di Caporetto”, 7 settembre), Diego Carpenedo (“Una storia friulana: Gortani vs Cadorna”, 8 settembre), Paolo Ferrari (“Armi nuove per una guerra nuova: aerei, gas, carri armati nella Grande Guerra”, 9 settembre). «Sono - dice Zannini - un’ottima occasione per riflettere su aspetti insoliti del conflitto, dallo scontro tra il senatore Michele Gortani e Cadorna, che porta Gortani in carcere a Osoppo per aver accusato Cadorna di scellerata conduzione della guerra. Alla questione di Caporetto, su come è stata interpretata. Fondamentale l’intervento di Ferrari sull’uso delle armi, aspetto più noto ma essenziale per capire come per la prima volta in un conflitto siano stati usati tutti i mezzi».

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