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«Altro che adolescenti apatici: hanno un immenso coraggio»

Il prof romanziere pubblica con Garzanti “Tutta la vita che vuoi” e dà loro voce «Siamo noi “grandi” i frustrati che non sanno cedere gli spazi per esprimersi»

Per scrivere un romanzo serve senz’altro un alto grado di empatia. Serve cioè quella capacità di mettersi nei panni dell’altro, ma non solo. Serve quel tipo di sensibilità che permette di sentire come sentono gli altri, quelli che hai di fronte, chiunque essi siano. Al suo secondo romanzo, dopo il successo di “Eppure cadiamo felici”, Enrico Galiano si è gettato nuovamente a capofitto nel mondo che forse meglio conosce, quello degli adolescenti, esercitando un’empatia ai massimi livelli. In u ...

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Per scrivere un romanzo serve senz’altro un alto grado di empatia. Serve cioè quella capacità di mettersi nei panni dell’altro, ma non solo. Serve quel tipo di sensibilità che permette di sentire come sentono gli altri, quelli che hai di fronte, chiunque essi siano. Al suo secondo romanzo, dopo il successo di “Eppure cadiamo felici”, Enrico Galiano si è gettato nuovamente a capofitto nel mondo che forse meglio conosce, quello degli adolescenti, esercitando un’empatia ai massimi livelli. In uscita oggi sempre per i tipi di Garzanti è “Tutta la vita che vuoi”, romanzo che usa ancora una volta il nero dell’inchiostro per rendere protagonisti i ragazzi. «Il punto è che sono davvero stufo di chi dice, alla Crepet via, che gli adolescenti di oggi sono apatici e svogliati: la verità è che siamo noi i frustrati, incapaci di vivere la vita che vorremmo davvero; siamo noi che non diamo ai giovani gli spazi per esprimersi. Dobbiamo cominciare a pensare che i nostri ragazzi hanno molto più coraggio di quello che pensiamo». Non le manda a dire l’amatissimo “prof” Galiano, che non ha certo bisogno di trincerarsi dietro i romanzi per difendere la sua posizione di, appunto, totale empatia nei confronti degli studenti ai quali insegna, dei quali scrive, con i quali collabora per i suoi spettacoli e dai quali si lascia ispirare.

Questa volta gli adolescenti sono in tre ed è lo stesso Galiano a presentarceli. «C’è Giorgio, che ha diciassette anni e nell’incipit lo conosciamo mentre partecipa al funerale di suo fratello. Poi c’è Clo, che detesta essere chiamata Claudia ed è cleptomane, la vera anima del libro. Infine c’è Filippo che scappa da scuola dopo avere insultato un professore ed essere stato convocato in presidenza». Insomma, un trio alla soglia di quella “problematicità” di cui agli adulti piace tanto riempirsi la bocca quando parlano di chi ha una generazione di scarto, che invece provano a ribellarsi al loro essere “sfigati” affrontando i loro fantasmi e decidendo che è arrivato il momento per fare tutto ciò che non hanno mai avuto il coraggio di fare . «Ognuno di questi ragazzi meriterebbe un libro solo per sé», ci confida invece Galiano; mentre ammette che, «sì, rispetto a “Eppure cadiamo felici”, in questo romanzo c’è molto più della mia esperienza di professore». Un’esperienza che ha arricchito una personalità evidentemente già predisposta all’ascolto e all’osservazione. Già predisposta a badare alle voci di tutti, anche di quelli che stanno sempre in silenzio, alle sfumature dei colori, le variazioni dei suoni, ai dettagli apparentemente marginali: quelle cose che per i più sono “le piccole cose”, ma che per lui e di conseguenza per i protagonisti dei suoi libri, diventano «le cose davvero importanti». Oltre al tema dell’adolescenza, a legare i primi due romanzi (sì, Galiano ne ha già un terzo in cantiere) c’è infatti anche l’affezione per i dettagli. Se in “Eppure cadiamo felici” si srotolava nella passione verso le parole intraducibili, in “Tutta la vita che vuoi” trova spazio nell’esercizio che Clo fa alla ricerca dei motivi per cui vale la pena vivere. «Alla fine ne conteremo 225, che lei raccoglie numerandoli e descrivendoli e non considera mai alla stregua di piccole cose, ma i veri argomenti alla base della vita che non solo portano felicità, ma anche enorme sofferenza in quanto sensazioni molto forti che non si decide di provare, ma dalle quali si viene semplicemente travolti».

Qualche esempio? Dai granelli di zucchero che si fermano nella schiuma densa del cappuccino a Leonardo Di Caprio. E ci provi qualcuno a dire che non sono motivi validi per stare al mondo. Primo appuntamento per Enrico Galiano e il suo nuovo romanzo il 23 aprile alle Hoepli di Milano. Qui in regione, invece, il “prof” non rinuncerà a fare quello che gli riesce meglio, ovvero stare con i suoi ragazzi: gli appuntamenti sono il 3 maggio al Comunale di Pasiano di Pordenone e il 12 maggio al don Bosco di Pordenone. In queste due date andrà in scena uno spettacolo tratto dal libro in cui insieme a lui ci saranno i suoi studenti, il cantautore Pablo Perissinotto e la compagnia Leomajor.

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