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Alla scoperta dell’Arzino: percorso indimenticabile tra cascate, fiori e rocce - Foto

Vito d'Asio, gli esperti Saf hanno illustrato ai lettori del Messaggero Veneto le bellezze della valle. Lungo il sentiero hanno potuto apprezzare orchidee e aquilegie

VITO D'ASIO. «Il paesaggio è stata una scoperta. Abbiamo posti meravigliosi a due passi da noi ma non li conosciamo». Giacinta viene da Codroipo e ha ancora gli occhi che luccicano: è appena scesa dalle cascate dell’Arzino, questo torrente incredibile per forme e colori che scorre fra Vito d’Asio e Verzegnis in una valle che è fra le più selvagge del Friuli.

I lettori del Messaggero Veneto alle cascate dell'Arzino


Qui, domenica 27 maggio, la Società alpina friulana ha condotto in escursione 35 lettori del Messaggero Veneto per un cammino che ...

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VITO D'ASIO. «Il paesaggio è stata una scoperta. Abbiamo posti meravigliosi a due passi da noi ma non li conosciamo». Giacinta viene da Codroipo e ha ancora gli occhi che luccicano: è appena scesa dalle cascate dell’Arzino, questo torrente incredibile per forme e colori che scorre fra Vito d’Asio e Verzegnis in una valle che è fra le più selvagge del Friuli.

I lettori del Messaggero Veneto alle cascate dell'Arzino


Qui, domenica 27 maggio, la Società alpina friulana ha condotto in escursione 35 lettori del Messaggero Veneto per un cammino che si è addentrato nel bosco fino a raggiungere il punto più spettacolare del corso d’acqua, che si trova quasi alla sorgente.

Un percorso agevole, però non proprio segnalato, ed è per questo che sono entrati in campo gli accompagnatori della sezione di Udine del Cai che hanno fatto da ciceroni al gruppo. Non solo: una guida naturalistica, Renzo Ferluga, ha rinforzato la già nutrita schiera di esperti - una decina - messi in campo, e in azione, dalla Saf.

Così l’escursione è diventata quasi un pretesto per aprire una serie di finestre, un po’ come in un gioco di realtà aumentata, sui vari aspetti della natura e della storia. Ecco dunque apparire sul sentiero la timida aquilegia, fiore fra i più belli, se lo si sa vedere.

Poi il regale maggiociodolo, con le sua cascate d’oro, che sembra fiorire apposta nei punti più belli delle cascate, fra l’azzurro e il turchese dell’acqua, a uso dei fotografi. E la roccia, la fascinosa Dolomia principale: che racconto dalla lettura delle pietre!

Antonio Nonino e Renzo Paganello sono partiti dalla storia geologica del Friuli per spiegare perché l’Arzino ha scavato nella dolomia simili meraviglie, e perché dobbiamo difendere l’acqua e la montagna.

Queste magnifiche vasche di erosione, che custodiscono «uno dei dieci posti d’acqua dolce più belli d’Europa», parola di specialista; questi salti impetuosi, dove la portata è eccezionale e la purezza estrema; questa valle verdissima è uno scrigno prezioso di biodiversità e bellezza.

Il carpino nero, l’orniello, poi il tiglio, il faggio. Ecco il giglio, poi un’orchidea, fioritura tardiva e apprezzatissima. Le orchidee spontanee sono piccole, bisogna saperle riconoscere.

«Avere qualcuno che te le fa apprezzare è impagabile» osserva Colette, che con Manuela si è aggiudicata gli ultimi due posti disponibili dell’escursione offerta alla comunità del Messaggero Veneto.

«Era da tempo che volevo vedere l’Arzino: quale migliore occasione?». Sara e Stefano sono arrivati in coppia, loro sono due habitué di NoiMv: «Ci sono piaciute molto le uscite gastronomiche, la verità è che sono sempre proposte speciali, come questa».

Alessandro ha portato un drone per filmare il torrente dall’alto. Alla fine, un buffet a sorpresa per tutti nel più puro stile Cai, con tavolino da campeggio e taglieri, sotto la tettoia di una casa del borgo di San Francesco, mentre cadevano le prime gocce di pioggia.

Poi le nuvole se ne sono andate ed è ritornato il sole, in tempo per vedere anche un altro punto panoramico dell’Arzino, verso Pielungo, grazie alla pazienza dell’autista del pullman Saf, ottimo pilota in strade tanto strette. Paolo Cignacco, vicepresidente dell’Alpina friulana, è stato infine banditore della lotteria, un’altra tradizione dell’associazione, durante il viaggio di ritorno.

Nelle squadra Saf anche Nicola Michelini ed Enrico Sabbadini della Scuola di escursionismo, con Denia, Giorgio e Pino e il fotografo naturalista Ermes Furlani. «Quando lo rifate?» è stato il commento di Gina al momento di salutarsi. Qui o altrove, l’Alpina friulana è a disposizione.

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