Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Un gigante con vent’anni di “vantaggio” sulla sua terra

La cosa incredibile è che in quell’inverno 1973-1974 sullo Zoncolan non nevicò. Sergio De Infanti lo diceva con quel ghigno da montanaro, l’espressione inconfondibile che faceva dell’alpinista-scritto...

La cosa incredibile è che in quell’inverno 1973-1974 sullo Zoncolan non nevicò. Sergio De Infanti lo diceva con quel ghigno da montanaro, l’espressione inconfondibile che faceva dell’alpinista-scrittore un riferimento per la montagna friulana. E non solo. Un ghigno che voleva dire tutto. Lui, comunista di ferro, a battagliare con quelli dello scudo crociato, negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta “camosci” anche in Carnia. Nel senso che prendevano voti, manovravano denari. E lui s’incazzava ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter

La cosa incredibile è che in quell’inverno 1973-1974 sullo Zoncolan non nevicò. Sergio De Infanti lo diceva con quel ghigno da montanaro, l’espressione inconfondibile che faceva dell’alpinista-scrittore un riferimento per la montagna friulana. E non solo. Un ghigno che voleva dire tutto. Lui, comunista di ferro, a battagliare con quelli dello scudo crociato, negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta “camosci” anche in Carnia. Nel senso che prendevano voti, manovravano denari. E lui s’incazzava, perché lui, la prima guida alpina della Carnia, il primo maestro di sci della Carnia, un alpinista che, per talento e imprese alla fine degli anni ’60 rivaleggiava col Raynold alto atesino, Messner, al contrario dei “camosci” dello scudo crociato o dei paesani che volevano fare turismo, il turismo vero l’aveva visto. A Courmayer, a Cortina a Cervinia. Era stato sulle Alpi francesi, aveva girato i monti per fare il suo mestiere: il maestro di sci, la guida alpina. «Guadagnavo benone», diceva. E poi? Con gli stipendi, il sudore della fatica, da buon carnico, finanziava le sue imprese. Tredici spedizioni in giro per il mondo, cento vie aperte sulle Alpi e quella missione di fine anni Sessanta in Iran, per cui a distanza di decenni gli brillavano gli occhi. «Si va lassù ospiti di quella gente, si carpiscono i segreti di quella gente, si rispetta la montagna di quella gente», raccontava. Poi il ghigno, l’inconfondibile ghigno di Sergio, magari guardando dal suo albergo-rifugio “La Pace Alpina” a Ravascletto, il panorama verso la val Pesarina che tanto amava. Perché le maxi spedizioni sull’Everest, quelle in cui può salire chiunque con valanghe di sherpa al seguito lo facevano incavolare nero. Come si arrabbiava perché i colleghi non investivano sulla nuova gallina delle uova d’oro dello Zoncolan: la bicicletta, grazie al Giro d’Italia. Perché lui sui paesani aveva 20-30 anni di vantaggio.

Come s’arrabbio di brutto, assieme ai protagonisti di quell’epoca d’oro per il paese e il comprensorio dello Zoncolan, quando nell’inverno di 45 anni fa la neve non arrivò sulla sua montagna, se non al penultimo giorno, il 19 marzo 1974. Perché, mentre la Regione decise d’investire per strada, funivia fino al cubo e prima seggiovia sullo Zoncolan, De Infanti diventò commissario dell’Azienda di soggiorno. Mancavano le piste per sciare lassù.

Andò allora casa per casa a Sutrio a chiedere l’autorizzazione ai proprietari dei terreni di tagliare gli alberi per fare le piste, realizzò sul pianoro in quota persino un rudimentale skilift di 14 metri per principianti. Ma, lui che aveva visto l’epoca d’oro di Cervinia, Cortina, Cormayer, che aveva visto il mondo e voleva insegnarlo ai paesani, guardò il cielo. Perché quell’anno la neve arrivò solo il 19 marzo. Mandi Sergio. —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI