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Un omicidio prevedibile dentro quella casa dove non c’era l’amore

lucia burelloDietro alla maggior parte degli uxoricidi, si nascondono moventi banali, come l’alcol o la gelosia. Storie noiose perché i demoni primitivi provocati dal vino interessano poco. Ciò che...

lucia burello

Dietro alla maggior parte degli uxoricidi, si nascondono moventi banali, come l’alcol o la gelosia. Storie noiose perché i demoni primitivi provocati dal vino interessano poco. Ciò che attrae, invece, è il demone civilizzato. Il demone nichilista, annoiato e perverso; che premedita, osserva e carica il suo misfatto d’estetica teatrale, seminando indizi e invitando il pubblico alla più macabra delle sciarade.

Ma il delitto avvenuto la sera del 15 gennaio 1900, al 20 di via Zorutt ...

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lucia burello

Dietro alla maggior parte degli uxoricidi, si nascondono moventi banali, come l’alcol o la gelosia. Storie noiose perché i demoni primitivi provocati dal vino interessano poco. Ciò che attrae, invece, è il demone civilizzato. Il demone nichilista, annoiato e perverso; che premedita, osserva e carica il suo misfatto d’estetica teatrale, seminando indizi e invitando il pubblico alla più macabra delle sciarade.

Ma il delitto avvenuto la sera del 15 gennaio 1900, al 20 di via Zorutti a Udine, non è niente di questo. Anzi. È un delittaccio commesso da un ubriacone a seguito di una lite domestica, fin troppo prevedibile ma, a differenza di altri, particolarmente raccapricciante.

Angelo Variolo, fabbro di 24 anni e Maria Tomada ex ostessa di 32, convivevano da pochi mesi. Lui, iracondo attaccabrighe, soffriva soltanto quando, finita la sbornia, ripiombava nella miseria a cui era condannato. E che dire di lei? Del suo amore nato nel disprezzo e finito nella laidezza di due stanze ammuffite dov’era prigioniera? Proveniente da San Pietro al Natisone, la sua vita fu come tante: senza eversione. A parte quella dannata sera del 15 gennaio.

Dopo aver trascorso il pomeriggio in osteria, all’ora di cena il Variolo rincasò rabbioso e incespicando sul selciato. Non è vero che bevendo si diventa cattivi. Succede solo a chi è cattivo di natura. E Angelo lo era. La moglie era in cucina a fare la polenta. Lui domandò se era pronta la cena, lei rispose di no, perché non c’erano soldi per la spesa. Allora l’ubriaco sferrò un pugno sul naso della donna rendendola una maschera di sangue. A questo punto Maria, accesa dall’orgoglio più che dalla dignità, afferrò le molle dal vicino focolare colpendo ripetutamente l’amante sulla testa. «Diu a mi è testemoni! Tocjmi ancjemò une volte e ti copi!».

Legittima o no, fu una difesa sorprendente e ricevette il plauso delle vicine in ascolto. L’uomo non morì, barcollò verso la stanza dove dormivano su brande separate, un buco senza finestra e ammorbato dal fiato del bevitore. La belva sembrava domata. Invece, un’ora dopo, il Variolo sorprese la compagna alle spalle, la trascinò per i capelli in mezzo alla cucina e con un’accetta, le fracassò la testa. Ma i colpi non finirono e fecero strazio del corpo, imbrattando la stanza di sangue. E lì, seduto nel rosso, come in un quadro di Soutin, fu arrestato l’assassino: «Ancje je a ere un nemâl – disse ai gendarmi – no ere miôr di me». —