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Pordenone riscopre ed espone le preziose porcellane Galvani

A Palazzo Ricchieri in mostra il meglio tra disegni preparatori e opere in ceramica. Il tocco del decoratore udinese Leoncini. Visite speciali per la community Noi Mv

Quando si dice Galvani, a Pordenone, si evoca una parte importante della storia della città, legata a una realtà imprenditoriale che è sintesi fra manifattura e cultura. Nasce proprio con l’obiettivo di valorizzare un binomio che nel capoluogo del Friuli Occidentale vanta diversi esempi la mostra dedicata ai disegni e alle ceramiche Galvani che apre venerdì 7 settembre, nel museo civico d’arte-palazzo Ricchieri. L’esposizione comprende oltre 40 disegni - restaurati dal Centro studi e restaur ...

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Quando si dice Galvani, a Pordenone, si evoca una parte importante della storia della città, legata a una realtà imprenditoriale che è sintesi fra manifattura e cultura. Nasce proprio con l’obiettivo di valorizzare un binomio che nel capoluogo del Friuli Occidentale vanta diversi esempi la mostra dedicata ai disegni e alle ceramiche Galvani che apre venerdì 7 settembre, nel museo civico d’arte-palazzo Ricchieri. L’esposizione comprende oltre 40 disegni - restaurati dal Centro studi e restauro di Gorizia (con la supervisione della Soprintendenza) con la compartecipazione della Fondazione Friuli – affiancati da rari pezzi in ceramica, in particolari bellissimi vasi di varie dimensioni, reperiti con un paziente lavoro di ricerca.

La meraviglia, come ha sottolineato ieri presentando la mostra l’assessore comunale alla cultura Pietro Tropeano, è che si tratta di un “prologo” a quella che, almeno nelle concrete intenzioni, sarà una “grande mostra” permanente sull’intera collezione Galvani, costituita da ben 20 mila pezzi (fra disegni e ceramiche, fotografie, negativi, timbri, campionari…) e acquisita dal Comune di Pordenone nel 1984, a seguito della chiusura della Galvani Porcellane Spa, comprata all’asta per 147 milioni di lire. Un’esposizione destinata a diventare un tassello importante del ruolo che l’amministrazione intende affidare ai musei cittadini: «Realtà vive – così Tropeano – e che vivono nella città».

La mostra, che i lettori del Messaggero Veneto avranno il privilegio di visitare in anteprima con un tour guidato e gratuito in programma venerdì, 7 settembre, alle 16 e alle 17 (è sufficiente ma necessario iscriversi a www.noimessaggeroveneto.it/eventi), sarà inaugurata alle 18 e rimarrà aperta fino al 7 ottobre (dal mercoledì alla domenica, dalle 15 alle 19).

Come ha spiegato la conservatrice del museo Nicoletta Rigoni, che ha curato il progetto e l’allestimento con il collezionista Vincenzo Sogaro, i disegni e studi che i visitatori vedranno, in diversi casi affiancati dal pezzo in ceramica che ne derivò, sono quasi tutti a firma di Leo Leoncini, (1890-1967), artista e decoratore udinese che lavorò alla manifattura tra il 1929 e il 1931 e fu uno degli artefici del rinnovamento stilistico della fabbrica alla fine degli anni Venti del Novecento, in sintonia col clima culturale delle avanguardie. Un rinnovamento che portò la manifattura a livelli artistici d’eccellenza.

«Se Pordenone ha avuto un ruolo nell’arte applicata all’industria del ‘900 – ha dichiarato Sogaro – è certamente merito della Galvani». La presentazione di ieri è stata completata dall’intervento di Adriano Macchitella, del Centro studi e restauro di Gorizia,che ha raccontato il delicato lavoro di recupero dei disegni eseguito in particolare dalla sua collega Loredana Soranzio e dal direttore della Fondazione Friuli Luciano Nonis.