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Il generale non volle armare i civili, così i tedeschi occuparono Udine in silenzio

Arrivarono discretamente in città, senza dare troppo nell’occhio. Poi il risveglio Il primo ottobre il capoluogo friulano fu inghiottito nell’Adriatisches Künstenland

Gianfranco Ellero

L’invasione dell’Italia, a partire dall’8 settembre 1943, ricorda l’invasione del Belgio nell’agosto del 1914: in entrambi i casi i tedeschi vollero passare su un territorio altrui per “legittima difesa” e in entrambi i casi furono feroci nella repressione degli oppositori e insaziabili nello sfruttamento del paese occupato.

Il piccolo esercito del Belgio riuscì tuttavia nella leggendaria impresa di ritardare la marcia dell’armata di von Moltke per dieci settimane; quello it ...

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Gianfranco Ellero

L’invasione dell’Italia, a partire dall’8 settembre 1943, ricorda l’invasione del Belgio nell’agosto del 1914: in entrambi i casi i tedeschi vollero passare su un territorio altrui per “legittima difesa” e in entrambi i casi furono feroci nella repressione degli oppositori e insaziabili nello sfruttamento del paese occupato.

Il piccolo esercito del Belgio riuscì tuttavia nella leggendaria impresa di ritardare la marcia dell’armata di von Moltke per dieci settimane; quello italiano, rimasto privo di comandi, li lasciò passare.

Eppure potevano essere fermati o, quanto meno, costretti a una conquista manu militari, come avvenne a Tarvisio l’8 settembre 1943.

«La “resistenza” – scrisse Michele Gortani in “Il martirio della Carnia”– cominciò nella nostra zona fin dal giorno dell’armistizio, per merito di un battaglione della “Guardia di frontiera” distaccato a Tarvisio. Erano poco più di 200 alpini del XVII Settore di Copertura, agli ordini del tenente colonnello Giovanni Jon.

Con sole 4 mitragliatrici e una trentina di fucili mitragliatori, quei valorosi tennero testa per ventiquattr’ore a due battaglioni di SS , muniti di mitragliatrici e di cannoni anticarro, che avevano intimato la resa e tentavano di sterminarli. La mattina del giorno 9 il generale Lodovico Castellani (. . .) diede ordine di cessare la resistenza onde evitare il massacro dei superstiti; i valorosi si arrendevano dopo aver avuto 21 morti e 180 feriti».”

L’episodio dimostra che l’esercito era disposto a combattere per opporsi all’occupazione nazista: qui come altrove rimase in attesa di ordini che non arrivarono.

Subito dopo l’8 settembre il Comitato antifascista di Udine – composto da Candolini, Schiratti, Cosattini, Beltrame, Pignat, Solari e altri – tentò di convincere il generale Licurgo Zannini, comandante del XXIV Corpo d’Armata, a schierare i suoi reparti contro i tedeschi e a distribuire armi ai civili disposti alla lotta.

Il generale, che non aveva la tempra di Giovanni Jon, rifiutò, e così lasciò libero il passo ai tedeschi, che calarono gradualmente e discretamente in città senza dare troppo nell’occhio.

«Arriva in città qualche tedesco, – scrive Umberto Paviotti, testimone oculare, in data 11 settembre (IFSML, Udine 2009) – di quelli che stanotte hanno occupato la stazione, e tutti dicono “ma quale occupazione?».

« Sono arrivati in treno; qualcheduno si è fermato in stazione e qualche altro viene a spasso per la città! Sono pulitissimi, vestiti di blu, camminano indifferenti alla curiosità del pubblico».

“La città sin dalla mattina – di domenica 12 settembre – ha l’aria di festa. Le piazze e le vie rigurgitano di borghesi dai vestiti nuovi o ben stirati; sono tutti puliti e sbarbati (…). Parlano tutti festosamente e bevono abbondantemente».

Nonostante il coprifuoco dalle 9 di sera alle 4 di mattina, l’avvertimento che «Le truppe italiane che oppongono resistenza agli ordini germanici verranno trattate come francotiratori», l’obbligo di consegna delle armi, e pene severissime per quanti ascoltano radiotrasmissioni inglesi o americane, gli udinesi si illudono di poter convivere pacificamente, o meglio parallelamente, con i nuovi arrivati.

Udine si sarebbe presto accorta non solo che i tedeschi esistevano, ma anche di essere diventata tedesca. Il 1° ottobre 1943 da Klagenfurt, infatti, fu emanata l’Ordinanza che istituiva la Zona di operazioni del “Litorale Adriatico” o Adriatisches Küstenland, composta dalle Provincie del Friuli, Trieste, Gorizia, Istria, Lubiana e Carnero. –